“ DIO TI CHIAMA “

 

  Chiamare viene dal latino “CLAMARE” ed ha tante sfaccettature

-         rivolgersi a qualcuno per attirare l’attenzione o ricevere una risposta o portarlo a compiere un’azione

-         ispirare per forza soprannaturale e trarre alla vocazione “Chiamata al sacerdozio”

-         mettere nome  “Si chiamerà Sansone”

-         invocare, sollecitare “chiamare Dio, chiamare aiuto”

-         eleggere, assegnare ad un ufficio o ad una carica “chiamare al trono”

 

    Vediamo perciò che è un vocabolo comune che acquista un significato teologico quando Dio o Cristo è l’autore della chiamata implicando una elezione divina o una missione.

    La chiamata, altro non è che la proposta che Dio fa all’uomo, in Cristo, ed in ordine alla piena realizzazione dell’uomo stesso: è cioè una proposta d’amore che

intende al bene della persona chiamata.

   La  I° chiamata è la Chiamata alla vita ”Riportiamo a proposito alla mente  l’immagine data da Michelangelo nella Sistina in cui Dio chiama alla vita Adamo.

 

   Poi  tutti abbiamo quella lettera di chiamata che è la Bibbia, che altro non è che una chiamata alla salvezza e alla  santità: Dio chiama l’uomo che il peccato ha disperso, nell’unità della sua famiglia: la Chiesa. Per fare ciò, nella pienezza dei tempi ha mandato il Figlio suo come Redentore e Salvatore. In lui e mediante lui, Dio chiama gli uomini a diventare, nello Spirito Santo, suoi figli adottivi e perciò eredi della sua vita beata; (CCC 1) e si serve  di altre persone chiamate, gli Apostoli per annunziare la Buona Novella.

 Questo tesoro ricevuto dagli Apostoli è stato fedelmente custodito dai loro successori.

 

   Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a trasmetterlo di generazione, in generazione, annunziando la fede, vivendola nell’unione fraterna e celebrandola nella liturgia e nella preghiera: Chiamata,questa, all’evangelizzazione.

Ma Dio chiama per nome ; e noi possiamo essere sordi a questa chiamata ma la chiamata c’è per ognuno di noi perché “i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili “Rm 11,29 .    La chiamata è un dono ed ognuno è chiamato personalmente “Tu seguimi” ( Gv 21,22 ), è per nome “si chiamerà Giovanni”; Lo cambia questo nome come per Pietro; comunque, Dio ci chiama alla Grazia, alla Santità, ad essere suoi imitatori suoi figli “in Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo” ( Ef 1,4ss).

 

   La nostra chiamata viene cioè da lontano ,la nostra esistenza ha la sua radice nel cuore di Dio che dall’eternità ci ha voluti come  “figli adottivi” ad immagine del suo Figlio Gesù Cristo.

   Come ho già detto la chiamata di Dio è quindi chiamata alla vita, alla salvezza, alla piena comunione con Lui.

   Allora vediamo che la chiamata è azione di Dio nei confronti dell’uomo ed è:

-         E’un’azione misteriosa: proviene da Dio che da sempre e per sempre chiama secondo la sua fantasia. E Dio rimane il Mistero, l’Inafferrabile.

-         E’ un evento sempre diverso: non c’è mai ripetizione,e ognuno compie un suo specifico cammino, diverso da quello di un altro. Dunque grande originalità,sia di Dio che della persona.  Dio non lavora come in una catena di montaggio.

-         E’ un dialogo di libertà: Dio si abbassa a livello dell’uomo col mistero dell’incarnazione di Gesù,e nella sua libertà intercetta la vita dell’uomo che può rispondere per amore, con libertà, e nella storia concreta della sua vita.

-         E’ un dono d’amore: è un trovare Qualcuno, non un lasciare qualcosa. La chiamata di Dio è l’Amore che ci raggiunge e che  ci chiede una risposta d’amore nella forma del dono della nostra vita.

-         E’un farsi vicino di Dio all’uomo: Dio avrebbe potuto benissimo chiamare a sé la creatura rimanendo al suo posto; invece, la scena di Paolo ci mostra che Dio si scomoda, si avvicina all’uomo, gli viene incontro. Poi però tocca all’uomo avvicinarsi a Colui che l’ha chiamato con una risposta d’amore.

 

   La chiamata è il momento in cui Dio supera la distanza infinita che c’è fra noi e Lui, per conversare con noi, per stare con noi.

   Resta evidente che l’iniziativa della chiamata è di Dio, ma ciò non significa che Dio sia padrone assoluto della vocazione dell’uomo.

   La libertà di Dio che chiama sta su un livello diverso rispetto alla libertà dell’uomo che risponde, ma semplicemente perché la libertà di Dio si pone come fondamento alla nostra libertà.

 

   Se il discorso cristiano si pone in questi termini allora la chiamata di Dio è prima di tutto chiamata ad essere discepoli di Gesù,chiamata alla santità di vita,chiamata all’amore e al servizio di Dio, chiamata all’esistenza cristiana.

    Ed ancora osserviamo come la Chiamata è sempre diversa: la delicata chiamata di Samuele attraverso Eli o l’irruente chiamata di Paolo che Dio scaraventa a terra; vediamo come Dio spazza via in un attimo tutte le sue certezze ,  Paolo ,anzi Saulo, viene disarcionato e accecato è Dio il Signore della Sapienza e della nostra vita ed a questo ci chiama.

   Dobbiamo ancora dire che il momento della chiamata non è mai un momento casuale ma è il momento migliore per ognuno di noi ; certe  volte per capire anche solo questa affermazione passano anni. (testimonianza personale )

   Ed in questa diversità di chiamata  si inserisce la chiamata al RnS,.

   Chiamata alla salvezza in una comunità, attraverso una particolare spiritualità, attraverso l’esperienza spirituale chiamata “Rinnovata effusione dello Spirito Santo

 

    Non si tratta né di un sacramento né di un rito ma di una preghiera durante la quale si chiede la grazia di una presa di coscienza del proprio battesimo e della presenza santificante dello Spirito Santo.

   La chiamata nel RnS altro non è che una chiamata ad una presa di coscienza personale matura della chiamata a seguire Gesù in un cammino di discepolato: una chiamata all’ascolto della Parola e all’Eucaristia come centro e culmine della vita cristiana.

    Una chiamata ad un nuovo modo di “fare chiesa”, da sperimentare e maturare nei gruppi e nella chiesa locale.

    Una chiamata ad una esperienza nuova dei doni e dei carismi, ed una chiamata alla disponibilità ad usarli per un servizio ai  fratelli e alla chiesa.

   In ultimo una chiamata all’evangelizzazione, ad infiammare il mondo.

   In sintesi la chiamata nel RnS vuole condurre i suoi membri ad una triplice esperienza:

 

1)      Esperienza di conversione. Quella conversione già presupposta per il santo battesimo e che ora si compie nell’età adulta (seconda  convertio): muove alla piena presa di coscienza dell’ amore di Dio, provoca un cambiamento di vita, conduce alla riscoperta della propria  identità cristiana e, conseguentemente, dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo,cresima,eucaristia).

2)      Esperienza mistica. Ciò che si verifica nel fedele è un incontro personale con Gesù, Signore e Salvatore.La relazione con Gesù si fa quindi più profonda e consapevole, per cui è possibile affermare : “Finora ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono “ (Gb 42,5).

3)      Esperienza della potenza dello Spirito Santo. “ Avrete forza dall’alto e mi sarete testimoni…” (at 1,8). La Persona Amore rende capaciti fare ciò che, con le nostre forze, non saremmo mai in grado di realizzare e rende atti all’evangelizzazione, alla missione, alla testimonianza della carità.

     Ora mi avvio alla conclusione analizzando un’altra chiamata : Quale ?

    Ce lo ricorda il CCC al n° 1011 : E’ l’ultima chiamata; la chiamata da parte di Dio dell’uomo a sé nella Morte che altro non è che una chiamata alla Vita Eterna.

 

    E’ una chiamata che ci fa paura ma noi dobbiamo pensare che lo Spirito passa  attraverso la morte e ci trasfigura, ci chiama alla risurrezione.

    La chiamata ultima (la morte) ha un volto diverso quando noi abbiamo accanto lo Spirito: Lo Spirito del Cristo Risorto.

    L’ultima chiamata ,la morte,in questo contesto, non ha più un volto mostruoso  può diventare un volto dai bei contorni può persino presentarsi con i contorni dei lineamenti di un angelo ed a proposito ci insegna la tradizione musulmana ed ebraica.

 

    La tradizione musulmana immagina la morte di Abramo in una maniera particolarmente suggestiva proprio trasfigurata dallo Spirito.

    Infatti Abramo quando vede all’orizzonte verso la pista che conduce alla propria tenda l’Angelo della Morte subiti cerca di fermarlo affinché non pronunci la sua chiamata: il suo decreto di morte.,e dice : Io ti debbo fare una domanda o Angelo della morte: Può forse l’Amico desiderare la morte dell’amico (Abramo nella Bibbia e nel corano è chiamato l’amico per eccellenza di Dio) può forse Dio desiderare la morte di un suo amico : e  crede con questa domanda di aver bloccato la chiamata dell’Angelo; ma l’Angelo gli risponde sarò io che farò una domanda a te :  L’innamorato  non desidera forse rispondere alla chiamata della persona amata per incontrarla ed abbracciarla ?

 

    Abramo capisce che la morte può essere letta  in un’altra maniera nello spirito può essere conosciuta come un abbraccio un incontro con la Persona amata ed allora risponde “ Si “ alla chiamata e dice  “Angelo della morte si prendimi pure “.

    Ora guardiamo la tradizione ebraica con il commento degli ebrei sulla morte di Mosè.

    Qui la chiamata ultima: la morte, viene descritta come un Bacio e dicono: Una morte con la presenza dello Spirito si riduce ad essere un bacio in cui Dio sugge l’Anima, (Dalle labbra usci il soffio che diede vita dalle stesse labbra viene ritirata questa vita e donata la vita eterna.

    Ecco il racconto: Si udì una voce dal cielo che disse Mosé è la fine; il tempo della tua morte è venuto,ma Mosé disse a Dio ti supplico non mi abbandonare nelle mani dell’angelo della morte ( la morte fa pur sempre paura a tutti ).

 

    Allora Dio scese dall’alto dei cieli per prendere l’anima di Mosé e gli disse: Mosé chiudi gli occhi” e Mosé li chiuse, poi disse posa le mani sul petto,e Mosé cosi fece, poi disse accosta i piedi e Mosé li accostò; ecco che lo sta preparando alla morte.

    Allora Dio chiamò l’anima di Mosé dicendole figlia mia ho fissato un tempo di 120 anni durante i quali tu abitassi nel corpo di Mosé ora è giunta l’ora parti non tardare.

 

    Ma l’anima  ancora implorò Dio dicendo: “Re del mondo io amo il corpo puro e santo di Mosé e non voglio lasciarlo”.

    Allora Dio bacio Mosé sulle labbra e prese la sua anima con un bacio della sua bocca.

    Ecco io vorrei chiudere questa riflessione sulla chiamata con la risposta cristiana all’ultima chiamata e con il salmo 121 dire: “Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore “ . Ed ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme !

                                  

                                                            AMEN ALLELUJA

 

 

 

Carmelo Varsalona

 

27gennaio 2008