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DIZIONARIO TEOLOGICICO TEMATICO

Questo sussidio è ricavato dal Dizionario di teologia biblica “Jubilaeum, 2000 anni di cristianesimo. Alcune voci, risultano ovviamente parziali e riduttivi, rispetto al tema biblico globale, ma pure evidenziano l’attenzione e la specificità del pensiero della Chiesa. Questo sussidio favorisce la meditazione personale, promuove la lettura tematica  della Bibbia e l’approfondimento, offre uno strumento sintetico per una catechesi biblica  

 

 

 

Abramo

 Talune correnti del giudaismo ponevano tutta la loro fiducia nelle opere umane, nella perfetta osservanza della legge, e giungevano a dimenticare che l’essenziale consiste nel poggiare su Dio. questa pretesa orgogliosa viene completamente smantellata da Paolo, il quale si fonda su Gn 15, 6 <<Abramo credette in Dio che glielo attribuì come giustizia>>, per dimostrare che la fede e non le opere, costruisce il fondamento della salvezza (Gal 3,6; Rm 4,3).

L’uomo non ha di che gloriarsi, perché tutto gli viene da Dio <<a titolo gratuito>> (Rm 3,27; 4,1-4). Nessun’ opera precede il favore di Dio, tutte ne sono il frutto. Però questo frutto non è mancato nella vita d’Abramo.

Tra i discendenti del patriarca Gesù è il solo a cui aspetti pienamente l’eredità della promessa; è la discendenza per eccellenza (Gal 3,16). Lungi dell’essere una restrizione, questa concentrazione della promessa su un discendente unico è la condizione del vero universalismo a sua volta definito secondo il disegno di Dio in Cristo, circoncisi od incirconcisi, israeliti o gentili, possono partecipare alle benedizioni di Abramo (Gal 3,14). La loro fa di essi la discendenza spirituale di colui che ha creduto ed è ormai <<il padre di tutti i credenti>> (Rm 4,11 s). << Voi tutti siete un essere in Cristo Gesù. Ora se appartenete a Cristo, siete discendenza di Abramo, e quindi eredi secondo la promessa >> (Gal 3,28 s).

 

 

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Acqua

Cristo è venuto a portare agli uomini le acque vivificatrici promesse dai profeti. Egli è la roccia che, percossa, lascia scorrere dal suo fianco le acque capaci  di dissetare il popolo in cammino verso la vera terra promessa (1 Cor 10, 4). Il battesimo è un bagno che ci lava dai nostri peccati (1 Cor  6,11; Ef 5,26; Eb 10,22) applicandoci la virtù redentrice del sangue di Cristo (Eb 9,13 s).

A questo simbolismo fondamentale dell’acqua battesimale Paolo ne aggiunge un altro: immersione ed emersione del neofita, che simboleggiano la sepoltura con Cristo e la sua risurrezione spirituale (Rm 6,3-11). Forse Paolo vede qui, nell’acqua battesimale, una rappresentazione del mare, abitacolo delle potenze malefiche e simbolo di morte, vinto da Cristo, come un tempo il Mar Rosso da Jahve (1Cor 10,1 ss). Infine comunicandoci lo Spirito di Dio, il battesimo è anche principio di nuova vita. Per questo viene concepito come un << bagno di rigenerazione e di rinnovamento dello Spirito Santo >> (Tt 3,5).

 

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Acquasantiera

 L'acquasantiera è un recipiente di forme e materiali diversi (marmo, pietra, argento, ottone, avorio ecc.) destinato a contenere acqua benedetta. L'uso di un vaso in cui conservare l'acqua santa venne reso obbligatorio da papa Leone IV (IX sec.), ma i primi esemplari di acquasantiera risalgono al X sec. e sono portatili (acquasantiera in avorio dell'arcivescovo Gottofredo, Milano, Tesoro del duomo). Più tardi, nel corso del Medioevo, l'acquasantiera diventò un accessorio fisso della chiesa, o come elemento architettonico a sé stante, o come vasca sporgente da un pilastro o dalla parete stessa. A partire dal XIII sec. assunse caratteri di sempre maggiore ricchezza e monumentalità (acquasantiera di Nicola e Giovanni Pisano a San Giovanni Fuorcivitas in Pistoia), che raggiunsero il culmine, col barocco, nelle famose acquasantiere di G.L. Bernini in San Pietro.

 

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Adamo

 I progenitori sono il prototipo della coppia coniugale (1 Tm 2,13 s) che deve essere restaurata nella nuova umanità. Senza dubbio anche dietro un inno paolino  il 2,6-11) si può riconoscere un voluto contrasto tra Adamo, che cercò di impadronirsi della condizione divina, e Gesù che non la ritenne gelosamente per sé. A queste evocazioni si possono aggiungere accostamenti espliciti.

1.      In Cor 15, 45-49, m Paolo oppone con vivezza i due tipi secondo i quali non siamo costituiti; il primo uomo, Adamo è stato fatto anima vivente, terrestre, psichica; << l’ultimo Adamo è uno spirito che dona la vita >>, perché è celeste, spirituale. Al quadro delle origini corrisponde quello della fine dei tempi, ma un abisso separa la creazione seconda della prima, lo spirituale dal carnale, il celeste dal terrestre. In Rm 5,12-21, Paolo dice esplicitamente che Adamo era << la figura di colui che doveva venire >>. Fondandosi sulla convinzione che l’atto del primo Adamo ebbe un effetto universale – la morte (cfr 1 Cor 15,21 s) – afferma allo stesso modo l’azione redentrice di Cristo, secondo Adamo. Ma nota nettamente le differenze: d’Adamo, la disobbedienza, la condanna e la morte; di Gesù Cristo, l’obbedienza, la giustificazione e la vita. Più ancora, con Adamo il peccato è entrato nel mondo; con Cristo, che n’è la sorgente, ha sovrabbondato la grazia. Infine l’unione feconda di Adamo ed Eva annunciava l’unione di Cristo e della Chiesa.; questa a sua volta diventa il mistero che sta alla base del matrimonio cristiano (Ef 5,25-33; cfr. 1 Cor 6,16).

2.        figlio di Adamo per nascita e rinato in Cristo per fede, il cristiano conserva con il primo e con l’ultimo Adamo una relazione duratura, anche se di natura e di portata diversa. Fedele al vero significato del racconto delle origini, non adduce a propria discolpa il peccato del primo uomo, ma si rende conto che Adamo è lui stesso, con la sua fragilità, il suo peccato ed il suo dovere di svestirsi dell’uomo vecchio, secondo la frase di Paolo (Ef 4,22 s; Col 3,9 s). e questo per << rivestirsi di Gesù Cristo, l’uomo nuovo >>; in tal modo l’intero suo destino si inserisce nel dramma dei due Adami. O meglio, egli trova in Cristo l’uomo per eccellenza: secondo il commento che Eb 2,5-9 fa al Sal 8,5 ss, colui che fu provvisoriamente abbassato di sotto gli angeli per meritare la salvezza di tutti gli uomini, ha ricevuto la gloria promessa al vero Adamo.  

 

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 Alleanza

 La morte di Cristo, che è nello stesso tempo sacrificio di Pasqua, sacrificio d’alleanza  e sacrificio espiatorio, porterà a compimento le figure dell’AT, che la delineavano in modi diversi. E poiché quest’atto sarà ormai reso presente in un gesto rituale che Gesù ordina di << ripetere in sua memoria >> (1 Cor 11,25), mediante la partecipazione eucaristica realizzata con fede i fedeli saranno uniti nel modo più intimo al mistero della nuova alleanza e beneficeranno delle sue grazie. Nella sua argomentazione contro i giudaizzanti, che ritengono necessaria l’osservanza della legge data dall’alleanza sinatica, Paolo dice che, ancor prima che venisse la legge, un’altra disposizione (diathèke) divina era stata enunciata nella debita forma: la promessa fatta ad Abramo. La legge non ha potuto annullare questa disposizione. Ora Cristo è il compimento della promessa (Gl 3, 15-18). Con la fede in lui si ottiene quindi la salvezza, non con osservanza della legge. Questa visione delle cose sottolinea un fatto: l’alleanza antica si inseriva essa stessa in una economia gratuita, una economia di promessa, che Dio aveva liberamente istituita.

Il NT è punto d’arrivo di tale economia. Paolo non contesta che la << disposizione >> fondata al Sinai venisse da Dio: le  << alleanze >> rinnovate erano uno dei privilegi di Israele (Rm 9,4), cui le nazioni fino allora erano estranee (Ef 2,12). Ma quando si pone questa disposizione in parallelo con quella che Dio ha rivelato in Cristo, si vede la superiorità della nuova alleanza sull’antica (Gl 4,24 ss; 2 Cor 3,6 ss). Nella nuova alleanza i peccati sono tolti (Rm 11,27); Dio abita in mezzo agli uomini (2 Cor 6,16);muta il cuore degli uomini e pone in essi il suo Spirito (Rm 5,5; cfr. 8,4-16). Non più quindi l’alleanza della lettera, ma quella dello spirito (2Cor 3,6), porta con sé la libertà dei figli di Dio (Gal 4,24). Essa riguarda sia le nazioni che il popolo di Israele, perché il sangue di Cristo ha ristabilito la unità del genere umano (Ef 2,12 ss). Riprendendo le prospettive delle promesse profetiche, che vede compiute in Cristo, Paolo elabora così un quadro generale della storia umana, di cui il tema dell’alleanza costituisce il filo conduttore.

La lettera agli Ebrei, in una prospettiva un po’ diversa compie una sintesi parallela degli stessi elementi. Per mezzo della croce, Cristo sacerdote è entrato nel santuario del cielo, dove sta per sempre dinanzi a Dio, intercedendo per noi  ed inaugurando la nostra comunione con Lui. Si realizza così la nuova alleanza annunziata da Geremia (Eb 8,8-12; Ger 31,31-34); un’alleanza suggellata nel sangue come la prima (Eb 9,20; Es 24,8), non più nel  sangue degli animali, ma in quello di Cristo stesso, versato per la nostra redenzione (9,11 s). questa nuova disposizione era stata preparata dalle precedente, ma l’ha resa caduca, e sarebbe vano attaccarsi a ciò che è destinato a sparire (8,13). Come una disposizione testamentaria entra in vigore con la morte del testatore, così la morte di Gesù, ci ha messi in possesso  dell’eredità promessa (Eb 9,15 ss). L’Alleanza antica era quindi imperfetta, poiché stava sul piano delle ombre e delle figure, assicurando solo imperfettamente l’incontro degli uomini con Dio. invece la nuova è perfetta perché Gesù, nostro sommo sacerdote, ci assicura per sempre l’accesso presso Dio (Eb 10, 1-22). Cancellazione dei peccati, unione degli uomini con Dio: questo è il risultato ottenuto da Gesù Cristo, che “Mediante il sangue d’un’alleanza eterna è diventato il grande pastore delle pecore” (Eb 13,20).

 

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AGAPE

Banchetti collettivi dei cristiani dei primi tempi, che si tenevano in concomitanza con la Cena* del Signore.

 

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AGNELLO DI DIO

Nel Vecchio Patto* era l'offerta che si doveva offrire a Dio per l'espiazione del peccato*. Gli Israeliti, la notte, prima di uscire dall'Egitto guidati da Mosè*, dovevano mangiare un agnello arrostito interamente, e con il suo sangue dovevano intingere gli stipiti delle porte come segno per l'Angelo* della Morte che doveva passare ed annientare tutti i primogeniti Egiziani. Effettivamente, furono risparmiati tutti coloro che erano dentro le case segnate con il sangue dell'agnello. Questo evento è stata la prima Pasqua*, dall'Ebraico Passat, che significa Passaggio (sia il passaggio dell'Angelo della Morte, che il loro passaggio dalla schiavitù alla libertà). Quell'agnello era figura di Gesù*. Da Giovanni Battista è stato chiamato "l'Agnello di Dio" (Giovanni 1:29), a conferma di quello che Gesù veramente era e dell'opera che doveva fare. Gesù è stato l'offerta per l'espiazione del peccato di tutti gli uomini, e il suo sangue versato alla croce* ci libera dalla morte eterna.

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ALLELUIA

In ebraico "haleluyah" significa "lodate Yah", cioè "lodate Dio". È una espressione di acclamazione e di adorazione degli Ebrei* dei Cristiani* oggi.

 

 

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Altare

Presso gli Ebrei l'altare (mizbeah, ciò su cui si sacrifica) era in origine connesso con una apparizione di Dio (Mosè elevò un a. ai piedi del Sinai: Esodo 24, 4) e su di esso si uccideva l'animale offerto alla divinità; in seguito assunse il significato consueto di mensa.I cristiani nei primi tempi rifiutarono l'uso dell'altare, per differenziarsi dal culto ebraico e pagano, ma ben presto, fin dal II sec., esso appare nelle chiese accanto alla cattedra del vescovo. L'altare paleocristiano oltre che di pietra fu spesso di legno. Ma l'usanza di porre sotto la mensa le spoglie del martire al quale l'altare era dedicato, gli fece assumere sempre più spesso la forma a cofano o a cassa. Talora un vano vuoto (arca) comunicava direttamente con la tomba sottostante. Per lungo tempo l'altare fu posto tra il presbiterio e l'abside e spesso questa collocazione centrale fu accompagnata da imponenti strutture architettoniche che gli dessero il massimo risalto (come a San Pietro a Roma). L'architettura gotica accostò invece l'altare alla parete di fondo, creando così un retroaltare (nel quale furono spesso collocati doni votivi e il tesoro del tempio) e fornendo l'occasione per dossali marmorei e per polittici dipinti. Contemporaneamente comparvero sulle pareti laterali e nelle cappelle numerosi altari minori. Secondo le norme della liturgia cattolica, ogni altare conserva in una speciale cavità grani di incenso, reliquie di santi e uno scritto di consacrazione firmato dal vescovo. L'altare maggiore deve essere posto sopra un numero dispari di gradini (il numero per quelli minori non è determinato). Il concilio Vaticano II, allo scopo di evitare eccessi di decorazioni e di sfarzo e per avvicinare il celebrante ai fedeli, ha suggerito forme semplici di altare e ha invitato a porlo (come alle origini) in posizione centrale rivolgendolo verso l'uditorio.

 

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ANGELI

Sono state le prime creature celesti creati da Dio. Li ha creati per stare vicino a Lui, svolgendo diversi funzioni a secondo del grado loro assegnato. Vivono nella sfera invisibile e celestiale, ma intervengono spesso nella realtà terrestre. Generalmente sono distinti dai demoni* ed agiscono principalmente a favore dei credenti. Si suddividono in diversi ordini: Cherubini*, Serafini, Principati, Signorie, Troni, etc..Ci sono poi quelli che sono andati dietro a Satana* nella ribellione a Dio.

 

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ANTICO TESTAMENTO

La prima parte della Bibbia* che abbraccia il periodo storico (nella relazione di Dio con gli Ebrei*, popolo che Lui ha scelto per la preparazione e la realizzazione del suo piano di Salvezza*) dalla Creazione a prima della nascita di Gesù. Direttamente scritta da persone scelte da Dio e con l'ispirazione dello Spirito Santo, come Mosè*, Giosuè* ed i Profeti*. Contiene (e spesso ne è anche sinonimo) l'Antica Alleanza o Vecchio Patto*, che consisteva nell'alleanza che Dio ha fatto con il popolo d'Israele*, per la sua elezione e per la promessa del Messia*.

 

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APOSTOLO

Viene dal greco e significa "inviato speciale". Si riferisce ad uno mandato per compiere qualcosa di importante dietro ordine di uno di grado elevato. Nel Nuovo Testamento* vengono menzionati con questo termine principalmente i dodici Discepoli* scelti da Gesù per continuare il mandato di Dio, e poi, altri, scelti in secondo tempo, anch'essi da Gesù, come Paolo, Barnaba, etc.. L'Apostolo per eccellenza è Gesù che è stato mandato da Dio per realizzare la Salvezza* del mondo.

 

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ASCENSIONE

Letteralmente significa: salire su, salire in alto. Si riferisce alla dipartita di Gesù, al Cielo*, dopo la resurrezione*. Dopo la sua resurrezione, Gesù è stato ancora quaranta giorni insieme ai suoi discepoli*; e nel quarantesimo giorno trovandosi fuori Gerusalemme*, si è letteralmente elevato dal suolo, salendo in alto sino a scomparire dalla vista dei presenti (Atti 1:9).

 

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ATTI DEGLI APOSTOLI

É il libro, parte del Nuovo Testamento, dove sono riportati la vita e la religiosità dei primi giorni della Chiesa*, dopo l'ascensione* di Gesù. Sono descritti episodi di vita comunitaria e vari insegnamenti che sono i fondamenti ed i pilastri portanti del Cristianesimo.

 

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BIBBIA

La parola significa: Raccolta di libri. E' l'insieme dei libri e scritti sacri, che comprendono l'Antico Testamento* ed il Nuovo Testamento*; scritti da vari uomini scelti da Dio, sotto l'ispirazione divina e dove venivano riportati sia i messaggi che Dio dava per il suo popolo, che descrizioni di eventi passati e profezie. Dalla Bibbia sappiamo come e quando Dio ha creato la terra, come è entrato il peccato nel mondo; sappiamo del Diluvio Universale*, della formazione del popolo d'Israele*, della nascita di Gesù, della Seconda Venuta di Gesù, del Giudizio Finale*, etc.. Alcuni redattori: Mosè* (il legislatore di Dio), Samuele (profeta* e giudice), Isaia (profeta), Luca (l'Evangelista*), Paolo (l'Apostolo* delle Genti), Giovanni (Apostolo).

 

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BUONA NOVELLA

Buona Novella si intende la buona notizia che viene direttamente da parte di Dio. E' la notizia che tutti attendevano da quando la prima coppia ha peccato, trascinando tutto il genere umano lontano da Dio e che Egli stesso ne aveva promesso un Salvatore*. Sinonimo di Vangelo*, che in greco significa appunto Buona Notizia, e che è sia l'insegnamento, che l'opera e la presenza stessa di Gesù sulla terra. Due episodi rilevanti: l'annunzio stesso degli angeli* ai pastori di Bethlemme, alla nascita di Gesù (Luca 2:10-11); il messaggio dell'Apostolo Pietro nella casa di Cornelio (Atti 10:42-43). Gesù ha comandato ai discepoli* di annunziare, per tutto il mondo ed in tutte le età, questa Buona Novella.

 

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Battesimo

Il battesimo é il primo dei 7 sacramenti e per questo definito come il sacramento "dell'iniziazione cristiana": rende ogni battezzato figlio di Dio, membro della chiesa, ne sancisce l'identità con l'assunzione del nome proprio, é necessario per poter ricevere gli altri sacramenti. Il vocabolo é derivato dal greco "baptìzein" nel significato di "immergere". La chiesa apostolica e primitiva conferiva il battesimo per immersione, unitamente alla confermazione con l'imposizione delle mani sul capo, solo agli adulti, dopo un periodo di preparazione, detto catecumenato.

 I due sacramenti erano quindi considerati inscindibili allo scopo dell'iniziazione cristiana, perché questa avvenisse <in acqua e Spirito Santo>. La necessità di garantire la salvezza eterna anche ai bambini, la cui mortalità era molto alta in tempi e luoghi in cui la scienza medica non aveva raggiunto i traguardi attuali di sopravvivenza anche in caso di gravi malattie infettive, penetrò nella chiesa il suggerimento di conferire il battesimo in tempi molto ravvicinati alla nascita; la confermazione venne così distinta e rimandata in età di maggior comprensione del cresimando stesso, a conferma personale e diretta delle sue scelte di fede e di vita vissuta nel mistero pasquale. Attualmente il rito del battesimo, dopo il concilio Vaticano II, si svolge all'interno della celebrazione eucaristica, per disporre tutta l'assemblea cristiana all'accoglienza del nuovo membro e per coinvolgerla nella responsabilità della sua crescita spirituale nella fede cristiana.

Il rito avviene perciò per infusione, cioè versamento dell'acqua benedetta sul capo del battezzando. Solo in caso di espressa volontà dei famigliari, il rito é privato ed amministrato al fonte battesimale, di solito posto su un lato all'ingresso della chiesa. Ministro del battesimo é il sacerdote, o il diacono; in caso di necessità estrema può esserlo chiunque, anche un non credente, purché rispetti le disposizioni della chiesa: il rito, in tal caso, é essenzializzato nella sola formula: <<Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo>>.Accanto ai genitori, durante il rito, c'é un padrino o una madrina: queste figure stanno a significare le persone che si impegnano col loro esempio ad aiutare i genitori, o a sostituirli, nella formazione cristiana del battezzato.

Quattro sono i momenti fondamentali del rito battesimale:1° l'accoglienza: manifestata col "segno della croce" che celebrante, genitori e padrini tracciano sulla fronte del battezzando2° liturgia della Parola:che unita all'omelia ed alla preghiera dei fedeli ha lo scopo di disporre la comunità a professare la fede anche a nome del battezzando e ad impegnarsi a farlo diventare "adulto nella fede"; c'é poi la preghiera "dell'esorcismo" e "l'unzione con l'olio dei catecumeni", come liberazione dal peccato originale e segno della lotta per il bene contro il male3° liturgia del sacramento:la liturgia del sacramento vero e proprio inizia con la "benedizione dell'acqua"  ed il dialogo tra celebrante e genitori e comunità tutta alla:- RINUNZIA A SATANA, ripetuta tre volte < rinunzio >- PROFESSIONE DI FEDE, ripetuta tre volte < credo >- RICHIESTA ESPLICITA DEL BATTESIMO E NOME da assegnare- INFUSIONE DELL'ACQUA con la formula trinitaria, preceduta dal nome proprio. A questo punto il battezzando é nuovo membro della chiesa di Cristo.

Seguono quindi "i riti post-battesimali" :- L'UNZIONE COL SACRO CRISMA,  segno del regale sacerdozio di ogni credente e della sua aggregazione al popolo di Dio- la consegna della VESTE BIANCA  e della CANDELA  che il genitore accende dal cero pasquale, segni dell'integrità e della luce della fede da professare- L'EFFATÀ , cioè < apriti > ripete il gesto di Gesù e sta a significare l'accoglienza della Parola ed il coraggio di professarla con la vita4° i riti di conclusione:essi si esprimono con la recita comunitaria del "Padre nostro" e la "benedizione" sui genitori, padrini e comunità, affinché tutti si sentano rinnovati nell'impegno di crescere verso la maturità della vita in Cristo.

 

 

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Battistero

Il battistero è il luogo sacro ove si conferisce il battesimo. Gli antichi battisteri erano necessariamente concepiti per il battesimo per immersione: impluvium di case private, piscine costruite nei cimiteri cristiani. Dopo l'editto di Costantino (313) divenne regola costruire edifici riservati esclusivamente alla funzione di battistero; talvolta semplici piscine coperte, più o meno decorate, ma prestissimo si ebbero basiliche, di solito ottagonali, distinte dall'altra basilica per il culto, affinché meglio si comprendesse che soltanto attraverso il battesimo si poteva accedere alla Chiesa e partecipare a tutta la liturgia, essendo rinati in Cristo. Per questo la vasca battesimale era affossata nel terreno, come immagine del sepolcro donde Cristo risorse. Ogni città episcopale e ogni chiesa pievana possedevano il proprio battistero, dove il sacramento era amministrato solo nella notte di Pasqua e di Pentecoste e in seguito nel sabato antecedente. Dal XIII sec., in Italia, si diffuse sempre più l'uso di battezzare i bambini appena nati; per questo la piscina fu ridotta a una semplice vasca; in tutte le parrocchie furono costruiti battisteri posti in una cappella della chiesa.

 

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Benedizione

La benedizione è il rito eseguito da un ministro sacro, per mezzo del quale, con l'invocazione di Dio, si conferisce o si chiede un qualche bene. La benedizione appartiene alla serie di riti detti sacramentali: può consistere in un segno di croce, in aspersione di acqua benedetta, in unzione con oli santi, il tutto accompagnato o meno da formule deprecatorie. Nella Sacra Scrittura abbiamo le benedizioni di Dio (Genesi 1, 22-28) e dei patriarchi (Genesi 9, 26). Nei Vangeli si ritrovano spesso le benedizioni di Gesù ai cibi, ai discepoli, ai bambini (Matteo 14, 19; Luca 24, 50; Marco 10, 16). Elementi essenziali della benedizione sono: il ministro, la materia, la forma. Nella Chiesa cattolica ministro legittimo è il chierico che ne abbia ricevuto il potere e che non abbia subito apposito divieto dall'autorità competente. Soggetto della benedizione possono essere persone, animali o cose. La forma è costituita dalle parole e dai gesti; le parole sono talora prescritte da formulari per benedizioni speciali, il gesto è il segno della croce accompagnato eventualmente da aspersione di acqua benedetta. La benedizione impartita dal pontefice si chiama benedizione apostolica. La benedictio urbi et orbi è quella che il papa impartisce in forma solenne e in speciali occasioni dalla loggia esterna di una delle quattro grandi basiliche romane. La benedictio in articulo mortis viene impartita, con annessa indulgenza plenaria, al malato in pericolo di morte anche non imminente. Nella benedizione delle cose si distinguono due forme: consacrativa, che imprime il carattere sacro a un soggetto assegnandone l'uso esclusivamente al servizio divino (benedizione di una chiesa, di un altare, delle candele ecc.), e invocativa, che rappresenta un'invocazione a Dio affinché conceda un particolare beneficio spirituale o materiale (benedizione delle case, dei cibi).

 

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Calice

Nella liturgia il calice è il più importante dei vasi sacri, in quanto vi viene consacrato il vino dell'Eucaristia. Usato fin dal XII sec., assunse la forma odierna a partire dalla fine dello stesso secolo. L'obbligo della consacrazione del calice risale ai tempi apostolici: deve essere consacrato infatti da un vescovo o da un prelato. Il calice viene invece dissacrato se subisce trasformazioni dalla forma originale o se adoperato per uso profano.

 

 

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 Catechesi

La catechesi è il metodo di istruzione del messaggio evangelico e della dottrina cristiana, inteso come informazione ed educazione alla fede e operante come enunciazione propositiva che coinvolge sempre la vita non solo a livello esistenziale o culturale, ma anche ecclesiale. Nell'ambiente del primo cristianesimo il termine catechesi designa la viva parola dell'insegnamento apostolico prima ancora che ci fossero documenti scritti ( Luca 1, 1-4); soggetto (e insieme oggetto) della catechesi, che faceva tutt'uno con l'evangelizzazione, era essenzialmente la comunità dei credenti.

Se si tengono presenti le situazioni e i luoghi in cui prese avvio il movimento cristiano, si comprende come ben presto la catechesi abbia abbozzato i primi tentativi di sistemazione della dottrina e della morale, com'è testimoniato da alcuni documenti: la cosiddetta Didachè (o  Dottrina dei dodici apostoli), un testo giudeo-cristiano (50-70 ca.) d'origine siro-palestinese; la Dimostrazione della predicazione apostolica di sant'Ireneo (II sec.). Dopo i primi tre secoli, in seguito alla “svolta” costantiniana (rescritto di Milano, 313) e al fenomeno imponente delle conversioni di massa, l'esperienza cristiana subì dei processi di condizionamento. Intere popolazioni si aggregarono alla Chiesa per realizzare la propria salvezza personale, ma tale approccio individualistico all'insegnamento cristiano finì per sottrarre il mordente storico alla stessa presenza della Chiesa.

 Venutosi così a scindere lo stretto rapporto tra annuncio e prassi, la stessa catechesi rischiò di diventare semplice “istruzione religiosa”. L'istituto del catecumenato, vigente fin dalle origini cristiane come propedeutica all'iniziazione battesimale ed eucaristica, andò sempre più affermandosi con la varietà delle sue classi progressive (catecumeni propriamente detti, competentes o candidati ai misteri, neofiti o neoiniziati ecc.) e con l'organizzazione di vere scuole di insegnamento religioso, alcune delle quali ebbero nell'antichità vasta risonanza: Alessandria, Antiochia, Edessa, Cesarea ecc. Fra i padri della Chiesa, autori di catechesi, eccelse Cirillo di Gerusalemme (IV sec.) con le sue 24 catechesi, anche se la prima opera metodologica sulla formazione religiosa (Pedagogo) è opera di Clemente Alessandrino (II-III sec.); sant'Agostino (IV-V sec.) scrisse il primo lavoro di didattica religiosa per il popolo che fece testo per tutto il Medioevo (Modo di catechizzare gli ignoranti, 400 ca.).

Col generalizzarsi del battesimo agli infanti, la catechesi prebattesimale continuò solo dove vivevano ancora pagani o eretici da convertire. Nel Medioevo la catechesi diventò parte della prima istruzione, impartita ai fanciulli dai genitori o nelle scuole, normalmente rette da ecclesiastici. Alla decadenza della catechesi reagirono i movimenti pauperistici e gli ordini mendicanti (francescani, domenicani) nell'impegno di un'assidua e fervida predicazione itinerante. La crisi della catechesi si acuì alla fine del Medioevo e col diffondersi dell'Umanesimo. Si dovettero attendere la Riforma luterana e la posteriore Riforma cattolica voluta dal concilio di Trento (1545-63) perché la catechesi divenisse una delle principali preoccupazioni della nuova cristianità europea: i protestanti si dedicarono alla lettura della Bibbia, considerata come unico criterio-guida dei fedeli, e ne diedero le prime traduzioni in lingua nazionale, suscitando una feconda tradizione di studi esegetici; i cattolici rinnovarono la catechesi soprattutto grazie agli originali apporti delle “compagnie della dottrina cristiana” e dei nuovi ordini religiosi, sorti prima e dopo il concilio di Trento (teatini, cappuccini, barnabiti, somaschi, orsoline, gesuiti, congregazione dell'Oratorio ecc.).

 La scoperta dell'America (1492) e le successive conquiste coloniali del Nuovo Mondo portarono il cristianesimo nella confessione professata dai colonizzatori: riformata e romano-cattolica nel Nordamerica, romano-cattolica dell'America latina ecc. Si presentò allora il problema di una catechesi di tipo prebattesimale che in Occidente si era esaurita col periodo tardo-antico e alto-medievale. Nell'Europa del Settecento, di fronte alla critica del pensiero illuminista, le Chiese cristiane riorganizzarono la catechesi imprimendole un carattere atto a sostenere gli attacchi delle dottrine religiose e filosofiche del tempo contrassegnate da un marcato  razionalismo. La catechesi dell'Ottocento risente della valorizzazione della pietà popolare e liturgica e prende parte solo di riflesso ai dibattiti teologici. Con l'estendersi dell'istruzione, si prospettò per i cristiani il problema dell'istruzione religiosa nelle scuole pubbliche, del suo momento enunciativo e ancor più del suo momento propositivo.

 Seguendo le direttive dell'enciclica Acerbo nimis (1905) di papa Pio X sull'insegnamento catechistico e le disposizioni del Codice di diritto canonico (1917), la catechesi affronta le prove della vita ecclesiale del Novecento. La crisi modernista e i vari movimenti (liturgico, patristico, ecumenico ecc.) che accompagnarono la crescita e la maturazione del cristianesimo cattolico e riformato degli anni della prima guerra mondiale, agirono sulla catechesi come forze d'urto capaci di riportarla alla riscoperta della perduta dimensione comunitaria e misterica delle origini che avrà dal concilio Vaticano II (1962-65) e dall'aggiornamento postconciliare la sua piena approvazione e la sua coerente attuazione nel contesto storico-culturale contemporaneo.

 

 

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CANAAN (Vedi PALESTINA).

 

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CHERUBINI

Categoria di angeli* che si differenziano da questi per lo svolgimento di compiti, dati loro da Dio, di una certa importanza e per l'elevata posizione nell'ordine del Cielo*.

 

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CHIESA

Chiesa è il termine usato per designare la comunità di coloro che professano la fede in Gesù Cristo. Accanto a questo significato universale di Chiesa, si hanno altre specifiche accezioni: in senso particolare, si parla, di Chiesa cattolica, di Chiesa protestante ecc., di Chiesa di una determinata diocesi o di una data parrocchia, di Chiesa quale persona giuridica nell'ambito di uno Stato, fino a impiegare il termine per indicare il semplice edificio di culto.  Secondo la dottrina cattolica, la Chiesa è la società spirituale e soprannaturale fondata da Gesù Cristo per la santificazione e la salvezza di tutto il genere umano, al di fuori della quale non è possibile la salvezza. Note distintive ed esclusive di tale società, che storicamente si identifica con la Chiesa cattolica, sono l'unità, la santità, la cattolicità, l'apostolicità, secondo la professione di fede già contenuta nel Credo o simbolo niceno-costantinopolitano. L'unità comporta l'unità di fede, di culto, di governo; la cattolicità indica il carattere universale della Chiesa, voluto da Gesù (Matteo 28, 19); l'apostolicità, infine, significa che la Chiesa risale direttamente agli apostoli e che conserva immutati nella sostanza la dottrina, il regime e il culto del periodo apostolico. La Chiesa cattolica rivendica a sé e a sé sola tutte insieme queste prerogative. Il titolo di romana si accompagna alle note distintive niceno-costantinopolitane solo a partire da papa Gelasio I (495); ma già Ireneo (II sec.) identificava la vera Chiesa con quella di Roma, quando le riconosceva la prerogativa di conservare intatto il deposito della tradizione apostolica e dimostrava l'ininterrotta successione apostolica dei vescovi di Roma, risalendo dal suo tempo sino all'apostolo Pietro.

 

La Chiesa di Roma rivendica pure a se stessa, nella persona del suo vescovo, in quanto successore di Pietro, un primato non solo di onore, ma anche di magistero e di giurisdizione, che le viene contestato (pur con varietà di posizioni) dalle Chiese protestanti, anglicana e scismatiche d'Oriente. Questo primato si fonda principalmente su un noto passo del Vangelo secondo Matteo (16, 18) e su un altro passo del Vangelo secondo Giovanni (21, 15-17), dai quali risulta che Gesù ha costituito Pietro quale capo della Chiesa apostolica. Pietro è, così, capo visibile di tutta la Chiesa, principio di unità, che ha ricevuto direttamente da Cristo il suo mandato. Questa sua prerogativa si trasmette e si perpetua nel vescovo della Chiesa di Roma, successore di Pietro, in virtù dell'indefettibilità, cioè di quella qualità esclusiva della Chiesa di Cristo, in forza della quale essa, per volere del suo fondatore (Matteo 16, 18; 18, 20; Giovanni 14, 16), è destinata a durare immutabile sino alla fine del mondo.

 L'indefettibilità, che comporta l'immutabilità della dottrina e delle istituzioni, è affermata dalla Chiesa cattolica contro le opposte interpretazioni dei protestanti (i quali ritengono che essa abbia tralignato dalle sue origini apostoliche, per cui non sarebbe più oggi la Chiesa di Cristo).La Chiesa esercita, per averli ricevuti dal suo fondatore (Matteo 16, 18-19; 18, 17; 28, 18; Giovanni 20, 23 ecc.), i poteri di magistero, ministero (che si esplica nell'amministrazione dei sacramenti) e governo, i quali sono giustificati dal carattere di società gerarchica che la Chiesa possiede, sancito dal concilio di Trento (sezione 23). Preminenza assoluta su di essa ha il papa, capo visibile della Chiesa e successore di Pietro, vicario di Gesù Cristo, il quale è il capo invisibile. Il papa è munito di somma potestà di giurisdizione e di magistero, che esercita sulle cose riguardanti la fede e i costumi, nonché nelle questioni attinenti alla disciplina e al governo della Chiesa.

 Egli ha autorità sui concili, che egli convoca, conferma e approva. La giurisdizione dei vescovi è immediata e originaria (cioè, la loro potestà non è quella del papa), anche se essi sono sotto l'autorità del papa, dal quale viene loro impartita la giurisdizione. L'ordine dei vescovi forma il collegio episcopale, al quale il concilio Vaticano II ha dedicato particolare attenzione, dopo le definizioni del concilio Vaticano I concernenti l'autorità pontificia (costituzione dogmatica Lumen gentium). Il concilio ecumenico rappresenta a sua volta l'universale Chiesa e ha su di essa potestà suprema, se in unione con il papa e da esso approvato nelle sue conclusioni. I soggetti dell'autorità suprema sulla Chiesa sono dunque due: il papa e il concilio ecumenico. Il papa, in quanto successore di Pietro, gode della dote personale dell'infallibilità, quando insegna ex cathedra e limitatamente alle cose riguardanti la fede e i costumi; mentre il corpo dei vescovi ne gode solo quando è riunito in concilio ecumenico assieme al papa. Autorità e autorevolezza determinate dalla loro rispettiva natura hanno anche i concili locali, le conferenze episcopali nazionali e i sinodi consultivi convocati periodicamente dalla Santa Sede.

Elementi nuovi introdotti dal concilio Vaticano II sono stati l'accettazione della libertà religiosa per tutti (dichiarazione Dignitatis humanae) e il parallelo riconoscimento dei valori positivi contenuti nelle religioni non cristiane (dichiarazione Nostra aetate), insieme a un reale desiderio di collaborazione con le altre confessioni cristiane, in vista di una ricostituzione dell'unità tra tutti i cristiani (decreto Deo ecumenismo). Il concilio ha promulgato due costituzioni sulla Chiesa. In esse non ci sono eccezionali novità e nessun rinnegamento dei documenti anteriori; ma il modo di presentare l'insegnamento tradizionale è senz'altro nuovo. La prima, la costituzione dogmatica Lumen gentium, rappresenta un'autorevolissima e attuale riflessione sulla Chiesa, ed è insieme dominata dalla preoccupazione di riscoprire il genuino concetto biblico di Chiesa. La seconda costituzione, Gaudium et spes, delinea a grandi tratti l'attività che la Chiesa intende svolgere nel mondo fra credenti e non credenti.

 

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CIELO

Nella Bibbia ci sono due realtà che descrivono la parola cielo. La prima si riferisce al "posto" specifico dove sta Dio con gli angeli*, i giusti, etc., che rientra nella dimensione dell'invisibile. In alcuni casi Dio ha permesso la vista di questa realtà con visioni, trasporti extra corporei o con veri e propri squarci del cielo, come è avvenuto nella prima notte della nascita di Gesù nelle campagne di Bethlemme. La seconda descrive la realtà fisica sia dell'atmosfera (vicino alla terra), che la galassia e l'universo.

 

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CIRCONCISIONE

Consiste nell'asportazione parziale o totale del prepuzio del membro virile ed era compiuta, dagli Ebrei*, sul bambino maschio con un coltello tagliente, l'ottavo giorno dalla nascita. La circoncisione solitamente, era compiuta dal padre ed era un segno esteriore di appartenenza al popolo di Dio, cioè dei discendenti di Abramo*, l'uomo con il quale Dio aveva stabilito il Patto per assicurare la venuta del Messia e il possesso delle terre di Canaan*, la futura Palestina*, alla sua discendenza. Per l'Israelita la circoncisione significava avere piena consacrazione al Signore* e una disposizione all'ascolto e all'ubbidienza della Parola di Dio. Anche Gesù* è stato circonciso l'ottavo giorno dalla sua nascita.

 

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CRISTO

La parola viene dal Greco ed è a sua volta la traduzione dall'Ebraico della parola Messia che significa letteralmente UNTO (di olio). Definizione data per eccellenza a Gesù che evidenzia la volontà e la scelta di Dio verso suo Figlio per compiere la Salvezza* dell'umanità. Nell' Antico Testamento* Dio aveva stabilito la funzione dell'unzione con l'olio (che era figura dello Spirito Santo) per designare coloro che dovevano svolgere funzioni particolari in cui era richiesta una speciale consacrazione come i Sacerdoti*, i Re ed i Profeti*.

 

 

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CRISTIANI

Seguaci, discepoli di Cristo*. Oggi può significare un termine scontato, di classificazione generica e vaga, ma ai tempi della prima chiesa* era sinonimo si vera appartenenza e identificazione a Cristo, compreso il subire ingiustizie e persecuzioni che andavano e vanno tutt'ora incontro coloro che si incamminano nella Via* della Verità. La prima volta che i discepoli di Cristo sono stati chiamati Cristiani è stato nella città di Antiochia, alcuni anni dopo la morte di Cristo, per distinguerli dai Giudei* e dai proseliti ebraici (Atti 11:26).

 

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CROCE

Era l'attrezzo ed il metodo adottato dai Romani, particolarmente nelle province dell'Asia Minore, per l'esecuzione della pena capitale. Era composta da due travi o tronconi di legno grezzo, di cui, il più lungo veniva fissato a terra, il più corto stava trasversale al primo. Le mani ed i piedi del condannato venivano inchiodati alle travi. Il metodo, con cui doveva morire Gesù, era stato profetizzato, circa mille anni prima, dal re Davide. Tale supplizio, in quel tempo non era conosciuto. (Salmo 22:16).

In riferimento al santo legno su cui venne crocifisso Gesù Cristo, la croce è divenuta simbolo del Cristianesimo. Grazie ai numerosi passi nel Nuovo Testamento riferiti alla croce, essa è stata ben presto oggetto di riflessione, e di una teologia specifica. Anche presso i protestanti, sin da Martin Lutero, la teologia della croce viene considerata la via privilegiata per arrivare alla conoscenza di Dio. Storicamente la croce era uno strumento di supplizio in uso presso i Romani. Talvolta, come nel caso di S. Pietro, per accrescere il ludibrio la croce veniva posta col capo all'ingiù.

 

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Comunione

La comunione eucaristica è la partecipazione al sacramento della Eucaristia. Il termine comunione trova fondamento in un passo di san Paolo (I Corinzi 10, 16), e l'unione individuale (incorporatio) con Cristo che essa esprime è significata dalle parole di Cristo riportate da san Giovanni (6, 57). La Chiesa lasciò cadere già dal XIII sec. l'usanza di dare la comunione ai bambini dopo il battesimo, e il concilio di Trento stabilì che per amministrare la prima comunione si dovesse attendere l'età della ragione. Diffusasi successivamente la prassi di ritardare la prima comunione fino ai dodici o quattordici anni, Pio X nel decreto Quam singulari diede direttive circa l'età della prima comunione da amministrarsi intorno ai sette anni, età in cui comincia l'obbligo di soddisfare il precetto della comunione pasquale (già fissato dal IV concilio Lateranense, 1215). Lo stesso Pio X, essendo prevalsa nei precedenti due secoli una considerazione piuttosto restrittiva della prassi eucaristica, favorì la consuetudine di una comunione frequente anche quotidiana, definendone le condizioni (non essere in stato di peccato mortale e avere retta intenzione). La prassi della comunione frequente doveva già appartenere alla Chiesa antica come attesterebbero la Didaché e san Giustino. Verso il XII sec. la comunione sotto entrambe le specie del pane e del vino incominciò a farsi rara in Occidente e il concilio di Costanza (1414-17) stabilì che la comunione sub utraque specie fosse lecita solo ai sacerdoti durante la messa, mentre ai fedeli era consentito comunicarsi esclusivamente sotto la specie del pane. La Chiesa orientale continuò invece nell'antica consuetudine. Il concilio Vaticano II (1962-65) ha reintrodotto la prassi della comunione sotto entrambe le specie in taluni casi da determinarsi dalla Santa Sede e a giudizio del vescovo. La comunione del celebrante è indispensabile all'integrità del sacrificio eucaristico della messa, non così quella dei fedeli, che peraltro viene auspicata e incoraggiata. L'importanza attribuita alla comunione dei fedeli è stata talora alla base di deviazioni liturgico-dottrinali tese a interpretare la messa come banchetto comune, non come sacrificio.

 

 

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Concilio

Il concilio è l'assemblea di vescovi riunita per deliberare in materia di fede e disciplina ecclesiastica. Se a tali assemblee sono chiamati a partecipare tutti i vescovi della Chiesa cattolica universale, il concilio è detto ecumenico; se invece vi partecipano solo alcuni vescovi della cristianità, è detto particolare: quest'ultimo può essere, a sua volta, plenario, se vi partecipano i vescovi di più province ecclesiastiche, e provinciale o  metropolitano, se vi partecipano i vescovi di una sola provincia ecclesiastica. Fin dall'antichità si ha notizia di assemblee di vescovi, chiamate indifferentemente con il termine latino concilium o con quello greco synodos, riunite per arginare l'insorgere delle eresie, ma anche per deliberare su questioni disciplinari e amministrative. A tali concili prendevano parte, oltre ai vescovi, anche i presbiteri e i diaconi: vi erano ammessi anche i laici. Gli Atti degli apostoli (15) ricordano un'assemblea tenutasi a Gerusalemme verso la fine del I sec. allo scopo di dibattere il problema della obbligatorietà della legge mosaica (in particolare della circoncisione) per i “gentili” che si convertivano al cristianesimo. A questa assemblea, considerata come il primo concilio, fu dato il nome di concilio di Gerusalemme: vi parteciparono anche gli apostoli Pietro e Paolo. Sul finire del II sec., si ha notizia di concili tenuti a Roma e in Grecia per discutere la data della Pasqua e la questione montanista. A partire dal III sec. i concili risultano meglio documentati. Se ne tennero di importanti a Roma, in Africa settentrionale, in particolare ad Alessandria d'Egitto, e vi venne affrontata la questione dei cosiddetti lapsi  (cristiani apostati durante le persecuzioni) e vi si discusse la validità del battesimo conferito agli eretici. In tali concili si diffuse la consuetudine di inviare “lettere sinodali” alle Chiese che non erano intervenute, per informarle delle decisioni prese che potessero risultare di rilevanza universale. Così le decisioni di singoli concili, limitate a zone ristrette, si allargarono a zone più vaste e si giunse a un concilio dell'importanza di quello di Nicea (325), il primo concilio ecumenico della storia della Chiesa.

 

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 Confessione

La confessione è l'atto del riconoscere e dichiarare la propria colpa. Nella religione cristiana cattolica il termine confessione designa l'atto con cui, all'interno del sacramento della penitenza, il fedele manifesta al sacerdote i propri peccati, per riceverne l'assoluzione sacramentale. Come tale, la confessione è uno dei quattro elementi sensibili che costituiscono il segno sacramentale della penitenza e che il concilio di Trento enumera nel seguente modo: contrizione o pentimento, confessione o accusa dei peccati, riparazione o soddisfazione, assoluzione. I primi tre, che sono atti del penitente, costituiscono la materia del sacramento; l'ultimo, che è atto sacerdotale, ne costituisce la forma. Già nei primi secoli del cristianesimo esiste la pratica della confessione segreta, fatta all'interno di un incontro personale tra il peccatore e il vescovo, al quale nella Chiesa antica era riservata l'amministrazione del sacramento della penitenza (al pari del battesimo e dell'Eucaristia): ma presto tale funzione del vescovo fu demandata ai presbiteri nelle varie Chiese. Grande importanza assumeva invece la penitenza pubblica per i peccati più gravi e specialmente per i peccati pubblici o divenuti notori. Dal IV sec. la confessione segreta o auricolare comincia a essere sempre più frequente, i concili ne proclamano l'utilità e la necessità (concilio di Parigi, 829; di Worms, 868; di Germania, 742). Il concilio di Laterano IV (1215) con il papa Innocenzo III impone la confessione segreta come obbligatoria, esclude quella pubblica e stabilisce il precetto della confessione annuale, che è tuttora in vigore. La necessità dell'accusa integra e totale dei peccati gravi viene chiaramente definita dal concilio di Trento (1545-63). Il dovere, di far precedere la confessione alla prima comunione dei ragazzi (a circa sette anni) è precisato nel decreto Quam singulari (8.8.1910) di Pio X e recentemente riconfermato in vari documenti. L'attuale Rito della penitenza prevede la possibilità di confessioni comunitarie da intendersi come semplici riti penitenziali i quali non sostituiscono la confessione segreta e privata, che rimane imprescindibile per ottenere l'assoluzione. Solo in casi eccezionali e di particolare gravità tale assoluzione può essere impartita collettivamente, restando ai fedeli l'obbligo di accostarsi successivamente alla confessione segreta. Nella Chiesa ortodossa la confessione può consistere anche in una generica dichiarazione di colpevolezza. Alcune Chiese protestanti conservano riti di confessione, cui però non viene dato valore sacramentale.

 

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Credo

Il credo è la sintetica formulazione di fede cristiana, detta anche simbolo. Fin dai primi anni della storia del cristianesimo, l'amministrazione del battesimo era preceduta da una professione di fede (Atti degli apostoli 8, 37; I Corinzi 15, 3-4). Già la anonima Epistola apostolorum (160-170 ca. d.C., Lettera degli apostoli) riportava una sintesi della fede cristiana. Più tardi (IV sec.) comparve il Credo detto “degli apostoli”, le cui origini però risalgono forse soltanto al II sec. In seguito la polemica antiariana spinse la Chiesa a precisare la formulazione dogmatica riguardante la Trinità; ne derivò quel Credo  che, introdotto fin dal VI sec. in alcuni paesi occidentali direttamente nella messa, venne poi accettato quasi universalmente. Noto come simbolo niceno-costantinopolitano, in quanto frutto dei due concili ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli I (381) che si occuparono rispettivamente dei rapporti fra il Padre e il Figlio e fra il Padre e lo Spirito santo, esso è tuttavia documentato già prima del 381 (in particolare, da Epifanio di Salamina nel 374). Anche se esistono molte altre formulazioni del Credo, a opera di concili o anche di singoli teologi, nessuna ebbe però la diffusione delle prime due.

 

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Cresima

La cresima, detta anche "confermazione" é il secondo dei sette sacramenti e, insieme al battesimo e all'Eucaristia, costituisce la pienezza ed il suggello dell'iniziazione cristiana, perché attraverso questo il cristiano riceve i doni dello Spirito Santo e completa la sua identità cristiana ed ecclesiale. Deriva il suo nome dal greco "chrìsma"  che significa "unguento" e per estensione <unzione>. Questa triade sacramentale costituisce nel suo insieme l'energia spirituale che sostiene lo sviluppo e la crescita cristiana.  Il Concilio Vaticano II suggerisce che: - la cresima venga amministrata all'interno della celebrazione eucaristica- il cresimando abbia un'età di ragionevole consapevolezza: 12/13 anni- sia preceduta da un'adeguata preparazione catechetica estesa anche alla famiglia ed ai padrini e/o madrine- la comunità partecipi con l'assenso corale alla professione di fede- che l'Eucaristia possa essere ricevuta sotto le due specie dai cresimati, famigliari, padrini/madrine, e catechisti- ministro "originario", nella prassi cattolica, sia il vescovo o sacerdote da  lui delegato; nella prassi orientale é il sacerdote che la conferisce insieme al battesimo- il "crisma" usato sia, comunque, nella tradizione comune alle chiese d'Oriente ed Occidente, quello consacrato dal vescovo durante la "messa crismale"  del giovedì santo- la celebrazione abbia carattere festivo e solenne e sia comune per tutti i candidati; non é prevista, dunque, l'amministrazione singola. Il rito della confermazione segue lo schema classico:1° - riti di introduzione secondo la comune prassi delle chiese locali.2° - liturgia della Parola, propria della messa del giorno, con letture che evidenzino l'intervento storico e profetico dello Spirito autore, nel Cristo, del mistero messianico della salvezza e, nella Chiesa, della sua missione di evangelizzazione.3° - liturgia del sacramento che si attua in tre fasi:a) rinnovazione delle promesse battesimali, cioè la fede espressa dal cresimando stesso; non più delegata, quindi, come nel battesimo. La professione della fede ha un aspetto negativo espresso con la <rinuncia >  ed uno positivo espresso con il <credo>  a cui tutta l'assemblea aderisce con il suo < Amen>   b) imposizione delle mani collettiva con l'orazione epicletica, che dispone al raccoglimento per l'accoglienza dell'effusione dello Spirito) la crismazione o unzione con il crisma sulla fronte del cresimando con la contemporanea formula:" Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti é dato in dono", mentre il padrino/madrina tiene la propria mano destra sulla spalla del cresimando come segno del suo impegno a sostenerlo nel suo cammino cristiano. La sacra unzione é segno dello Spirito che dimora nel credente, lo  illumina e lo identifica a Cristo, eterno sacerdote. La sacra unzione ha termine con il saluto di pace "la pace sia con te" , dono pasquale di fraternità.4° - liturgia eucaristica, con la possibilità per i cresimati, genitori, padrini  e catechisti di accedere alla Comunione sotto le due specie.5° - riti di conclusione con benedizione finale esplicitata con due possibili formule, significative entrambe del mistero trinitario celebrato. Tutta la simbologia sacramentale affonda le sue radici ed il significato liturgico nelle Sacre Scritture vetero e neo-testamentarie. Come per il Battesimo, anche la Cresima si riceve una sola volta.

 

 

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Dedizione

La dedicazione è la cerimonia, comune a tutte le religioni, con cui si consacra un edificio adibito a culto. Nel rito cattolico, cerimonia con cui il vescovo consacra una nuova chiesa.

 

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Demonio

Il diavolo è l'angelo decaduto che ha sede nell'inferno e tenta gli uomini inducendoli al male. Nel cristianesimo si parla di demoni come angeli decaduti, condannati al fuoco eterno dell'inferno perché ribellatisi a Dio; il loro capo è Lucifero, il «demonio» per eccellenza, anch'egli angelo decaduto, detto pure Satana e Diavolo e considerato custode dell'inferno e ministro di Dio nel castigare le anime dei cattivi. In alcuni paesi cristiani, il demonio è stato oggetto di culto da parte di persone dedite alla magia e alla stregoneria: i cosiddetti «satanisti» che si diceva evocassero il demonio per mezzo di una liturgia che parodiava quella della Chiesa. Soprattutto nei secc. XVI e XVII nell'Europa occidentale vi fu una specie di demonomania: ovunque si vedeva l'azione fisica del demonio e possessioni diaboliche, e molti furono gli stregoni o i maghi processati e condannati al rogo. Gli esorcismi hanno lo scopo di scacciare il demonio dal corpo della persona che ne è posseduta e allo stesso tempo anche la malattia.

 

 

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DIASPORA

É quella realtà storico-sociale-geografica della condizione degli Ebrei* che è iniziata colla deportazione a Babilonia. Dal 73 d.C., con la distruzione del Tempio* e della città di Gerusalemme* ad opera di Tito, imperatore Romano, che ha obbligato la maggior parte degli Ebrei ad allontanarsi dalla Giudea*, sino alla fine della seconda guerra mondiale, quasi tutti gli Ebrei hanno vissuto nella diaspora. Un esilio forzato protratto nei secoli e terminato con la cessione da parte degli Inglesi della striscia di terra tra il fiume Giordano ed il mar Mediterraneo, anticamente appartenente agli Ebrei. Al tempo degli Apostoli* descriveva la permanenza volontaria, temporale e non, degli Ebrei fuori la Giudea. Nel senso religioso significa il distacco dolente dalla terra che Dio aveva promesso ai patriarchi e che ne aveva permesso l'occupazione per mezzo di Mosè* e Giosuè*; il distacco dal santuario e dalla vita religiosa impegnata.

 

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DIAVOLO

É sinonimo di Satana* che è l'antagonista e l'avversario di Dio. E' stato creato da Dio ed in origine era il primo angelo*, il cherubino* più bello. A causa della sua bellezza e della sua potenza si è inorgoglito ribellandosi a Dio, per cui è stato allontanato dalla presenza della Gloria di Dio* diventando l'origine e l'artefice di ogni male. E' stato l'ideatore del primo peccato dell'uomo.

 

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DILUVIO UNIVERSALE

Vi fu un periodo in cui gli uomini erano divenuti molto malvagi ed il male era aumentato a tal punto che Dio ha dovuto intervenire per fermare la corruzione del genere umano. Dio ha fatto piovere sulla terra per 40 giorni e 40 notti continui, gli oceani e i mari si sono alzati e tutta la superficie  della terra, allora emersa ed occupata dagli uomini, fu coperta d'acqua. E cosi rimase per 150 giorni. In questo modo tutti quelli che non erano dentro l'arca di Noè perirono. Questo evento è riportato anche in alcuni racconti di altri antichi popoli come i Babilonesi, gli antichi Indiani, Cinesi e Polinesi.

 

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DISCEPOLO

Con questo termine, negli scritti neo testamentari e nella chiesa primitiva, erano descritti i credenti in generale a prescindere della dignità o del ruolo che svolgevano. In quel tempo, nella Chiesa*, non si faceva distinzione tra clero e laici; la diversità era delineata dalla funzione dei Ministeri. Letteralmente significa seguace, colui che apprende da un maestro. Gli Apostoli*, i Pastori, gli Anziani, etc., seguivano tutti l'unico maestro che è Gesù*.

 

 

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EBREI

Erano chiamati cosi i discendenti di Abramo, l'uomo scelto da Dio per formare il Suo popolo. In primo tempo si includevano in questo termine anche i discendenti di Ismaele e dei figli di Ketura (la seconda moglie di Abramo). In seguito si è usato soltanto per chiamare i discendenti del figlio Isacco e del nipote Giacobbe.

 

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Enciclica

Enciclica è il termine con cui si designano nella Chiesa cattolica le lettere apostoliche indirizzate dal pontefice ai vescovi di tutto il mondo o di una sola nazione, o anche a tutti quanti i fedeli, su importanti questioni di carattere dottrinale, morale, sociale, politico. Normalmente le encicliche sono redatte in latino, più raramente (quando sono indirizzate ai vescovi o ai fedeli di una sola nazione e trattano problemi loro specifici) in lingua volgare. Le encicliche si designano sempre con le parole iniziali del testo: non essendo espressione del magistero straordinario ma di quello ordinario del sommo pontefice, non contengono definizioni ex cathedra e non godono della prerogativa dell'infallibilità; esse vincolano tuttavia all'obbedienza e all'osservanza i cattolici, in virtù del primato del papa e del suo magistero universale su tutta la Chiesa, e ciò soprattutto quando contengono esplicita condanna di dottrine erronee, esprimono l'insegnamento della Chiesa su determinate questioni o danno direttive riguardo a problemi di particolare rilevanza dottrinale, morale, sociale. Anche se, ovviamente, lettere dei papi ai vescovi e ai fedeli erano in uso anche prima (risalendo all'antichità cristiana si può considerare quale primo esempio l'Epistola di Clemente Romano alla Chiesa di Corinto, fine I sec.), tuttavia storicamente le encicliche datano dal pontificato di Benedetto XIV, il quale designò con questo termine una sua lettera inviata a tutti i vescovi cattolici (Epistola encyclica ad omnes episcopos, 3.12.1740).

 

 

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Epifania

L'Epifania, è la festa con la quale si celebrano (6 gennaio) sia la manifestazione della divinità di Gesù Cristo sia la visita e l'adorazione dei Magi. L'origine della festa va ricercata presso gli gnostici basilidiani (II sec.), i quali celebravano la manifestazione  del Cristo divino nel mondo terrestre, avvenuta al momento del suo battesimo; quindi, in origine, il 6 gennaio era la festa del battesimo di Gesù Cristo. A partire dal IV sec. si celebrarono contemporaneamente, alla data del 6 gennaio e col nome di Epifania, sia la ricorrenza del battesimo sia quella del Natale. Già durante il IV sec. quando si divulgò l'uso di festeggiare il Natale il 25 dicembre, e passata progressivamente in secondo piano la commemorazione del battesimo, l'adorazione dei Magi cominciò a diventare l'oggetto principale, e finì per essere in seguito l'oggetto esclusivo, della festa del 6 gennaio. Nella liturgia orientale, invece, l'Epifania è tuttora soprattutto la festa del battesimo di Gesù. In alcuni ambienti del cristianesimo antico si commemorava il 6 gennaio, sempre col nome di Epifania, anche il miracolo delle nozze di Cana, quale prima manifestazione della divinità di Gesù.

 

 

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Eucarestia

È uno dei 7 sacramenti ed insieme al battesimo ed alla cresima completa l'iniziazione cristiana. I segni essenziali dell'Eucaristia sono il pane di frumento ed il vino di uva nei quali, tramite la consacrazione, avviene la transustanziazione nel Corpo e Sangue di Cristo: Egli é presente in maniera vera, reale, sostanziale nelle specie sacramentali; perciò Le é dovuto il culto di adorazione. Col termine di "Prima Comunione" si considera questo sacramento quando viene assunto per la prima volta dai bambini o fanciulli a ciò adeguatamente catechizzati; di solito viene somministrata verso gli 8/9 anni e sotto l'unica specie del pane consacrato. Prende il nome di "Communio", proprio ad indicare la <comune unione> ed <uguale partecipazione> di essi a questo sacramento "divino" per eccellenza, essendo la reale presenza del Signore, materializzata nell'ostia e nel vino. La Comunione viene celebrata all'interno della stessa celebrazione eucaristica e non ha liturgia propria, perché le é già propria ogni liturgia domenicale e festiva. Solitamente, per solennizzarla, viene amministrata in giorno "di feria" che già goda di festività o civile, o del Santo Patrono locale, così che possa diventare un rito di grande assemblea liturgica. Il colore liturgico é il bianco, espresso non solo nei paramenti sacri, ma anche negli abiti dei comunicandi rivestiti tutti, dalla riforma voluta col Vaticano II°, di una tunica bianca a taglio monastico, per evitare ogni esibizionismo di abbigliamento, e creare veramente <l'unione fraterna > che fu lo scopo per il quale Gesù la istituì. È, in un certo senso, anche la festa di tutta la famiglia e dei parenti che si riuniscono con gioia attorno al piccolo comunicando; a volte, é occasione della loro riconciliazione con la Chiesa e ritorno alla pratica sacramentale. I comunicandi per accedere a questo sacramento, oltre la preparazione specifica ad esso, sono stati precedentemente catechizzati a ricevere il sacramento della Penitenza, per essere educati immediatamente "all'iniziazione dello stato di grazia",  senza il quale non si può assumere degnamente il Corpo del Signore.

 

 

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Evangelista

Gli evangelisti sono gli autori dei Vangeli canonici. I quattro evangelisti sono: san Matteo, san Marco, san Luca e san Giovanni. Il termine evangelista è anche utilizzato, nelle Sacre Scritture, per nominare i predicatori. In alcune Chiese protestanti, evangelista corrisponde a predicatore laico, che, in alcuni casi, può anche essere incaricato di esercitare tutte le funzioni pastorali.

 

 

 

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FEDE

Credere ed avere fiducia in qualcuno o in qualcosa. La definizione precisa per questa parola è riportata direttamente nella Bibbia* in Ebrei 11:1, che dice: " La fede è certezza di cose che si sperano e dimostrazione di cose che non si vedono". E' quella facoltà che influenza tutto il nostro essere, le nostre scelte, la nostra vita. Per questo è importante sapere su chi o su che cosa è basata la nostra fede.

 

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FIGLIO DELL'UOMO

Definizione che si da Gesù stesso. In primo, per evidenziare la sua umanità, cioè la sua venuta sulla terra e la sua nascita come vero uomo. Secondo, per assicurare l'adempimento della profezia dal libro di Daniele cap.7:13-14 che descriveva la venuta del Messia* chiamandolo appunto Figlio dell'Uomo.

 

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FIGLIO DI DIO

L'Unigenito Figlio di Dio, proceduto da Dio, della stessa sostanza del Padre, è soltanto Gesù Cristo, che è il Verbo di Dio (Giovanni 1:14). Noi uomini, invece, tutti quelli che riceviamo Gesù, diventiamo figli di Dio tramite la Nuova Nascita* (Giovanni 1:12).

 

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Genuflessione

La genuflessione è un atto di devozione che consiste nel piegare fino a terra un ginocchio o tutt'e due le ginocchia, in segno di venerazione, adorazione, rispetto o simili. I primi cristiani evitarono tale pratica; del resto, i Vangeli alludono alla genuflessione solo in casi particolari: Matteo  (17, 14) e Marco (1, 40) la attribuiscono a chi impetra favori;  Matteo (17, 29) ricorda la genuflessione ironica dei soldati che beffeggiano Gesù. Tuttavia, più tardi, sulla scorta degli Atti degli apostoli (7, 60; 9, 40; 20, 36; 21, 5 ecc.), la genuflessione entrò nella liturgia cattolica occidentale, in cui tuttora permane; in quella greca viene sostituita dalla  metanoia (inchino fino a toccare terra con la mano destra, seguìto dal bacio delle estremità delle dita riunite e dal segno di croce).

 

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GERUSALEMME

Era la capitale politica e religiosa della nazione d' Israele*. Voluta tale personalmente da Dio, stabilita dal re Davide, e confermata dal re Salomone con la costruzione del Tempio*. La sua figura allegorica rappresenta la Chiesa*, ed in molti passi dell' Antico Testamento* Dio la nomina sua sposa.

 

 

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GESÙ

Il nome scelto da Dio e suggerito dall'Angelo* a Maria per il Figlio di Dio. In greco è Jesous che corrisponde all'ebraico Jehoshua, che significa "Jehovah o Jahveh salva", cioè "Dio che salva", cioè Salvatore*. Il nome e la persona di Gesù è la rappresentazione in terra del vero Dio.

 

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GIOSUE'

É stato il condottiero, successore di Mosè*, che ha portato a termine la conquista della terra di Canaan*, insediandovi il popolo e dividendola per tribù secondo le direttive di Dio. E' stato loro Giudice e Guida sino alla sua morte.

 

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Giubileo

Presso gli Ebrei, anno dedicato a Dio e al riposo e che, secondo l'Antico Testamento, cadeva ogni cinquant'anni. In tale occasione, fra l'altro, gli schiavi israeliti riacquistavano la libertà e il patrimonio fondiario venduto ritornava alla famiglia. Per i cattolici, anno (detto anche anno santo) in cui gode di speciali indulgenze e di privilegi spirituali chiunque compia particolari pratiche di pietà, tra le quali il viaggio a Roma e la visita alle quattro grandi basiliche della cristianità (San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura). Il primo giubileo fu indetto dal papa Bonifacio VIII nel 1300, per aumentare il numero dei pellegrini che visitavano Roma. Il ricordo di questo giubileo, che ebbe enorme risonanza, si ha anche in Dante nella Divina Commedia. Clemente VI decretò che ci fosse un giubileo ogni cinquant'anni a partire dal 1350, e Paolo II ogni venticinque anni (questo primo giubileo venticinquennale fu celebrato da Sisto IV, successore di Paolo II, nel 1475). Oltre a questi giubilei ordinari, che sono stati finora 25 (i giubilei del 1800 e del 1850 non si celebrarono), i papi hanno proclamato giubilei anche più spesso per diversi motivi contingenti (giubilei straordinari o minori, di cui esempi recenti sono quello del 1933, per il 19º centenario della morte di Gesù Cristo, quello del 1966 per la conclusione del concilio Vaticano II e quello del 1983), e hanno concesso le stesse indulgenze e benefici spirituali anche a coloro che non potevano recarsi a Roma. Il giubileo inizia con la cerimonia dell'apertura della Porta santa (quella a destra delle quattro grandi basiliche romane) alla vigilia di Natale dell'anno precedente quello del giubileo stesso; tale porta viene poi murata al termine dell'anno santo.

 

 

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GIUDAISMO

La realtà religiosa, presente anche al tempo degli Apostoli*, del popolo Israelita che si basa sull' Antico Testamento* e su scritti della tradizione Rabbinica. Influenza la sfera politica e rientra nella cultura stessa degli Ebrei*. Al tempo degli Apostoli era in netto contrasto con il loro insegnamento.

 

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GIUDEA

La parte meridionale del regno d' Israele*. Con lo scisma avvenuto dopo Salomone si identificava come Giudea (chiamata anche Regno del Sud) la terra appartenente alle tribù di Giuda, di Beniamino e di Simeone, che sono rimaste fedeli alla stirpe regale di Davide. Dalla deportazione di Babilonia in poi, ed anche al tempo di Gesù, veniva identificata in generale la terra del popolo Ebreo.

 

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GIUDEI

Gli Ebrei, in generale, dopo il ritorno dall'esilio di Babilonia, vengono chiamati cosi.

 

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GIUDIZIO FINALE

É il momento in cui Dio giudicherà tutti gli uomini che non hanno creduto nel Cristo*. Dopo la "seconda venuta" di Gesù sulla terra e del ristabilimento del Regno di Dio universale, tutti gli uomini risusciteranno e saranno sottoposti al giudizio di Dio ricevendo la pena ed il castigo per l'eternità a secondo della gravità delle male azioni svolti in vita. ( Apocalisse 20:12).

 

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GLORIA DI DIO

É la bellezza, la potenza, la maestà, lo splendore di Dio stesso. É la manifestazione e la presenza di Dio stesso.

 

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GRAZIA

Nei scritti sacri, la parola, viene usata, principalmente, per evidenziare la benevolenza di Dio accordata ad uomini o donne scelti da Lui per specifici scopi, come e' avvenuto con Maria, madre di Gesù. Evidenzia anche la mancanza di qualsiasi rivendicazione o merito da parte degli uomini, (sia per santità che per la scelta stessa), nei confronti di Dio, per i privilegi o gli onori accordati.

 

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Imposizione delle mani

Nell'Antico Testamento l'imposizione delle mani è presente come rito di benedizione delle persone al fine di consacrarle a Dio, come rito di benedizione delle vittime per il sacrificio e infine come rito di investitura, atto al conferimento di poteri. Nel Nuovo Testamento, l'imposizione delle mani, frequentemente ricordata come un'attività peculiare di Cristo e degli apostoli, è messa in relazione alle guarigioni da operare e, in qualche passo degli Atti degli apostoli e delle lettere paoline, funzionale alla costituzione dei ministeri della Chiesa. Privata di qualsiasi concezione magica e sovente accompagnata dalla preghiera, l'imposizione delle mani precede il dono dello Spirito santo nel battesimo e nel conferimento dei ministeri. Entrata nel culto cristiano, specie nell'amministrazione dei sacramenti, l'imposizione delle mani è attualmente l'atto essenziale nei riti di ordinazione dei vari ministeri (diaconi, presbiteri, vescovi), sia in ambito cattolico sia nelle altre confessioni cristiane.

 

 

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Incenso

Simbolo della preghiera per la sua tendenza a salire verso l'alto, l'incenso è utilizzato in particolari momenti delle celebrazioni, grazie all'uso del turibolo, un recipiente che contiene brace su cui vengono sparsi grani d'incenso.

 

 

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Indulgenza

Nella dottrina cattolica l'indulgenza è la remissione totale (indulgenza plenaria) o parziale (al di fuori del sacramento della penitenza) delle pene temporali dovute a peccati, concessa dall'autorità religiosa mediante l'applicazione ai peccatori vivi o defunti, in grazia della dottrina della comunione dei santi e del cosiddetto “tesoro della Chiesa” (cioè i meriti di Cristo, della Madonna e dei santi), e lucrabile col compimento di prescritte opere di carità e di religione. Storicamente l'indulgenza è frutto dello sviluppo della disciplina penitenziale cattolica. All'iniziale abbreviamento della pena ottenuto in grazia delle suppliche dei martiri seguì (a partire dal VII sec.) la concessione, diffusa dapprima dalla Chiesa celtica, di commutare la pena canonica in opere di carità (elemosine, pellegrinaggi); remissioni generali compaiono solo nell'XI sec. La prima indulgenza plenaria, concessa da papa Urbano II in occasione della prima crociata, risale al 1095; al 1300 la prima indulgenza giubilare, indetta da papa Bonifacio VIII a beneficio di coloro che visitassero in quell'anno le basiliche romane. Successivamente la concessione di indulgenze in cambio di donazioni o di offerte di denaro condusse ad abusi. Nota è la predicazione del domenicano G. Tetzel (1516) a favore dell'indulgenza concessa da papa Leone X per la raccolta di fondi per la costruzione di San Pietro, da cui presero avvio la Riforma protestante e conseguentemente il concilio di Trento, che pur condannando le tesi luterane e rivendicando alla Chiesa il potere di concedere indulgenze, ne proibì lo sfruttamento fiscale. Nel 1667 papa Clemente IX istituì una congregazione cui spettava il compito di regolare le indulgenze, compito che nel 1908 passò al Sant'Uffizio e nel 1917 alla Santa Penitenzieria.

 

 

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ISRAELE

Nome dato da Dio a Giacobbe dopo che questi ha lottato con l' angelo* apparsogli a Peniel. Israele significa "colui che lotta con Dio". Giacobbe è il padre dei dodici patriarchi* dai quali discende tutta la nazione d'Israele, la quale prende il nome del loro antenato.

 

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LA LEGGE

Generalmente per "Legge" si intendono i primi cinque libri della Bibbia*, presumibilmente scritti da Mosè*, chiamati anche "Pentateuco", cioè "composto da cinque". Ovviamente si riferisce anche a quello che questi ci trasmettono. Oltre a resoconti storici come la Creazione, l'Esodo ed altro, troviamo sia i decreti e gli ordinamenti divini specifici riguardo i cerimoniali religiosi del popolo d'Israele che ordinamenti morali che Dio da a tutto il genere umano. La vita religiosa e sociale degli Ebrei* (dal re, al sacerdote, dagli alti funzionari, alle semplici persone), era guidata dalla Legge.

 

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LA VIA

Altro nome dato, dall' Evangelista* Luca , al Vangelo*. Vuole evidenziare l'unicità del mezzo con cui l'uomo può arrivare a Dio, risaltando il contrasto con la realtà del giudaismo* di quel tempo. (Atti degli Apostoli 19:9)

 

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Leggio e Pulpito

Il leggio, oggetto liturgico di notevole interesse artistico nel mondo cristiano, era una semplice tavoletta inclinata collocata sull'ambone delle basiliche paleocristiane. Assunse una maggiore importanza e un valore monumentale nel periodo romanico quando venne incorporato nel pergamo o pulpito, sorretto dall'aquila di san Giovanni o da altro simbolo degli evangelisti. Accanto all'esempio insuperato del pulpito pisano di Guglielmo oggi nella cattedrale di Cagliari (metà del XII sec.), con la stupenda aquila araldica ad ali spiegate, modello iconografico a tutti i pergami della regione, vanno ricordati i leggii nei pulpiti di Sant'Ambrogio a Milano, di San Miniato a Firenze, del duomo di Barga, della chiesa di Gropina presso Loro Ciuffenna, della cattedrale di Salerno, dell'abbazia di Cava de' Tirreni, di Santa Maria del Lago a Moscufo, sino a quelli di Nicola e Giovanni Pisano. Ma intanto, nelle comunità monastiche, il leggio si isolava dal pulpito per far parte del coro ligneo: leggio in San Pietro di Perugia e leggio monumentale di Bartolomeo Neroni detto il Riccio nel duomo di Siena, del 1570. Nei secoli successivi, anche per le minori dimensioni dei libri sacri, l'uso del leggio monumentale divenne sempre più raro, mentre si diffuse l'uso del piccolo leggio d'altare, mobile, dorato e intagliato.

 

 

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Liturgia

Nel linguaggio ecclesiastico la liturgia è il culto pubblico cristiano. Nel suo significato originario, il vocabolo servì per indicare quel complesso di servizi e di opere di pubblica utilità svolti nella Grecia classica ed ellenistica dai cittadini dotati di un determinato censo. Nei Settanta (antica versione greca della Bibbia) lo stesso termine venne impiegato per tradurre la parola ebraica ‘avodah, che significava, propriamente, il servizio cultuale prestato dai sacerdoti del Tempio. Successivamente il vocabolo liturgia passò a indicare qualsiasi forma di culto e celebrazione rituale, ma soprattutto la celebrazione dell'Eucaristia.

 

 Già nel Nuovo Testamento si possono cogliere i primi cenni di una storia della liturgia: le origini cristiane conoscono delle forme di celebrazione liturgica caratterizzate da grande sobrietà e incentrate, sostanzialmente, sulla frazione domestica del pane e sull'ascolto della parola di Dio. Continuando la tradizione giudaica, la comunità primitiva si riuniva settimanalmente per celebrare il mistero dell'Eucaristia e per pregare. Una grande spontaneità guidava lo svolgimento di queste celebrazioni, la cui presidenza era di regola affidata ai successori degli apostoli, cioè ai vescovi e ai presbiteri. In esse vennero accettati anche elementi derivati dalla prassi culturale ellenistica e romana, soprattutto da parte delle comunità provenienti dal paganesimo. Oltre alle numerose espressioni del vocabolario liturgico, si devono all'ellenismo alcuni particolari del rito del battesimo. Nel corso dei primi secoli (i più creativi per la liturgia) si arrivò gradualmente alla formazione dell'anno liturgico.

 Dopo la Pasqua, che rimase la festa più importante dell'anno liturgico, seguiva un periodo di cinquanta giorni, al termine dei quali si celebrava la Pentecoste. Si svilupparono, in seguito, le feste dei martiri (dal II sec.) e la celebrazione del Natale e dell'Epifania (IV sec.). La lingua liturgica fu, quasi esclusivamente in tutti i territori del Mediterraneo, il greco. A partire dal IV sec., con l'affermarsi, in Oriente, di alcune Chiese importanti, si diffusero liturgie diverse, con usi e lingua propri. La Chiesa di Alessandria impose il suo rito a tutte le Chiese d'Egitto e d'Etiopia: dal rito alessandrino nasceranno, in un secondo tempo, le liturgie copta ed etiopica. La liturgia di Antiochia, che ebbe molte espressioni simili alla liturgia di Gerusalemme, si diffuse in tutta la Siria occidentale. In Asia Minore e nei paesi slavi dominò il rito bizantino, che ebbe grandissima importanza durante l'impero di Giustiniano. Fatta eccezione per il rito ambrosiano (tuttora vigente nella diocesi di Milano), in Occidente andò imponendosi il rito romano.

 Fu un fatto significativo che verso il 370, sotto il pontificato di papa Damaso I, il greco fu sostituito dal latino come lingua liturgica della comunità romana. Per opera di alcuni papi (Leone I Magno, Gelasio I, Gregorio I Magno) si provvide alla raccolta di formulari liturgici e alla creazione di testi da usare durante le celebrazioni, il cui cerimoniale si ispirava largamente all'etichetta dell'ex palazzo imperiale. Il progresso della romanizzazione fu favorito dalla richiesta di Carlo Magno al papa di un esemplare autentico della l. pontificale romana per farne la base di una unificazione di riti. Con il contributo degli ecclesiastici franchi e germanici operanti nell'impero carolingio, la liturgia romana si arricchì di formule, inni poetici e cerimonie significative (i riti della settimana santa, l'uso dell'unzione del capo e delle mani nelle ordinazioni dei vescovi). Negli ultimi secoli del Medioevo, la liturgia, che aveva assunto uno sviluppo cerimoniale ricco e prolisso, non fu più considerata come un'azione dell'assemblea cristiana, bensì come un fatto di devozione individuale. Frutto di questa evoluzione fu l'uso della messa privata, celebrata dal solo sacerdote, senza la presenza della comunità.

La situazione caotica in cui si venne a trovare la prassi liturgica e un certo numero di abusi fecero maturare, durante il concilio di Trento, la convinzione della necessità di una riforma, che poté essere attuata solo dopo il concilio attraverso l'opera di revisione e di unificazione dei libri liturgici. Per ordine del papa Pio V furono pubblicati il Breviario romano (1568) e il Messale romano (1570). Alla Sacra congregazione dei riti, istituita da papa Sisto V (1588), fu affidato l'incarico di vigilare sull'esatta esecuzione dei riti e delle cerimonie. Il Breviario romano  e il Messale romano, cui si aggiunsero più tardi il Martirologio (1584), il Pontificale romano (1596) e il Rituale romano  (1614), furono imposti a tutte le Chiese di rito latino, alle quali fu confermato come vincolante l'uso della lingua latina.

Le forme della celebrazione liturgica cristallizzata in queste edizioni non conobbero variazioni di rilievo per secoli, finché il movimento liturgico promosso in Francia nella seconda metà del XIX sec. da Dom Guéranger, abate del monastero benedettino di Solesmes, si fece portatore dell'esigenza di un ritorno della liturgia allo spirito originario e di una sua maggiore aderenza alle necessità pastorali moderne. Il concilio Vaticano II (1962-65), valorizzando tutto il lavoro del movimento liturgico, ha dato piena realizzazione all'auspicato rinnovamento liturgico e ne ha fissato i principi generali nella sua prima costituzione (Sacrosanctum Concilium, 1963). Questa diede della liturgia una nuova immagine, ritenendola fonte e culmine di tutta l'azione cultuale della Chiesa.

Preoccupato di un adeguamento alle diverse culture dei popoli, il concilio spezzò la rigida uniformità attuata dalla Congregazione dei riti dopo il concilio di Trento e diede spazio alla varietà linguistica, permettendo l'uso delle molteplici lingue parlate, e alla varietà delle forme rituali, delle tradizioni storiche e delle prerogative proprie di ciascuna Chiesa. Così, attraverso una lunga serie di documenti legislativi e la pubblicazione dei nuovi libri liturgici, si giunse a una liturgia più semplificata e a un'attiva partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche. In ambito protestante, già M. Lutero si era occupato di una riforma del culto, ponendo le basi di quella che sarà la “santa cena” dei protestanti. Questi accentuano, in generale, nella liturgia lo spazio per la lettura della Sacra Scrittura e per la predicazione, e valorizzano il canto.

Tra gli anglicani è diffuso il Common Prayer Book (libro della preghiera comune), la cui prima edizione risale al 1549, ma che fu riveduto e ripubblicato in successive edizioni. Esso comprende i formulari per la preghiera quotidiana del mattino e della sera, per il culto domenicale e per tutti i riti ecclesiastici, oltre alle indicazioni per la lettura annuale della Bibbia.

 

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Martire

Il martirio compare, nella pienezza del suo significato, all'interno del cristianesimo ed è esplicitamente profetizzato da Gesù per i suoi discepoli (Matteo 10, 16 segg.). Dapprima vennero chiamati martiri gli apostoli, in quanto testimoni qualificati della vita di Cristo, e successivamente coloro che avevano sofferto eroicamente per dare testimonianza della propria fede in Cristo. Dalla fine del II sec. l'uso del termine si andò restringendo a designare i cristiani che morivano per la propria fede, mentre il termine confessore venne usato per indicare coloro che avevano reso testimonianza a Cristo senza giungere allo spargimento di sangue. Assai antico è presso le comunità cristiane il culto dei martiri, il quale comprendeva, il giorno anniversario della loro morte, una riunione dei fedeli attorno alla tomba, e particolari riti liturgici a scopo di commemorazione, intercessione ed esortazione o incoraggiamento a coloro che si predisponevano a rendere una analoga testimonianza. Dalla pace di Costantino, nel IV sec., il culto pubblico dei martiri assunse proporzioni più imponenti in seguito alla costruzione di basiliche sul luogo dove erano sepolti i martiri, alla traslazione e diffusione delle loro reliquie, nonché alla diffusione dei libri liturgici che, per ogni comunità cristiana, elencavano i martiri venerati dalla medesima comunità, il luogo del loro martirio o della loro sepoltura. Molte iscrizioni dei primi secoli dall'avvento del cristianesimo attestano il desiderio dei fedeli di essere sepolti vicino a tombe di martiri. Il papa Benedetto XIV stabilì che la certezza storica del martirio, per motivo di fede o di virtù morale riferita a Dio, equivaleva al processo di canonizzazione, e quindi alla immissione nell'elenco ufficiale dei santi. Il martirio è definito anche battesimo di sangue, essendo sostitutivo del battesimo qualora il testimone della fede non sia stato battezzato. Solo in senso analogico, e dunque impropriamente, si possono definire martiri coloro che vengono uccisi in odium fidei (per odio contro la fede) ma senza una consapevole accettazione della morte (per es. i bambini non giunti all'età della ragione) o anche i saggi del paganesimo (per es. Socrate).

 

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Matrimonio

Questo sacramento é quello che sancisce davanti a Dio l'unione completa della persona e della vita di un uomo ed una donna. Poiché il Matrimonio é una festività solenne per chi lo contrae e per quanti ne condividono la gioiaé negato dalla Chiesa celebrarlo nei tempi di Avvento e Quaresima, dato il loro carattere penitenziale, o comunque é concesso solo in forma semplice. Il termine deriva dal latino "matris" e "munus"  nel significato di dono-impegno reciproco. La sua istituzione trae il fondamento dall'origine biblica della specie " Dio creò l'uomo a sua immagine...Maschio e femmina li creò" (Gn1,27) ed ancora: "..l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne" (Gn2,24).Il suo fondamento giuridico ed etico si fonda sul consenso dei contraenti e contempla l'unità, l'indissolubilità, la disponibilità a procreare.Durante i primi secoli del cristianesimo il matrimonio non aveva liturgia propria; dal IV secolo si cominciò a benedire gli anelli e, di seguito, a farlo oggetto di benedizione specifica sul velo e sulla sposa. Con la riforma liturgica del concilio Vaticano II, é entrata in vigore una ritualità più consona al nuovo diritto di parità giuridica dell'uomo e della donna e più esemplificativa del significato profondo insito in questo "contratto". La significanza primaria é quella di averne inserito la celebrazione all'interno della messa. La liturgia del sacramento si articola in quattro momenti:- le domande- il consenso- la benedizione e lo scambio degli anelli- la preghiera dei fedeliMinistri del sacramento sono gli sposi medesimi che contraggono dinnanzi a Dio il patto di reciproca alleanza, sull'esempio di quella voluta da Dio con l'umanità: il sacerdote ne é il testimone ed il mediatore liturgico. La triplice benedizione sulla coppia indica l'associazione di questa al mistero eucaristico.

 

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Messa

Nella sua forma attuale, la messa è il risultato di una lunga e complessa evoluzione storico-liturgica che ha tuttavia mantenuto, nel mutamento delle forme rituali, una sostanziale fedeltà al significato originario dell'istituzione da parte di Gesù Cristo, che celebrò la sua ultima cena pasquale con i discepoli come “memoriale” della sua passione e morte. Gli Atti degli apostoli (2, 42) documentano che le primitive comunità cristiane si riunivano per la frazione del pane e per la preghiera. Gli elementi principali di cui constava il loro rito erano intimamente legati ai riti tipici del banchetto pasquale ebraico, che consisteva in alcune preghiere di benedizione sul pane azzimo e sul calice di vino e nella manducazione dell'agnello pasquale, cui seguiva un canto di lode e di azione di grazie (hallel) per quanto il Signore aveva operato per il popolo di Israele.

Anche la celebrazione cristiana dell'Eucaristia fu originariamente collegata con un pasto comunitario (agape), da cui venne in seguito separata a motivo del numero sempre crescente dei partecipanti e delle difficoltà organizzative e disciplinari di cui parla san Paolo (I Corinzi 11, 20 segg.). Essa venne allora integrata con le funzioni religiose del mattino, che comprendevano prevalentemente preghiere e letture. Secondo informazioni desunte dalle opere di Giustino e di Ippolito, già nel II e III sec. si delinearono le linee essenziali del rito della messa: lettura della Sacra Scrittura (liturgia della parola); omelia del presidente, che era generalmente il vescovo; preghiera comune per varie intenzioni (preghiera dei fedeli); scambio del bacio di pace tra tutti i partecipanti; offerta del pane e del vino sui quali il presidente pronunciava la solenne preghiera eucaristica, detta più tardi “canone”.

 Questa comprendeva una breve narrazione dell'istituzione dell'Eucaristia, la rievocazione della morte e risurrezione del Signore (anamnesi) e l'invocazione dello Spirito santo sul pane e sul vino (epiclesi). Dopo l'acclamazione dell'“Amen” da parte dell'assemblea, il pane su cui era stata pronunciata l'Eucaristia veniva spezzato e distribuito a tutti i membri della comunità presenti e assenti. Questo nucleo rituale fu alla base di tutte le liturgie successive, in Oriente e in Occidente. La lingua liturgica, che originariamente era il greco, divenne a poco a poco, a partire dal IV sec., il latino. Il luogo della celebrazione diventò esclusivamente il tempio, che si corredò progressivamente di una serie di strutture architettoniche ben definite quali l'altare, il coro e, in Oriente, l'iconostasi. Ben presto cominciò un processo di redazione di appositi libri liturgici (sacramentari) contenenti norme rituali e formule di preghiera per il celebrante. Le celebrazioni si arricchirono poi di una maggiore solennità esteriore con l'introduzione della processione d'entrata e l'apparizione dei paramenti sacri (amitto, camice, stola, manipolo, dalmatica) che altro non erano se non una derivazione degli abiti portati dalle persone di alto rango sociale negli ultimi tempi dell'Impero Romano.

I riti della messa presero dunque forme stereotipe, pur nella varietà degli usi e delle liturgie locali, tra le quali ebbe il sopravvento la liturgia romana. Durante il Medioevo si diffusero le messe private, celebrate senza la presenza della comunità: il ruolo del sacerdote divenne, così, preponderante rispetto a quello dell'assemblea dei fedeli, la cui partecipazione al rito si fece sempre meno attiva sia dal punto di vista liturgico sia da quello spirituale, con il rarefarsi della comunione eucaristica, supplita da forme devozionali. Verso la metà del XVI sec., il concilio di Trento, per reagire agli abusi nella prassi liturgica e soprattutto alla dottrina di M. Lutero e degli altri riformatori protestanti, che negavano il valore “sacrificale” della messa, riconducendola a una semplice commemorazione della passione e morte di Cristo, pose tra i suoi intenti anche la riforma liturgica.

 Nel 1570 si arrivò alla pubblicazione del Missale Romanum (Messale romano), che senza grandi mutamenti rimase in vigore fino al concilio Vaticano II (1962-65) e, nel 1558, all'istituzione della Sacra congregazione dei riti, cui fu affidato l'incarico di vigilare sull'esatta esecuzione dei riti e delle cerimonie. Il concilio di Trento impose, dunque, un rigidismo liturgico, che portò a un unico modello di messa in tutto l'Occidente, salvo poche eccezioni. Dal XIX sec. a oggi, tutto il lavoro di alcuni movimenti di riforma liturgica e gli interventi degli ultimi pontefici furono raccolti dal concilio Vaticano II, che introdusse nella messa le diverse lingue nazionali, snellì il cerimoniale liturgico e insisté particolarmente sul carattere comunitario della celebrazione, permettendo ai fedeli una più attiva partecipazione al rito.

 

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Messia  (Vedi CRISTO)

Nell'Antico Testamento il messia è colui che, mediante la sacra unzione sul capo, viene consacrato re (I Samuele 10, 1; I Re 1, 39; II Re 9, 6) o sommo sacerdote (Esodo 29, 7). I testi più antichi sottolineano del messia l'aspetto regale: il messia è re e discendente di David o, più tardi, quando quest'ultimo fu idealizzato, una specie di David redivivo (Isaia 11, 1). Tale regalità dapprima viene descritta nei termini di una vittoria cruenta sui nemici (Salmi 2, 8-12); poco alla volta però il concetto viene purificato con l'insistenza sul regno pacifico e sommamente giusto del messia (Salmi 72, 4-14; Isaia 9, 6). Un altro aspetto del messia è il suo carisma profetico, per cui egli sarà un nuovo Mosè (Deuteronomio 18, 18 segg.), il salvatore o redentore, che con la sua morte espierà le colpe altrui. Il cristianesimo identifica il messia con Gesù Cristo, pur conservando, specie agli inizi, quando si attendeva il prossimo ritorno, o parusia, del messia, una forte carica escatologica (già sottolineata, all'interno dell'Antico Testamento, in quei testi che facevano coincidere l'avvento del messia con la vittoria finale sul male: Daniele 7, 9-14 ecc.). Gesù fin dall'inizio della sua vita pubblica predicò l'imminenza del regno di Dio, volendo sottolineare con questa espressione il contenuto spirituale e morale della sua missione. Evitò accuratamente il titolo di re, quando gli venne offerto dalle folle con una finalità politica (Giovanni 6, 15); l'accettò invece in un momento solenne, ma con la precisazione che il suo regno non era di questo mondo (Giovanni 18, 36). Dal Vangelo di Matteo, indirizzato agli ebrei, si deduce chiaramente che diversi particolari della vita del messia, come il concepimento verginale (Matteo  1, 22), il luogo della nascita (Matteo 2, 5), taluni momenti della sua passione (Matteo 21, 5; 26, 31 e 38 ecc.), la sua risurrezione (Luca 24, 25-27; Atti degli apostoli 2, 25-28) erano considerati già predetti da brani dell'Antico Testamento.

 

 

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MORTE FISICA

Da distinguere dalla morte spirituale che è la mancanza di Vita Divina* e l'allontanamento da Dio. É la morte del corpo, la cessazione della funzione vitale del corpo e causa la dipartita del proprio spirito.

 

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MOSE'

É stato il legislatore del popolo d'Israele*, il mediatore tra Dio ed il suo popolo, nel Vecchio Patto*. Per ordine e con l'assistenza di Dio ha condotto il popolo d'Israele fuori dall'Egitto, nella terra di  Canaan*. Secondo la tradizione è stato lui il redattore dei primi cinque libri dalla Bibbia*.

 

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Miracolo

Nel Nuovo Testamento ricorre spesso il tema dei miracoli di Gesù, definiti, secondo il linguaggio dell'evangelista Giovanni, i "segni" della manifestazione del regno di Dio, già iniziato con Gesù. Così, sono miracoli le molte guarigioni descritte nei Vangeli o alcuni interventi compiuti da Gesù sulla natura inanimata, come nel caso della tempesta sedata (Marco 4, 35-41) o del fico sterile (Marco 11, 12-14 e 19-21). L'attività taumaturgica di Gesù costituì uno dei cardini della predicazione apostolica (Atti degli apostoli 2, 22). La teologia apologetica cattolica, di fronte alle critiche del razionalismo dell'Ottocento, insistette sul miracolo come "motivo di credibilità" della fede e contro tutte le obiezioni scientifiche definì il miracolo non come qualcosa che è contro la natura, ma come qualcosa che è al di là di essa, la supera e la oltrepassa. Superate le istanze apologetiche e le questioni sulla natura, la possibilità e la conoscibilità del miracolo dibattute nel concilio Vaticano I, il concilio Vaticano II interpretò il miracolo secondo una dimensione meno teorica e più biblica, situandolo nel contesto della storia della salvezza, dove esso esprime la volontà salvifica di Dio di fronte all'uomo e alla storia.

 

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Navata

Nella chiesa la navata corrisponde alla zona che ospita i fedeli e si distingue dal presbiterio, che corrisponde al luogo dove si trova l'altare. Il termine navata riflette con precisione la forma originaria dello spazio da essa definito che, coperto a struttura lignea a capriate o muraria a volte, assumeva appunto l'aspetto di una chiglia di nave capovolta. Già presente in organismi architettonici antichi (per es. sale ipostile orientali, basiliche romane), la navata divenne elemento costitutivo fondamentale dell'architettura chiesastica con le basiliche paleocristiane, e tale si mantenne fino all'avvento degli schemi introdotti dalla Controriforma. La navata principale o maggiore è lo spazio compreso tra il portale principale d'accesso e la crociera del transetto; ai fianchi di essa, in genere di minore altezza, le navate laterali o minori. Si parla di chiesa a navata unica, allorché questa è definita dagli stessi muri perimetrali.

 

 

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NUOVA NASCITA

Avviene per mezzo dello Spirito Santo quando uno accetta e riceve personalmente Gesù Cristo con tutto il cuore per quello che egli è e per quello che lui ha fatto. Lo Spirito Santo rigenera il nostro spirito e nasciamo figli di Dio*.

 

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NUOVO TESTAMENTO

La seconda parte della Bibbia* formata dai quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le lettere degli Apostoli Paolo, Pietro, Giovanni e Giuda, più la Lettera agli Ebrei e l'Apocalisse di Giovanni. In essa viene descritta la Nuova Alleanza (o Nuovo Patto) che Dio ha stipulato, per mezzo della persona e dell'opera di Suo Figlio Gesù, non soltanto con i discendenti di Abramo, ma anche con tutti i popoli della terra.

 

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Offertorio

L'offertorio è la parte della messa cattolica in cui il sacerdote offre a Dio il pane e il vino destinati a essere consacrati. Inizia con la preghiera «Benedetto sei, o Signore...» e termina con l'orazione sopra le offerte. L'offertorio introduce la liturgia eucaristica. È presente già nella liturgia latina antica. Allora il diacono stendeva una tovaglia sull'altare, oggi egli o il sacerdote spiegano su di esso il corporale. Poi il celebrante si recava incontro ai fedeli per riceverne le offerte (pane e vino), mentre il coro cantava l'offertorio; ora il sacerdote può compiere tale rito se vi sono fedeli preparati a tale cerimonia. Quindi il sacerdote presenta a Dio il pane e il vino, che saranno poi consacrati, con preghiere alle quali i fedeli possono rispondere: «Benedetto Dio nei secoli». Il sacerdote, poi, recitata privatamente una preghiera, lava le mani per esprimere il desiderio di una purificazione interiore, quindi invita i fedeli a pregare perché il sacrificio sia gradito a Dio e chiude l'offertorio con l'orazione sopra le oblate chiamata un tempo secreta, perché recitata privatamente. Se vi è la presentazione delle offerte da parte dei fedeli, essa è accompagnata dal canto dell'offertorio; se la messa è solenne, prima dell'orazione sopra le oblate sono incensati l'altare, i ministri e i fedeli. Durante l'offertorio viene raccolto l'obolo per le necessità indicate, ma con l'intento precipuo di significare la personale partecipazione al sacrificio.

 

 

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Omelia

L'omelia è l'esposizione semplice e discorsiva di passi scritturali, in particolare evangelici. Nella messa corrisponde ad una delle parti della liturgia della parola.L'omelia è la più antica forma di oratoria sacra e risale all'inizio dell'epoca patristica. Omelie furono i discorsi che i padri della Chiesa greca e poi latina indirizzavano al popolo durante la celebrazione della messa; si trattava di una predicazione piana e familiare, in cui l'oratore, seguendo la propria ispirazione, parafrasava testi biblici traendone poi le opportune indicazioni e applicazioni pratiche per la vita quotidiana. In Oriente, dove l'omiletica conobbe grande sviluppo, si ricordano i tre Padri cappadoci (san Basilio, san Gregorio di Nazianzo e san Gregorio di Nissa) e san Giovanni Crisostomo; in Occidente è particolarmente valida quella di Massimo di Torino, di san Cromazio d'Aquileia, di san Gregorio Magno.

 

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Ordine

È il sacramento che conferisce potestà spirituale in virtù della grazia particolare che rende idonei ad esercitare i vari compiti ecclesiali ed ecclesiastici. Primo fra tutti quello di celebrare l'Eucarestia, inoltre il potere di rimettere o meno i peccati nell'esercizio del sacramento della Penitenza: sono la potestà sul Corpo Reale e sul Corpo Mistico del Cristo. Questo sacramento trae origine dall'atto di Gesù di scegliere un gruppo di apostoli e discepoli, per continuare la Sua azione nel mondo. Già nel Nuovo Testamento, Atti degli Apostoli e Lettere di Paolo, appare una prima gerarchia, con compiti specifici, ma subordinati: vescovi-prebisteri che attuano il "memoriale" eucaristico e la predicazione, diaconi che esercitano i ministeri della coadiuvazione nel culto e quello della carità fraterna verso i bisognosi.

In un documento ufficiale del III secolo, cioé la lettera di papa Cornelio I al vescovo Fabio di Antiochia sono già espressi, con i nomi specifici, i tre gradi dell'ordine sacro: - vescovo,  uno solo nelle diverse comunità, - presbiteri, detti anche preti o sacerdoti,  - diaconi. La chiesa latina distinse, nel tempo, "ordini maggiori" da "ordini minori", ciascuno conferito con riti specifici:- ordini maggiori: comprendono episcopi, presbiteri, diaconi, suddiaconi- ordini minori: comprendono ostiario, lettore, esorcista, accolito. La chiesa greca li considera tutti ordini minori conferiti con riti speciali che non sono considerati sacramento. Il concilio di Trento si limitò a definire che nella chiesa cattolica, per istituzione divina, vi é una gerarchia; essa comprende: - i vescovi  delegati al governo pastorale, "munus regendi "; - i presbiteri incaricati del culto divino  "munus liturgicum";- i diaconi incaricati dell'insegnamento, "munus docendi".Il sacramento stesso prende il nome dal latino ordo,  cioé < grado >.

I ministeri conferiti dall'ordinazione sono insostituibili e definiscono la struttura organica ed interdipendente della chiesa. Ministro del sacramento é il vescovo che consacra attraverso l'imposizione delle mani, la sacra unzione, una preghiera consacratoria specifica allo Spirito Santo: il tutto avviene all'interno della celebrazione eucaristica, con rito solenne. Tre sono i momenti principali dell'amministrazione di questo sacramento:- riti di introduzione- rito di consacrazione- riti esplicativiI riti di introduzione, identici per tutti e tre gli ordini, comprendono l'appello dei candidati e la presentazione al vescovo ministrante, l'attestazione della loro idoneità e l'elezione da parte del vescovo all'ordine cui sono candidati, l'omelia del vescovo ordinante, il dialogo tra vescovo e candidati con la promessa di obbedienza di questi ultimi significata dal gesto di apporre le proprie mani giunte in quelle del vescovo ( per i vescovi in quelle del papa ), il canto delle litanie dei santi con la prostrazione dei candidati.Il rito di consacrazione si esplica con l'imposizione delle mani del vescovo sul capo dei candidati; qui avviene la prima gerarchizzazione: se diacono impone le mani solo il vescovo; se presbitero impone le mani il vescovo e di seguito ogni presbitero presente al rito; nell'ordinazione episcopale impongono le mani anche tutti i vescovi presenti al rito e, in seguito, due diaconi tengono sul suo capo un vangelo aperto a significare che egli é sottoposto alla Parola di Dio; tutto avviene in silenzio. Poi la preghiera consacratoria specifica per ciascun ordine, proclamata dal solo vescovo per presbiteri e diaconi, da tutti i vescovi presenti per l'episcopo; l'assemblea aderisce con il proprio "amen".

I riti esplicativi si avvalgono di gesti ed azioni che vogliono significare quanto é avvenuto: i diaconi ricevono le vesti liturgiche del loro grado, cioè la stola e la dalmatica; i presbiteri indossano la stola e la causola ed il vescovo unge loro le mani col sacro crisma; nella consacrazione episcopale si unge il capo; poi diaconi e vescovi ricevono il libro del vangelo, mentre i presbiteri ricevono il pane sulla patena e il calice del vino per la celebrazione eucaristica; i vescovi ricevono anche le insegne del loro grado, cioè l'anello, la mitra, il bastone pastorale e sono invitati a sedere sulla cattedra episcopale. Il tutto si conclude con l'abbraccio ed il bacio di pace.I candidati alla consacrazione, nella chiesa romana, devono corrispondere a questi requisiti:- essere uomini- essere battezzati- essere disposti al celibato per il Regno espresso pubblicamente con libera volontàIl sacramento imprime un carattere indelebile e spetta all'autorità della chiesa la responsabilità e la decisione ultima di accettare i candidati al sacerdozio, dopo una adeguata preparazione dottrinale, pastorale, liturgica evangelica e sprituale in seminario.Il Concilio Vaticano II ha stabilito il "diaconato", dal greco "diàkonos ", <servitore>, come grado permanente conferibile anche ad uomini sposati. Nelle primitive comunità cristiane il diaconato era conferito anche a donne, per lo più vedove; attualmente  tale istituzione permane in molte chiese protestanti. Il "sacerdote", dal latino "sacer-facere",  é il mediatore tra l'uomo e Dio nell'esercizio del culto sacro; per cattolici ed ortodossi ha ricevuto il sacramento dell'ordine.

I sacerdoti sono detti "regolari" quando sono vincolati dalla regola di un ordine religioso; "secolari" o diocesani quando dipendono direttamente dal vescovo ed operano nell'ambito della diocesi di sua giurisdizione.Nella liturgia protestante colui che presiede l'assemblea si chiama "pastore", é ministro del culto, non ha l'ordine sacro. Il "vescovo", dal greco "epìscopos", verbo "epi-scopein", cioè <vigilare>, successore degli apostoli, con la consacrazione episcopale riceve la missione di santificare, insegnare e governare il popolo di Dio a lui affidato e circoscritto nell'ambito di un territorio definito "diocesi", dal greco "dioìkesis" <amministratore della casa>. Solo il papa ha il potere di erigere, modificare o sopprimere una diocesi. Attualmente sono in vigore tre modi di nomina dei vescovi:- elezione, nomina, o designazione dell'autorità civile;- legittima elezione, secondo il diritto universale, confermata dal    romano pontefice che conferisce la missione canonica;- libera nomina da parte del romano pontefice; é il modo principale in uso nella chiesa latina. Il vescovo deve avere almeno 35 anni di età e 5 di sacerdozio attivo. I vescovi, poi, si distinguono in: - diocesani suffraganei  quando dipendono da un metropolita e fanno parte di una provincia ecclesiastica;- diocesani esenti  quando dipendono direttamente dalla Santa Sede;- titolari coadiutori  quando sono di aiuto al vescovo diocesano con diritto di successione;- titolari ausiliari  di aiuto al vescovo diocesano con o senza facoltà speciali;- emeriti  se hanno perduto l'ufficio per limiti d'età o per rinuncia accettata.

 

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PALESTINA

É quella striscia di terra, nel Medio Oriente, che va, dalla penisola del Sinai all'attuale Libano, un tempo Fenicia; ad est il deserto Arabico, ad ovest il mar Mediterraneo. Un tempo chiamata Canaan ed e' la terra che Abramo ha percorso e che gli era stata promessa da Dio. É la terra dove Mosè* e Giosuè* hanno portato il popolo di Dio. Prende nome da un'antica popolazione chiamata Philistin, abitante della costa meridionale, venuti, si presume, dall'isola di Creta, comunque dal ceppo Egeo. Al tempo di Gesù quella terra era sotto il protettorato Romano. Da notare che, quella terra, negli scritti del Nuovo Testamento, non è mai menzionata col nome di Palestina. Solo più tardi, dopo la diaspora*, incominciata con la distruzione del Tempio di Gerusalemme, si è incominciato ad usare questo nome.

 

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PASQUA

In ebraico è Passat e significa "passaggio". La Pasqua è una delle feste capitali ebraiche*. In essa si ricordava la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana operata per mezzo di Mosè* per ordine e con l'aiuto di Dio. Quindi il passaggio dalla schiavitù alla libertà e dignità di nazione (popolo di Dio). È stata istituita al momento dell'esodo e doveva essere celebrata ogni anno. Un elemento caratteristico della Pasqua era l'agnello, che è stato immolato la prima volta per prendere il suo sangue che doveva servire come segno per essere risparmiati dall'angelo* della morte che infieriva sui primogeniti egiziani. L'agnello significava quindi la garanzia per la salvezza ed era una simbologia di Cristo*, additato come Agnello di Dio* che toglie il peccato del mondo da Giovanni Battista. La morte di Gesù*, secondo il preordinamento di Dio, è coincisa con la festa della Pasqua ebraica, e prima del suo arresto, Gesù ha celebrato la sua ultima Pasqua sulla terra, insieme ai suoi discepoli* istituendo la sua Cena, chiamata anche Santa Cena* o Cena del Signore, sostituendo la Pasqua, che i cristiani celebrano sino alla sua venuta, come da lui ordinato. Tutt'ora gli Ebrei celebrano la Pasqua istituita da Mosè.

 

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PATRIARCHI

Generalmente questo termine si applica per Abramo, Isacco, Giacobbe ed i dodici figli di Giacobbe. Evidenzia la dignità e la vocazione che hanno avuto nel piano di Dio come progenitori del popolo di Dio (popolo da cui è venuto il Messia*), e come portatori e garanti della promessa di Dio.

 

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PECCATO

Peccare vuol dire trasgredire la legge di Dio. Dio, il creatore, per amor nostro, ha stabilito delle regole e delle leggi che se li osserviamo ci garantiscono il benessere spirituale, morale e fisico. Con la trasgressione di queste leggi si offende Dio perché si dimostra la mancanza di fiducia e la ribellione verso di Lui (quello che infatti hanno fatto Adamo ed Eva). La trasgressione delle leggi di Dio porta delle male conseguenze come : l'allontanamento da Dio, maledizioni, malattie, sciagure, e problemi di ogni genere, oltre la perdizione eterna e l'inferno.

 

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Penitenza

La penitenza é il sacramento della riconciliazione del peccatore con Dio, attraverso la confessione dei suoi peccati, ed ottenuta con l'assoluzione sacramentale, espressa con la formula trinitaria: "Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".  Non c'é azione liturgica del mistero di salvezza che non richieda prima la riconciliazione col Signore. La celebrazione eucaristica, che é il Sacramento per eccellenza, é preceduta dal "Confiteor" assembleare cui fa seguito l'assoluzione generale e la triplice invocazione del "Kyrie".Con la riforma voluta dal Vaticano II, anche il sacramento della Penitenza é stato innovato, ma manca ancora un'autentica catechesi dei cristiani per recuperarne il valore salvifico. Le scienze sociologiche moderne ed una pratica confessionale non sempre corretta ed illuminata, hanno allontanato molto i fedeli dall'esperienza di riconciliazione; molti credenti si sentono autorizzati ad un pentimento ed assoluzione personali, senza conferma da parte dei ministri della chiesa. Le motivazioni sono tante ed ancora riempiono i testi di liturgisti e teologi. Comunque il sacramento per essere valido esige tre atti del penitente:- il pentimento, o contrizione, che consiste nel dolore di non aver creduto all'amore del Signore;- la confessione auricolare dei peccati gravi al sacerdote; é raccomandata anche quella dei peccati veniali per rinsaldare la coscienza retta nella lotta contro satana;- l'assoluzione da parte del sacerdote, se ritiene il penitente veramente pentito, cioè ben disposto a non ricadervi. A ciò segue il compimento di alcuni atti di soddisfazione, o penitenza, richiesti dal sacerdote, per riparare il male commesso e ristabilire la dignità cristiana di discepolo del Signore. Ministro del sacramento é solo il sacerdote a ciò designato dal vescovo. Il colore liturgico é il viola della stola che il celebrante indossa all'atto di confessare. Poiché questo sacramento vincola il sacerdote al segreto, di solito la confessione avviene nel confessionale; tale pratica sta cadendo in disuso, perché i fedeli preferiscono l'approccio diretto e personale. Oltre alle varie parabole del perdono e della misericordia, questo sacramento ha il suo fondamento neotestamentario nelle parole di Gesù: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". (Gv.20, 22-23)

 

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Pentecoste

La Pentecoste è una delle maggiori solennità cristiane che si origina nel mondo ebraico. Festa di origine agricola che celebrava la fine della mietitura, la Pentecoste presso gli Ebrei cadeva 50 giorni dopo Pasqua. Con la Pentecoste ebraica la Pentecoste cristiana ha in comune solo il nome e la data. Già documentata nel II sec., la Pentecoste cristiana commemora la discesa dello Spirito santo, in forma di lingue di fuoco, sulla comunità cristiana la cinquantesima giornata dalla Pasqua (Atti degli apostoli 2). Presto caratterizzata da grande solennità, la celebrazione della festa fu preceduta da una vigilia, in cui si amministrava il battesimo, e si protraeva per otto giorni consecutivi (ottava di Pentecoste) con una liturgia propria, che si arricchì nel corso dei secoli di testi famosi, come la sequenza Veni, Sancte Spiritus e l'inno Veni, Creator Spiritus.

 

 

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PERDONO DEI PECCATI

É il dono che si riceve quando uno accetta e riceve il Signore Gesù Cristo* come proprio Salvatore*. É una condizione che si realizza soltanto ponendo la fiducia in Cristo. Secondo l'insegnamento di Cristo e degli Apostoli non ci sono altri mezzi o opere che possiamo fare per ottenere il perdono dei nostri peccati.

 

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Presbitero

Il presbiterio è la parte della chiesa riservata agli officianti. Nelle basiliche paleocristiane il presbiterio è situato di norma nella parte absidale e separato dalla parte rimanente dell'edificio dall'altare e da transenne o plutei. Fu spesso sopraelevato, sia per sottolineare la sacralità del luogo sia per rendere ben visibile lo svolgimento delle funzioni, e al di sotto di esso, specialmente nel periodo romanico, si aprì la cripta. Quasi sempre presente in seguito, ebbe particolare sviluppo nel periodo gotico. È tuttora il nucleo vitale dell'edificio chiesastico e comprende gli elementi fondamentali per la prassi liturgica: altare, cattedra episcopale, banchi o sedili per i sacerdoti, ambone e, in taluni casi, schola cantorum.

 

 

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PROFETA

Profeta è chiamata quella persona che svolge la funzione di portavoce di Dio. Sia nell' Antico Testamento* che nel Nuovo Testamento* sono scelti direttamente da Dio e servono da canali della Parola di Dio per cui parlano ispirati dallo Spirito Santo.

 

 

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 Quaresima

La quaresima è il periodo liturgico di 40 giorni che la Chiesa celebra in preparazione alla Pasqua. Decorre dal mercoledì delle Ceneri fino alla liturgia vespertina del Giovedì santo. Sviluppatasi attorno al IV sec. sulla base di una ricca simbologia biblica (i quarant'anni degli Ebrei nel deserto, i quaranta giorni di Gesù nel deserto, la predicazione di Giona ai Niniviti), la quaresima si caratterizzò subito come tempo di preparazione dei catecumeni al battesimo di Pasqua, come tempo penitenziale di preparazione dei penitenti alla solenne riconciliazione del Giovedì santo e come tempo per una pratica cristiana più intensa estesa a tutti i fedeli. Influì, infine, sulla quaresima la pratica del digiuno, già prassi abituale della primitiva celebrazione cristiana della Pasqua. Il tempo di tale digiuno variava da una comunità all'altra; dopo il IV sec., tuttavia, per motivi di uniformità anche cronologica con l'esempio di Gesù, si cominciò a estenderlo per quaranta giorni consecutivi prima della Pasqua. Il diverso computo dei giorni di digiuno quaresimale diede anche origine a una pre-quaresima, a un'anticipazione cioè di una, di due o di tre settimane. La riforma del concilio Vaticano II giudicò inutile perché anacronistica la pre-quaresima e ritornò all'uso antico della celebrazione della quaresima di quaranta giorni, insistendo sulla disposizione dei fedeli alla celebrazione del mistero pasquale attraverso l'ascolto più frequente della Parola di Dio, la preghiera più assidua, il ricordo o la preparazione al battesimo e la penitenza. Segni distintivi dell'attuale celebrazione quaresimale sono il digiuno nel mercoledì antecedente la quaresima (mercoledì delle Ceneri) e nei venerdì successivi, l'omissione del Gloria e dell'Alleluia nella messa, la presenza di formulari propri e rinnovati nella liturgia di ogni giorno, la sospensione della messa il venerdì e il sabato santo nel rito romano e durante tutti i venerdì nel rito ambrosiano.

 

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RAVVEDIMENTO

Ravvedimento significa cambiare il modo di pensare sul peccato*, su noi stessi, su Dio e su Cristo*. Comporta un cambiamento di scelta e di vita. Il ravvedimento non tocca soltanto la ragione, ma anche la coscienza. É l'ammissione, da parte del peccatore, di essere lontano da Dio, perduto e incapace di uscire da solo dalla situazione di condanna, senza speranza e di aver bisogno della grazia di Dio. É un'inversione totale e significa mettersi dalla parte di Dio, dargli ragione e condannare se stessi. Il ravvedimento comprende  anche il pentimento, cioè il dolore per aver peccato, ma è di più perché oltre al dispiacere di aver peccato genera la decisione di non peccare più.

 

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Reliqua

Nell'ambito del cristianesimo il termine reliquia fu applicato, a partire dal IV sec., sia ai resti mortali dei martiri sia ad altri oggetti con essi in rapporto (strumenti del supplizio, parti di indumenti ecc.). Il culto delle reliquie sorse e si sviluppò notevolmente in relazione alla venerazione delle tombe e dei luoghi di sacrificio dei martiri. Vari padri della Chiesa (Eusebio, Cirillo d'Alessandria, Gerolamo, Agostino) giustificarono la venerazione delle reliquie come memorie preziose dei confessori della fede, in contrasto con l'uso magico fatto a livello popolare. L'uso di staccare parti delle ossa dei martiri e deporle in cappelle e altari incominciò in Oriente dove, sotto l'imperatore Costanzo, fu fatta la solenne traslazione delle reliquie di san Timoteo (356). Dall'VIII sec. tale uso venne accolto anche a Roma e in tutto l'Occidente. Particolare diffusione ebbe il culto delle reliquie in epoca medievale, quando i santuari in cui esse venivano conservate furono meta di grandiosi pellegrinaggi (celebri i santuari di San Giacomo di Compostela e di San Nicola di Bari). Nell'XI sec. si affermò l'uso di emettere il giuramento feudale sulle reliquie dei santi e, in vari Ordini monastici, di celebrare la professione religiosa davanti a esse. Contro il culto delle reliquie, fonte di abusi per le falsificazioni e per l'uso spesso superstizioso fattone a livello popolare, si levarono i riformatori protestanti. M. Lutero denunziò il culto delle reliquie come invenzione della Chiesa romana e ne negò il valore religioso come contrario all'insegnamento della Sacra Scrittura. Il concilio di Trento ne riaffermò, invece, la validità e la legittimità, facendo appello alla tradizione apostolica. Nel 1669, papa Clemente IX affidò la direzione del culto delle reliquie a una apposita congregazione, in seguito (1904) riunita con quella dei Riti. Secondo le norme dell'attuale legislazione canonica, è permesso il culto pubblico solo delle reliquie riconosciute autentiche dalla competente autorità ecclesiastica.

 

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RESURREZIONE

La parola significa ritornare a vivere, ritornare alla vita. Nelle Sacre Scritture è quasi sempre riferita al ritorno in vita di una persona e quindi di un corpo fisico. Solo in pochi passi come in Efesini 2:6 e Colossesi 3:1, si riferisce alla resurrezione dello spirito dell'uomo. Ci sono diversi tipi di resurrezione: la resurrezione di un morto che viene portato alla vita, di nuovo in questa terra, tramite un miracolo di Dio e che in seguito morirà di nuovo; la resurrezione finale che realizzeranno sia i giusti, per ereditare il Regno dei Cieli, che i malvagi per essere giudicati e condannati nello Stagno di Fuoco per l'eternità; la resurrezione che ha realizzato Gesù Cristo, al terzo giorno dalla sua morte, e che, avendo ricevuto un corpo incorruttibile, può abitare nei Cieli*.

 

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Rosario

Il rosario è la pratica religiosa cattolica consistente nella recita di quindici decine di Ave Maria, numerate sulla corona del rosario, precedute da un Padre nostro e seguite da un Gloria; dopo ogni decina vengono intercalate le letture dei misteri (gaudiosi, dolorosi, gloriosi) inerenti a fatti della vita di Maria e di Gesù.

 

 

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SABATO

È il settimo giorno della settimana ebraica. Per far ricordare al Suo popolo la sacralità della creazione, Dio ha comandato, tramite Mosè*, l'astensione da ogni lavoro e il riposo corporale. Infatti il sacro scrittore in Genesi 2:2-3 usa un antropomorfismo quando scrive che Dio si è riposato il settimo giorno dall'inizio della creazione. Effettivamente tutt'ora siamo nel periodo del settimo giorno di Dio, in quanto tutto quello che succede nella natura è conseguenza della sua funzione e non mutamenti o iniziative provocati da parte di Dio o dal "caso", secondo gli evoluzionisti. I religiosi e formalisti Giudei*, al tempo di Gesù*, avevano portato all'esasperazione l'osservanza del Sabato tramite divieti permalosi, insignificanti e inutili, incoerenti con lo scopo della Legge* stessa, che era quello (come ha detto anche Gesù) di avvicinare l'uomo a Dio e al suo prossimo, con dedicazione particolare: nei confronti di Dio con il culto, nel Tempio* e con i sacrifici; nei confronti del prossimo con aiuti, giubilei, condoni ed altro. Anche il Sabato è una simbologia di Cristo*, in quanto Dio si è riposato in lui, essendo Cristo stesso colui che ha adempiuto ogni giustizia e tutto quello che c'era da fare per riportare l'uomo a Dio.

 

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SACERDOTE

É stato il primo ufficio sacro istituito da Dio alla costituzione della nazione d' Israele* dopo la liberazione dall'Egitto per organizzare la vita religiosa ed i riti. Il suo ruolo era quello di mediatore tra Dio e l'uomo, basato sull'offerta e l'immolazione di animali. Nel periodo prima di Mosè* era una funzione svolta dai Patriarchi*, per mantenere la relazione con Dio per loro e per la propria famiglia. Con la venuta di Gesù, che è stato costituito da Dio stesso come Sommo Sacerdote, tutti i credenti sono classificati come Sacerdoti, i quali mantenendo una relazione costante e reale con Dio, possono intercedere per gli altri.

 

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SACRE SCRITTURE  (Sinonimo di BIBBIA)

 

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Sacramento

Secondo la tradizione cristiana specie cattolica alcuni sacramenti sono stati scelti da Cristo stesso, che ne ha fatto i suoi "sacramenti", in tutto sette (battesimo, cresima, penitenza, Eucaristia, ordine, matrimonio, estrema unzione). Si distingue allora tra sacramentali (segni sacri in genere) e sacramenti propriamente detti. La differenza consiste essenzialmente nel fatto che il segno sacro è diventato, per volontà di Cristo (quindi di Dio), oltre che signum del Dio Salvatore e della sua salvezza e grazia, anche medium di essa, non solo signum, ma signum efficax. A simile elevazione sono disponibili l'acqua, l'olio (cresima ed estrema unzione), il pane e il vino, l'amore vero e fedele (matrimonio), pentimento, confessione e assoluzione.

 

 

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Schola Cantorum

Nella basilica paleocristiana, la schola cantorum è lo spazio antistante l'altare, riservato ai cantori o ad altri partecipanti ai riti e delimitato da recinzione, a pianta rettangolare, a plutei o transenne, come ad es. in San Clemente e in Santa Sabina a Roma. Sui due lati longitudinali del recinto si trovavano, a volte, due balconi detti amboni a cui si accedeva mediante una scaletta e da cui si eseguivano le letture e alcuni canti. Le funzioni, dopo il primo medioevo, furono trasferite nel coro e nella cantoria. Dall'inizio della liturgia cattolica, è detto schola cantorum anche il gruppo dei cantori e l'istituzione di cui essi facevano parte

 

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SALVATORE

Nell' Antico Testamento* Dio stesso si attribuiva questo appellativo. Infatti Egli veniva sempre in soccorso del suo popolo liberandolo dai nemici. Ora, solo Gesù, con la sua morte espiatoria e con la sua resurrezione*, è stato costituito e chiamato cosi dal Padre stesso, perché può perdonare i peccati* e salvare dalla punizione eterna tutti coloro che si accostano a lui.

 

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SALVEZZA

É quella realtà di Vita Divina* che ha inizio al momento della conversione, cioè quando la persona accetta Gesù Cristo come suo Salvatore* e Signore*, e che si protrae per tutta l'eternità senza essere condizionata dalla morte fisica*. Include il Perdono dei peccati* e la Nuova Nascita* come figlio di Dio*.

 

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SANTA CENA (vedi CENA DEL SIGNORE).

 

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SATANA  (Vedi DIAVOLO)

 

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SETTA

Vai alla pagina "Le sette".

 

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SIGNORE

La parola significa padrone, colui che ha potere sulla vita. Anche questo appellativo è stato dato da Dio a Suo Figlio Gesù per confermare la sua totale autorità su tutti gli uomini, su tutti gli angeli e su tutti i demoni. Gesù, come Signore, è stato costituito anche giudice dei vivi e dei morti.

 

 

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Tabernacolo

Presso gli antichi Ebrei il tabernacolo era il santuario portatile contenente le tavole della Legge. Nella Chiesa cristiana, a partire dal XII sec., tabernacolo era detto l'edicola chiusa contenente l'Eucaristia, inizialmente murata presso l'altare e successivamente collocata sopra l'altare stesso (ciborio), disposizione resa obbligatoria da papa Paolo V nel 1614. Nella sua forma esterna il tabernacolo può avere diversa struttura, dovendo però rispettare alcune norme di base quali quella di avere una sola porta, di essere illuminato dall'esterno e di essere coperto da un drappo (conopeo) del colore liturgico della ricorrenza.

 

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Talare

Nero per i sacerdoti, violaceo per i vescovi, rosso per i cardinali, bianco per il papa, l'abito talare è portato dal clero cattolico nell'uso quotidiano e sotto le vesti liturgiche durante l'esercizio degli uffici. In seguito alle riforme promosse dal concilio Vaticano II, la veste talare anche in Italia (dal 1966) è d'obbligo soltanto durante le azioni liturgiche e pastorali, al di fuori delle quali è libero l'uso del clergyman.

 

 

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TEMPIO

É il luogo sacro dove Dio si manifesta sulla terra. A Gerusalemme*, molto tempo prima della venuta di Gesù, è stato costruito il tempio chiamato "di Salomone"; distrutto, è stato poi ricostruito a più riprese. Ora, nel Nuovo Patto, noi credenti, siamo chiamati il Tempio di Dio perché, essendo stati purificati dal Sangue di Gesù, conteniamo lo Spirito Santo (Efesini 2:21-22).

 

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TERRA PROMESSA (Vedi PALESTINA)

 

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Transustanziazione

La transustanziazione è un termine introdotto dai teologi del Medioevo e successivamente recepito nel linguaggio dei documenti ufficiali del magistero ecclesiastico fino alla sua canonizzazione nel decreto sulla Eucaristia del concilio di Trento, per esprimere nella maniera più corretta possibile la trasformazione in virtù della quale il pane e il vino preparati per l'Eucaristia, divengono, al momento della consacrazione, il corpo e il sangue di Cristo. La fede dei cristiani, memori del gesto compiuto da Gesù nell'ultima cena e obbedienti al suo invito di rinnovarlo sempre, confessa che, quando sul pane e sul vino eucaristici vengono pronunciate dal sacerdote le parole di Gesù, la potenza creatrice infallibile di quelle parole è tale che operano la trasformazione che indicano. I due elementi cessano di essere pane e vino e diventano quello che sono dichiarati nella formula-racconto della consacrazione: «Questo è il mio corpo»; «Questo è il mio sangue». È bene ricordare che "esprimere" non equivale a "spiegare".

 

 

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Unzione degli infermi

L'Unzione degli infermi é uno dei 7 sacramenti. Nella prospettiva del Vaticano II, anche il rito per gli ammalati é stato rinnovato; non si parla più di Estrema Unzione, quasi un sotterfugio magico che si appoggia sull'incoscienza agonica del morente. È un vero e proprio sacramento di aiuto e sostegno all'ammalato per sopportare il limite postogli dalla malattia grave ed una fortificazione del corpo per lottare contro la malattia stessa con volontà fiduciosa di guarire, perché la vita é un dono di Dio da sostenere e desiderare sempre. Questa nuova ottica si scontra, naturalmente, con lo scientismo moderno che tende a vedere nella morte la liberazione da un male definito irreversibile. Il sacramento dell'Unzione prevede, quindi, la piena coscienza del soggetto che la riceve, perché esso si pone sul piano dell'evento salvifico: "Per questa santa unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. Amen. E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi. Amen."Questo sacramento ha lo scopo di conferire una grazia speciale al cristiano che esperimenta le difficoltà e le sofferenze della malattia o della vecchiaia; può essere amministrato anche più di una volta, secondo l'aggravarsi dello stato di malattia. Ministro del sacramento é soltanto il sacerdote che usa l'olio benedetto dal vescovo o dallo stesso sacerdote celebrante. Nel rito romano l'unzione é fatta sulle mani e sulla fronte del malato; nel rito orientale anche su altre parti del corpo ed é accompagnata da specifica preghiera; questa ha come effetti: - l'unione del malato alla Passione di Cristo per il bene proprio e di tutta la chiesa;- il conforto, la pace, il coraggio per sopportare cristianamente il male;- il perdono dei peccati, se non già ottenuto col sacramento della penitenza;- il recupero della salute, se ciò giova alla salvezza spirituale;- la preparazione al passaggio alla vita eterna. La Chiesa chiede che l'amministrazione dell'Unzione degli infermi sia un atto comunitario con la presenza dei famigliari e congiunti; per il rito non si chiede arredo particolare: basta una candela accesa ed una dignitosa apparecchiatura di un tavolo se ad essa si accompagna, per volontà del malato, la somministrazione dell'Eucaristia.

 

 

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VANGELO ( Vedi anche BUONA NOVELLA)
Vangelo si può anche riferire agli omonimi libri scritti dai quattro Evangelisti* in cui descrivono, con sfumature diverse: la nascita, parte della vita, gli insegnamenti, la morte e la resurrezione del Signore Gesù.

 

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VECCHIO PATTO

É il patto di alleanza che Dio ha fatto con il popolo d'Israele*, tramite Mosè*, sul monte Sinai. Nel patto era stabilita l'ubbidienza del popolo alle leggi di Dio e la ricompensa di Dio di una vita prospera e longeva nella terra promessa*. Il patto è sancito con l'aspersione del sangue di un agnello sul popolo.

 

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Veglia

Una veglia di preghiera è una notte (o buona parte di essa) trascorsa pregando, in attesa di un evento eccezionale. In particolare si celebra la veglia di Pasqua tra la notte del sabato santo e la domenica di Pasqua.

 

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Viacrucis

Secondo la tradizione cristiana la via crucis è il cammino percorso da Gesù, portando la croce, dal pretorio, dove venne condannato, fino alla cima del Calvario, dove fu crocifisso. Già poco dopo la sua morte, i primi cristiani e molti pellegrini ripercorsero in penitenza il cammino di Gesù in quegli stessi luoghi, tuttavia, non essendo possibile a ogni cristiano recarsi in Terrasanta, invalse dopo la crociata l'usanza di far rivivere idealmente la via del Calvario percorrendo particolari tragitti lungo i quali vennero poste riproduzioni dei principali momenti della passione di Cristo. Tale uso, introdotto dapprima in Spagna, si propagò poi in Europa per merito dei francescani minori, venendo queste rappresentazioni chiamate stazioni, il cui ordine e numero dapprima non fisso venne verso la fine del XVII sec. stabilito in quattordici sia sulla via crucis di Gerusalemme sia negli altri luoghi (si ricordano in particolare la via crucis del Colosseo a Roma, eretta nel 1750, quella del Sacro Monte di Varese e quella di Varallo ecc.).

 

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VITA DIVINA

É quella condizione di vita che inizia quando lo spirito di colui che crede in Gesù viene rigenerato dallo Spirito Santo, come figlio di Dio. Quando colui che crede riceve la Salvezza*, entra in quella realtà spirituale che si protrae sino nell'eternità.

 

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