Talune correnti
del giudaismo ponevano tutta la loro fiducia
nelle opere umane, nella perfetta osservanza
della legge, e giungevano a dimenticare che
l’essenziale consiste nel poggiare su Dio.
questa pretesa orgogliosa viene completamente
smantellata da Paolo, il quale si fonda su Gn
15, 6 <<Abramo credette in Dio che glielo
attribuì come giustizia>>, per dimostrare che la
fede e non le opere, costruisce il fondamento
della salvezza (Gal 3,6; Rm 4,3).
L’uomo non
ha di che gloriarsi, perché tutto gli viene da
Dio <<a titolo gratuito>> (Rm 3,27; 4,1-4).
Nessun’ opera precede il favore di Dio, tutte ne
sono il frutto. Però questo frutto non è mancato
nella vita d’Abramo.
Tra i discendenti
del patriarca Gesù è il solo a cui aspetti
pienamente l’eredità della promessa; è la
discendenza per eccellenza (Gal 3,16). Lungi
dell’essere una restrizione, questa
concentrazione della promessa su un discendente
unico è la condizione del vero universalismo a
sua volta definito secondo il disegno di Dio in
Cristo, circoncisi od incirconcisi, israeliti o
gentili, possono partecipare alle benedizioni di
Abramo (Gal 3,14). La loro fa di essi la
discendenza spirituale di colui che ha creduto
ed è ormai <<il padre di tutti i credenti>> (Rm
4,11 s). << Voi tutti siete un essere in Cristo
Gesù. Ora se appartenete a Cristo, siete
discendenza di Abramo, e quindi eredi secondo la
promessa >> (Gal 3,28 s).
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Acqua
Cristo è venuto a
portare agli uomini le acque vivificatrici
promesse dai profeti. Egli è la roccia che,
percossa, lascia scorrere dal suo fianco le
acque capaci di dissetare il popolo in cammino
verso la vera terra promessa (1 Cor 10, 4). Il
battesimo è un bagno che ci lava dai nostri
peccati (1 Cor 6,11; Ef 5,26; Eb 10,22)
applicandoci la virtù redentrice del sangue di
Cristo (Eb 9,13 s).
A questo
simbolismo fondamentale dell’acqua battesimale
Paolo ne aggiunge un altro: immersione ed
emersione del neofita, che simboleggiano la
sepoltura con Cristo e la sua risurrezione
spirituale (Rm 6,3-11). Forse Paolo vede qui,
nell’acqua battesimale, una rappresentazione del
mare, abitacolo delle potenze malefiche e
simbolo di morte, vinto da Cristo, come un tempo
il Mar Rosso da Jahve (1Cor 10,1 ss). Infine
comunicandoci lo Spirito di Dio, il battesimo è
anche principio di nuova vita. Per questo viene
concepito come un << bagno di rigenerazione e di
rinnovamento dello Spirito Santo >> (Tt 3,5).
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Acquasantiera
L'acquasantiera
è un recipiente di forme e materiali diversi
(marmo, pietra, argento, ottone, avorio ecc.)
destinato a contenere acqua benedetta. L'uso di
un vaso in cui conservare l'acqua santa venne
reso obbligatorio da papa Leone IV (IX sec.), ma
i primi esemplari di acquasantiera risalgono al
X sec. e sono portatili (acquasantiera in avorio
dell'arcivescovo Gottofredo, Milano, Tesoro del
duomo). Più tardi, nel corso del Medioevo,
l'acquasantiera diventò un accessorio fisso
della chiesa, o come elemento architettonico a
sé stante, o come vasca sporgente da un pilastro
o dalla parete stessa. A partire dal XIII sec.
assunse caratteri di sempre maggiore ricchezza e
monumentalità (acquasantiera di Nicola e
Giovanni Pisano a San Giovanni Fuorcivitas in
Pistoia), che raggiunsero il culmine, col
barocco, nelle famose acquasantiere di G.L.
Bernini in San Pietro.
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Adamo
I progenitori
sono il prototipo della coppia coniugale
(1 Tm 2,13 s)
che deve essere restaurata nella nuova
umanità. Senza dubbio anche dietro un inno
paolino il 2,6-11) si può riconoscere un voluto
contrasto tra Adamo, che cercò di impadronirsi
della condizione divina, e Gesù che non la
ritenne gelosamente per sé. A queste evocazioni
si possono aggiungere accostamenti espliciti.
1.
In
Cor 15, 45-49,
m Paolo oppone con vivezza i due tipi secondo i
quali non siamo costituiti; il primo uomo, Adamo
è stato fatto anima vivente, terrestre,
psichica; << l’ultimo Adamo è uno spirito che
dona la vita >>, perché è celeste, spirituale.
Al quadro delle origini corrisponde quello della
fine dei tempi, ma un abisso separa la creazione
seconda della prima, lo spirituale dal carnale,
il celeste dal terrestre. In Rm 5,12-21, Paolo
dice esplicitamente che Adamo era << la figura
di colui che doveva venire >>. Fondandosi sulla
convinzione che l’atto del primo Adamo ebbe un
effetto universale – la morte (cfr 1 Cor 15,21
s) – afferma allo stesso modo l’azione
redentrice di Cristo, secondo Adamo. Ma nota
nettamente le differenze: d’Adamo, la
disobbedienza, la condanna e la morte; di Gesù
Cristo, l’obbedienza, la giustificazione e la
vita. Più ancora, con Adamo il peccato è entrato
nel mondo; con Cristo, che n’è la sorgente, ha
sovrabbondato la grazia. Infine l’unione feconda
di Adamo ed Eva annunciava l’unione di Cristo e
della Chiesa.; questa a sua volta diventa il
mistero che sta alla base del matrimonio
cristiano (Ef 5,25-33; cfr. 1 Cor 6,16).
2.
figlio di Adamo per nascita e
rinato in Cristo per fede, il cristiano conserva
con il primo e con l’ultimo Adamo una relazione
duratura, anche se di natura e di portata
diversa. Fedele al vero significato del racconto
delle origini, non adduce a propria discolpa il
peccato del primo uomo, ma si rende conto che
Adamo è lui stesso, con la sua fragilità, il suo
peccato ed il suo dovere di svestirsi dell’uomo
vecchio, secondo la frase di Paolo (Ef 4,22 s;
Col 3,9 s). e questo per << rivestirsi di Gesù
Cristo, l’uomo nuovo >>; in tal modo l’intero
suo destino si inserisce nel dramma dei due
Adami. O meglio, egli trova in Cristo l’uomo per
eccellenza: secondo il commento che Eb 2,5-9 fa
al Sal 8,5 ss, colui che fu provvisoriamente
abbassato di sotto gli angeli per meritare la
salvezza di tutti gli uomini, ha ricevuto la
gloria promessa al vero Adamo.
Alleanza
La morte di
Cristo, che è nello stesso tempo sacrificio di
Pasqua, sacrificio d’alleanza e sacrificio
espiatorio, porterà a compimento le figure
dell’AT, che la delineavano in modi diversi. E
poiché quest’atto sarà ormai reso presente in un
gesto rituale che Gesù ordina di << ripetere in
sua memoria >> (1 Cor 11,25), mediante la
partecipazione eucaristica realizzata con fede i
fedeli saranno uniti nel modo più intimo al
mistero della nuova alleanza e beneficeranno
delle sue grazie. Nella sua argomentazione
contro i giudaizzanti, che ritengono necessaria
l’osservanza della legge data dall’alleanza
sinatica, Paolo dice che, ancor prima che
venisse la legge, un’altra disposizione (diathèke)
divina era stata enunciata nella debita
forma: la promessa fatta ad Abramo. La legge non
ha potuto annullare questa disposizione. Ora
Cristo è il compimento della promessa (Gl 3,
15-18). Con la fede in lui si ottiene quindi la
salvezza, non con osservanza della legge. Questa
visione delle cose sottolinea un fatto:
l’alleanza antica si inseriva essa stessa in una
economia gratuita, una economia di promessa, che
Dio aveva liberamente istituita.
Il NT è punto
d’arrivo di tale economia. Paolo non contesta
che la << disposizione >> fondata al Sinai
venisse da Dio: le << alleanze >> rinnovate
erano uno dei privilegi di Israele (Rm 9,4), cui
le nazioni fino allora erano estranee (Ef 2,12).
Ma quando si pone questa disposizione in
parallelo con quella che Dio ha rivelato in
Cristo, si vede la superiorità della nuova
alleanza sull’antica (Gl 4,24 ss; 2 Cor 3,6 ss).
Nella nuova alleanza i peccati sono tolti (Rm
11,27); Dio abita in mezzo agli uomini (2 Cor
6,16);muta il cuore degli uomini e pone in essi
il suo Spirito (Rm 5,5; cfr. 8,4-16). Non più
quindi l’alleanza della lettera, ma quella dello
spirito (2Cor 3,6), porta con sé la libertà dei
figli di Dio (Gal 4,24). Essa riguarda sia le
nazioni che il popolo di Israele, perché il
sangue di Cristo ha ristabilito la unità del
genere umano (Ef 2,12 ss). Riprendendo le
prospettive delle promesse profetiche, che vede
compiute in Cristo, Paolo elabora così un quadro
generale della storia umana, di cui il tema
dell’alleanza costituisce il filo conduttore.
La lettera agli
Ebrei, in una prospettiva un po’ diversa compie
una sintesi parallela degli stessi elementi. Per
mezzo della croce, Cristo sacerdote è entrato
nel santuario del cielo, dove sta per sempre
dinanzi a Dio, intercedendo per noi ed
inaugurando la nostra comunione con Lui. Si
realizza così la nuova alleanza annunziata da
Geremia (Eb 8,8-12; Ger 31,31-34); un’alleanza
suggellata nel sangue come la prima (Eb 9,20; Es
24,8), non più nel sangue degli animali, ma in
quello di Cristo stesso, versato per la nostra
redenzione (9,11 s). questa nuova disposizione
era stata preparata dalle precedente, ma l’ha
resa caduca, e sarebbe vano attaccarsi a ciò che
è destinato a sparire (8,13). Come una
disposizione testamentaria entra in vigore con
la morte del testatore, così la morte di Gesù,
ci ha messi in possesso dell’eredità promessa (Eb
9,15 ss). L’Alleanza antica era quindi
imperfetta, poiché stava sul piano delle ombre e
delle figure, assicurando solo imperfettamente
l’incontro degli uomini con Dio. invece la nuova
è perfetta perché Gesù, nostro sommo sacerdote,
ci assicura per sempre l’accesso presso Dio (Eb
10, 1-22). Cancellazione dei peccati, unione
degli uomini con Dio: questo è il risultato
ottenuto da Gesù Cristo, che “Mediante il sangue
d’un’alleanza eterna è diventato il grande
pastore delle pecore” (Eb 13,20).
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AGAPE
Banchetti collettivi
dei cristiani dei primi tempi, che si tenevano
in concomitanza con la Cena* del Signore.
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AGNELLO DI DIO
Nel Vecchio Patto*
era l'offerta che si doveva offrire a Dio per
l'espiazione del peccato*. Gli Israeliti, la
notte, prima di uscire dall'Egitto guidati da
Mosè*, dovevano mangiare un agnello arrostito
interamente, e con il suo sangue dovevano
intingere gli stipiti delle porte come segno per
l'Angelo* della Morte che doveva passare ed
annientare tutti i primogeniti Egiziani.
Effettivamente, furono risparmiati tutti coloro
che erano dentro le case segnate con il sangue
dell'agnello. Questo evento è stata la prima
Pasqua*, dall'Ebraico Passat, che significa
Passaggio (sia il passaggio dell'Angelo della
Morte, che il loro passaggio dalla schiavitù
alla libertà). Quell'agnello era figura di
Gesù*. Da Giovanni Battista è stato chiamato
"l'Agnello di Dio" (Giovanni 1:29), a conferma
di quello che Gesù veramente era e dell'opera
che doveva fare. Gesù è stato l'offerta per
l'espiazione del peccato di tutti gli uomini, e
il suo sangue versato alla croce* ci libera
dalla morte eterna.
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ALLELUIA
In ebraico "haleluyah"
significa "lodate Yah", cioè "lodate Dio". È una
espressione di acclamazione e di adorazione
degli Ebrei* dei Cristiani* oggi.
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Altare
Presso gli Ebrei
l'altare (mizbeah, ciò su cui si sacrifica) era
in origine connesso con una apparizione di Dio
(Mosè elevò un a. ai piedi del Sinai: Esodo 24,
4) e su di esso si uccideva l'animale offerto
alla divinità; in seguito assunse il significato
consueto di mensa.I cristiani nei primi tempi
rifiutarono l'uso dell'altare, per
differenziarsi dal culto ebraico e pagano, ma
ben presto, fin dal II sec., esso appare nelle
chiese accanto alla cattedra del vescovo.
L'altare paleocristiano oltre che di pietra fu
spesso di legno. Ma l'usanza di porre sotto la
mensa le spoglie del martire al quale l'altare
era dedicato, gli fece assumere sempre più
spesso la forma a cofano o a cassa. Talora un
vano vuoto (arca) comunicava direttamente con la
tomba sottostante. Per lungo tempo l'altare fu
posto tra il presbiterio e l'abside e spesso
questa collocazione centrale fu accompagnata da
imponenti strutture architettoniche che gli
dessero il massimo risalto (come a San Pietro a
Roma). L'architettura gotica accostò invece
l'altare alla parete di fondo, creando così un
retroaltare (nel quale furono spesso collocati
doni votivi e il tesoro del tempio) e fornendo
l'occasione per dossali marmorei e per polittici
dipinti. Contemporaneamente comparvero sulle
pareti laterali e nelle cappelle numerosi altari
minori. Secondo le norme della liturgia
cattolica, ogni altare conserva in una speciale
cavità grani di incenso, reliquie di santi e uno
scritto di consacrazione firmato dal vescovo.
L'altare maggiore deve essere posto sopra un
numero dispari di gradini (il numero per quelli
minori non è determinato). Il concilio Vaticano
II, allo scopo di evitare eccessi di decorazioni
e di sfarzo e per avvicinare il celebrante ai
fedeli, ha suggerito forme semplici di altare e
ha invitato a porlo (come alle origini) in
posizione centrale rivolgendolo verso
l'uditorio.
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ANGELI
Sono state le prime
creature celesti creati da Dio. Li ha creati per
stare vicino a Lui, svolgendo diversi funzioni a
secondo del grado loro assegnato. Vivono nella
sfera invisibile e celestiale, ma intervengono
spesso nella realtà terrestre. Generalmente sono
distinti dai demoni* ed agiscono principalmente
a favore dei credenti. Si suddividono in diversi
ordini: Cherubini*, Serafini, Principati,
Signorie, Troni, etc..Ci sono poi quelli che
sono andati dietro a Satana* nella ribellione a
Dio.
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ANTICO
TESTAMENTO
La prima parte della
Bibbia* che abbraccia il periodo storico (nella
relazione di Dio con gli Ebrei*, popolo che Lui
ha scelto per la preparazione e la realizzazione
del suo piano di Salvezza*) dalla
Creazione a prima della nascita di Gesù.
Direttamente scritta da persone scelte da Dio e
con l'ispirazione dello Spirito Santo, come
Mosè*, Giosuè* ed i Profeti*. Contiene (e spesso
ne è anche sinonimo) l'Antica Alleanza o Vecchio
Patto*, che consisteva nell'alleanza che Dio ha
fatto con il popolo d'Israele*, per la sua
elezione e per la promessa del Messia*.
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APOSTOLO
Viene dal greco e
significa "inviato speciale". Si riferisce ad
uno mandato per compiere qualcosa di importante
dietro ordine di uno di grado elevato. Nel Nuovo
Testamento* vengono menzionati con questo
termine principalmente i dodici Discepoli*
scelti da Gesù per continuare il mandato di Dio,
e poi, altri, scelti in secondo tempo, anch'essi
da Gesù, come Paolo, Barnaba, etc.. L'Apostolo
per eccellenza è Gesù che è stato mandato da Dio
per realizzare la Salvezza* del mondo.
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ASCENSIONE
Letteralmente
significa: salire su, salire in alto. Si
riferisce alla dipartita di Gesù, al Cielo*,
dopo la resurrezione*. Dopo la sua
resurrezione, Gesù è stato ancora quaranta
giorni insieme ai suoi discepoli*; e nel
quarantesimo giorno trovandosi fuori
Gerusalemme*, si è letteralmente elevato dal
suolo, salendo in alto sino a scomparire dalla
vista dei presenti (Atti
1:9).
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ATTI
DEGLI
APOSTOLI
É il libro,
parte del Nuovo Testamento, dove sono riportati
la vita e la religiosità dei primi giorni della
Chiesa*, dopo l'ascensione* di Gesù. Sono
descritti episodi di vita comunitaria e vari
insegnamenti che sono i fondamenti ed i pilastri
portanti del Cristianesimo.
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BIBBIA
La parola significa:
Raccolta di libri. E' l'insieme dei libri e
scritti sacri, che comprendono l'Antico
Testamento* ed il Nuovo Testamento*; scritti da
vari uomini scelti da Dio, sotto l'ispirazione
divina e dove venivano riportati sia i messaggi
che Dio dava per il suo popolo, che descrizioni
di eventi passati e profezie. Dalla Bibbia
sappiamo come e quando Dio ha creato la terra,
come è entrato il peccato nel mondo; sappiamo
del Diluvio Universale*, della formazione del
popolo d'Israele*, della nascita di Gesù, della
Seconda Venuta di Gesù, del Giudizio Finale*,
etc.. Alcuni redattori: Mosè* (il legislatore di
Dio), Samuele (profeta* e giudice), Isaia
(profeta), Luca (l'Evangelista*), Paolo
(l'Apostolo* delle Genti), Giovanni (Apostolo).
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BUONA NOVELLA
Buona Novella si
intende la buona notizia che viene direttamente
da parte di Dio. E' la notizia che tutti
attendevano da quando la prima coppia ha
peccato, trascinando tutto il genere umano
lontano da Dio e che Egli stesso ne aveva
promesso un Salvatore*. Sinonimo di Vangelo*,
che in greco significa appunto Buona Notizia, e
che è sia l'insegnamento, che l'opera e la
presenza stessa di Gesù sulla terra. Due episodi
rilevanti: l'annunzio stesso degli angeli* ai
pastori di Bethlemme, alla nascita di Gesù
(Luca 2:10-11);
il messaggio dell'Apostolo Pietro nella casa di
Cornelio (Atti
10:42-43).
Gesù ha comandato ai discepoli* di annunziare,
per tutto il mondo ed in tutte le età, questa
Buona Novella.
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Battesimo
Il battesimo é il
primo dei 7 sacramenti e per questo definito
come il sacramento "dell'iniziazione cristiana":
rende ogni battezzato figlio di Dio, membro
della chiesa, ne sancisce l'identità con
l'assunzione del nome proprio, é necessario per
poter ricevere gli altri sacramenti. Il vocabolo
é derivato dal greco "baptìzein" nel significato
di "immergere". La chiesa apostolica e primitiva
conferiva il battesimo per immersione,
unitamente alla confermazione con l'imposizione
delle mani sul capo, solo agli adulti, dopo un
periodo di preparazione, detto catecumenato.
I due sacramenti
erano quindi considerati inscindibili allo scopo
dell'iniziazione cristiana, perché questa
avvenisse <in acqua e Spirito Santo>. La
necessità di garantire la salvezza eterna anche
ai bambini, la cui mortalità era molto alta in
tempi e luoghi in cui la scienza medica non
aveva raggiunto i traguardi attuali di
sopravvivenza anche in caso di gravi malattie
infettive, penetrò nella chiesa il suggerimento
di conferire il battesimo in tempi molto
ravvicinati alla nascita; la confermazione venne
così distinta e rimandata in età di maggior
comprensione del cresimando stesso, a conferma
personale e diretta delle sue scelte di fede e
di vita vissuta nel mistero pasquale.
Attualmente il rito del battesimo, dopo il
concilio Vaticano II, si svolge all'interno
della celebrazione eucaristica, per disporre
tutta l'assemblea cristiana all'accoglienza del
nuovo membro e per coinvolgerla nella
responsabilità della sua crescita spirituale
nella fede cristiana.
Il rito avviene
perciò per infusione, cioè versamento dell'acqua
benedetta sul capo del battezzando. Solo in caso
di espressa volontà dei famigliari, il rito é
privato ed amministrato al fonte battesimale, di
solito posto su un lato all'ingresso della
chiesa. Ministro del battesimo é il sacerdote, o
il diacono; in caso di necessità estrema può
esserlo chiunque, anche un non credente, purché
rispetti le disposizioni della chiesa: il rito,
in tal caso, é essenzializzato nella sola
formula: <<Io ti battezzo nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo>>.Accanto ai
genitori, durante il rito, c'é un padrino o una
madrina: queste figure stanno a significare le
persone che si impegnano col loro esempio ad
aiutare i genitori, o a sostituirli, nella
formazione cristiana del battezzato.
Quattro sono i
momenti fondamentali del rito battesimale:1°
l'accoglienza: manifestata col "segno della
croce" che celebrante, genitori e padrini
tracciano sulla fronte del battezzando2°
liturgia della Parola:che unita all'omelia ed
alla preghiera dei fedeli ha lo scopo di
disporre la comunità a professare la fede anche
a nome del battezzando e ad impegnarsi a farlo
diventare "adulto nella fede"; c'é poi la
preghiera "dell'esorcismo" e "l'unzione con
l'olio dei catecumeni", come liberazione dal
peccato originale e segno della lotta per il
bene contro il male3° liturgia del sacramento:la
liturgia del sacramento vero e proprio inizia
con la "benedizione dell'acqua" ed il dialogo
tra celebrante e genitori e comunità tutta
alla:- RINUNZIA A SATANA, ripetuta tre volte <
rinunzio >- PROFESSIONE DI FEDE, ripetuta tre
volte < credo >- RICHIESTA ESPLICITA DEL
BATTESIMO E NOME da assegnare- INFUSIONE
DELL'ACQUA con la formula trinitaria, preceduta
dal nome proprio. A questo punto il battezzando
é nuovo membro della chiesa di Cristo.
Seguono quindi "i
riti post-battesimali" :- L'UNZIONE COL SACRO
CRISMA, segno del regale sacerdozio di ogni
credente e della sua aggregazione al popolo di
Dio- la consegna della VESTE BIANCA e della
CANDELA che il genitore accende dal cero
pasquale, segni dell'integrità e della luce
della fede da professare- L'EFFATÀ , cioè <
apriti > ripete il gesto di Gesù e sta a
significare l'accoglienza della Parola ed il
coraggio di professarla con la vita4° i riti di
conclusione:essi si esprimono con la recita
comunitaria del "Padre nostro" e la
"benedizione" sui genitori, padrini e comunità,
affinché tutti si sentano rinnovati nell'impegno
di crescere verso la maturità della vita in
Cristo.
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Battistero
Il battistero è
il luogo sacro ove si conferisce il battesimo.
Gli antichi battisteri erano necessariamente
concepiti per il battesimo per immersione:
impluvium di case private, piscine costruite nei
cimiteri cristiani. Dopo l'editto di Costantino
(313) divenne regola costruire edifici riservati
esclusivamente alla funzione di battistero;
talvolta semplici piscine coperte, più o meno
decorate, ma prestissimo si ebbero basiliche, di
solito ottagonali, distinte dall'altra basilica
per il culto, affinché meglio si comprendesse
che soltanto attraverso il battesimo si poteva
accedere alla Chiesa e partecipare a tutta la
liturgia, essendo rinati in Cristo. Per questo
la vasca battesimale era affossata nel terreno,
come immagine del sepolcro donde Cristo risorse.
Ogni città episcopale e ogni chiesa pievana
possedevano il proprio battistero, dove il
sacramento era amministrato solo nella notte di
Pasqua e di Pentecoste e in seguito nel sabato
antecedente. Dal XIII sec., in Italia, si
diffuse sempre più l'uso di battezzare i bambini
appena nati; per questo la piscina fu ridotta a
una semplice vasca; in tutte le parrocchie
furono costruiti battisteri posti in una
cappella della chiesa.
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Benedizione
La benedizione è
il rito eseguito da un ministro sacro, per mezzo
del quale, con l'invocazione di Dio, si
conferisce o si chiede un qualche bene. La
benedizione appartiene alla serie di riti detti
sacramentali: può consistere in un segno di
croce, in aspersione di acqua benedetta, in
unzione con oli santi, il tutto accompagnato o
meno da formule deprecatorie. Nella Sacra
Scrittura abbiamo le benedizioni di Dio (Genesi
1, 22-28) e dei patriarchi (Genesi 9, 26). Nei
Vangeli si ritrovano spesso le benedizioni di
Gesù ai cibi, ai discepoli, ai bambini (Matteo
14, 19; Luca 24, 50; Marco 10, 16). Elementi
essenziali della benedizione sono: il ministro,
la materia, la forma. Nella Chiesa cattolica
ministro legittimo è il chierico che ne abbia
ricevuto il potere e che non abbia subito
apposito divieto dall'autorità competente.
Soggetto della benedizione possono essere
persone, animali o cose. La forma è costituita
dalle parole e dai gesti; le parole sono talora
prescritte da formulari per benedizioni
speciali, il gesto è il segno della croce
accompagnato eventualmente da aspersione di
acqua benedetta. La benedizione impartita dal
pontefice si chiama benedizione apostolica. La
benedictio urbi et orbi è quella che il papa
impartisce in forma solenne e in speciali
occasioni dalla loggia esterna di una delle
quattro grandi basiliche romane. La benedictio
in articulo mortis viene impartita, con annessa
indulgenza plenaria, al malato in pericolo di
morte anche non imminente. Nella benedizione
delle cose si distinguono due forme:
consacrativa, che imprime il carattere sacro a
un soggetto assegnandone l'uso esclusivamente al
servizio divino (benedizione di una chiesa, di
un altare, delle candele ecc.), e invocativa,
che rappresenta un'invocazione a Dio affinché
conceda un particolare beneficio spirituale o
materiale (benedizione delle case, dei cibi).
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Calice
Nella liturgia il
calice è il più importante dei vasi sacri, in
quanto vi viene consacrato il vino
dell'Eucaristia. Usato fin dal XII sec., assunse
la forma odierna a partire dalla fine dello
stesso secolo. L'obbligo della consacrazione del
calice risale ai tempi apostolici: deve essere
consacrato infatti da un vescovo o da un
prelato. Il calice viene invece dissacrato se
subisce trasformazioni dalla forma originale o
se adoperato per uso profano.
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Catechesi
La catechesi è il
metodo di istruzione del messaggio evangelico e
della dottrina cristiana, inteso come
informazione ed educazione alla fede e operante
come enunciazione propositiva che coinvolge
sempre la vita non solo a livello esistenziale o
culturale, ma anche ecclesiale. Nell'ambiente
del primo cristianesimo il termine catechesi
designa la viva parola dell'insegnamento
apostolico prima ancora che ci fossero documenti
scritti ( Luca 1, 1-4); soggetto (e insieme
oggetto) della catechesi, che faceva tutt'uno
con l'evangelizzazione, era essenzialmente la
comunità dei credenti.
Se si tengono
presenti le situazioni e i luoghi in cui prese
avvio il movimento cristiano, si comprende come
ben presto la catechesi abbia abbozzato i primi
tentativi di sistemazione della dottrina e della
morale, com'è testimoniato da alcuni documenti:
la cosiddetta Didachè (o Dottrina dei dodici
apostoli), un testo giudeo-cristiano (50-70 ca.)
d'origine siro-palestinese; la Dimostrazione
della predicazione apostolica di sant'Ireneo (II
sec.). Dopo i primi tre secoli, in seguito alla
“svolta” costantiniana (rescritto di Milano,
313) e al fenomeno imponente delle conversioni
di massa, l'esperienza cristiana subì dei
processi di condizionamento. Intere popolazioni
si aggregarono alla Chiesa per realizzare la
propria salvezza personale, ma tale approccio
individualistico all'insegnamento cristiano finì
per sottrarre il mordente storico alla stessa
presenza della Chiesa.
Venutosi
così a scindere lo stretto rapporto tra annuncio
e prassi, la stessa catechesi rischiò di
diventare semplice “istruzione religiosa”.
L'istituto del catecumenato, vigente fin dalle
origini cristiane come propedeutica
all'iniziazione battesimale ed eucaristica, andò
sempre più affermandosi con la varietà delle sue
classi progressive (catecumeni propriamente
detti, competentes o candidati ai misteri,
neofiti o neoiniziati ecc.) e con
l'organizzazione di vere scuole di insegnamento
religioso, alcune delle quali ebbero
nell'antichità vasta risonanza: Alessandria,
Antiochia, Edessa, Cesarea ecc. Fra i padri
della Chiesa, autori di catechesi, eccelse
Cirillo di Gerusalemme (IV sec.) con le sue 24
catechesi, anche se la prima opera metodologica
sulla formazione religiosa (Pedagogo) è opera di
Clemente Alessandrino (II-III sec.); sant'Agostino
(IV-V sec.) scrisse il primo lavoro di didattica
religiosa per il popolo che fece testo per tutto
il Medioevo (Modo di catechizzare gli ignoranti,
400 ca.).
Col
generalizzarsi del battesimo agli infanti, la
catechesi prebattesimale continuò solo dove
vivevano ancora pagani o eretici da convertire.
Nel Medioevo la catechesi diventò parte della
prima istruzione, impartita ai fanciulli dai
genitori o nelle scuole, normalmente rette da
ecclesiastici. Alla decadenza della catechesi
reagirono i movimenti pauperistici e gli ordini
mendicanti (francescani, domenicani)
nell'impegno di un'assidua e fervida
predicazione itinerante. La crisi della
catechesi si acuì alla fine del Medioevo e col
diffondersi dell'Umanesimo. Si dovettero
attendere la Riforma luterana e la posteriore
Riforma cattolica voluta dal concilio di Trento
(1545-63) perché la catechesi divenisse una
delle principali preoccupazioni della nuova
cristianità europea: i protestanti si dedicarono
alla lettura della Bibbia, considerata come
unico criterio-guida dei fedeli, e ne diedero le
prime traduzioni in lingua nazionale, suscitando
una feconda tradizione di studi esegetici; i
cattolici rinnovarono la catechesi soprattutto
grazie agli originali apporti delle “compagnie
della dottrina cristiana” e dei nuovi ordini
religiosi, sorti prima e dopo il concilio di
Trento (teatini, cappuccini, barnabiti, somaschi,
orsoline, gesuiti, congregazione dell'Oratorio
ecc.).
La scoperta
dell'America (1492) e le successive conquiste
coloniali del Nuovo Mondo portarono il
cristianesimo nella confessione professata dai
colonizzatori: riformata e romano-cattolica nel
Nordamerica, romano-cattolica dell'America
latina ecc. Si presentò allora il problema di
una catechesi di tipo prebattesimale che in
Occidente si era esaurita col periodo
tardo-antico e alto-medievale. Nell'Europa del
Settecento, di fronte alla critica del pensiero
illuminista, le Chiese cristiane riorganizzarono
la catechesi imprimendole un carattere atto a
sostenere gli attacchi delle dottrine religiose
e filosofiche del tempo contrassegnate da un
marcato razionalismo. La catechesi
dell'Ottocento risente della valorizzazione
della pietà popolare e liturgica e prende parte
solo di riflesso ai dibattiti teologici. Con
l'estendersi dell'istruzione, si prospettò per i
cristiani il problema dell'istruzione religiosa
nelle scuole pubbliche, del suo momento
enunciativo e ancor più del suo momento
propositivo.
Seguendo le
direttive dell'enciclica Acerbo nimis (1905) di
papa Pio X sull'insegnamento catechistico e le
disposizioni del Codice di diritto canonico
(1917), la catechesi affronta le prove della
vita ecclesiale del Novecento. La crisi
modernista e i vari movimenti (liturgico,
patristico, ecumenico ecc.) che accompagnarono
la crescita e la maturazione del cristianesimo
cattolico e riformato degli anni della prima
guerra mondiale, agirono sulla catechesi come
forze d'urto capaci di riportarla alla
riscoperta della perduta dimensione comunitaria
e misterica delle origini che avrà dal concilio
Vaticano II (1962-65) e dall'aggiornamento
postconciliare la sua piena approvazione e la
sua coerente attuazione nel contesto
storico-culturale contemporaneo.
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CANAAN
(Vedi
PALESTINA).
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CHERUBINI
Categoria di angeli*
che si differenziano da questi per lo
svolgimento di compiti, dati loro da Dio, di una
certa importanza e per l'elevata posizione
nell'ordine del Cielo*.
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CHIESA
Chiesa è il termine
usato per designare la comunità di coloro che
professano la fede in Gesù Cristo. Accanto a
questo significato universale di Chiesa, si
hanno altre specifiche accezioni: in senso
particolare, si parla, di Chiesa cattolica, di
Chiesa protestante ecc., di Chiesa di una
determinata diocesi o di una data parrocchia, di
Chiesa quale persona giuridica nell'ambito di
uno Stato, fino a impiegare il termine per
indicare il semplice edificio di culto. Secondo
la dottrina cattolica, la Chiesa è la società
spirituale e soprannaturale fondata da Gesù
Cristo per la santificazione e la salvezza di
tutto il genere umano, al di fuori della quale
non è possibile la salvezza. Note distintive ed
esclusive di tale società, che storicamente si
identifica con la Chiesa cattolica, sono
l'unità, la santità, la cattolicità, l'apostolicità,
secondo la professione di fede già contenuta nel
Credo o simbolo niceno-costantinopolitano.
L'unità comporta l'unità di fede, di culto, di
governo; la cattolicità indica il carattere
universale della Chiesa, voluto da Gesù (Matteo
28, 19); l'apostolicità, infine, significa che
la Chiesa risale direttamente agli apostoli e
che conserva immutati nella sostanza la
dottrina, il regime e il culto del periodo
apostolico. La Chiesa cattolica rivendica a sé e
a sé sola tutte insieme queste prerogative. Il
titolo di romana si accompagna alle note
distintive niceno-costantinopolitane solo a
partire da papa Gelasio I (495); ma già Ireneo (II
sec.) identificava la vera Chiesa con quella di
Roma, quando le riconosceva la prerogativa di
conservare intatto il deposito della tradizione
apostolica e dimostrava l'ininterrotta
successione apostolica dei vescovi di Roma,
risalendo dal suo tempo sino all'apostolo
Pietro.
La Chiesa di Roma
rivendica pure a se stessa, nella persona del
suo vescovo, in quanto successore di Pietro, un
primato non solo di onore, ma anche di magistero
e di giurisdizione, che le viene contestato (pur
con varietà di posizioni) dalle Chiese
protestanti, anglicana e scismatiche d'Oriente.
Questo primato si fonda principalmente su un
noto passo del Vangelo secondo Matteo (16, 18) e
su un altro passo del Vangelo secondo Giovanni
(21, 15-17), dai quali risulta che Gesù ha
costituito Pietro quale capo della Chiesa
apostolica. Pietro è, così, capo visibile di
tutta la Chiesa, principio di unità, che ha
ricevuto direttamente da Cristo il suo mandato.
Questa sua prerogativa si trasmette e si
perpetua nel vescovo della Chiesa di Roma,
successore di Pietro, in virtù dell'indefettibilità,
cioè di quella qualità esclusiva della Chiesa di
Cristo, in forza della quale essa, per volere
del suo fondatore (Matteo 16, 18; 18, 20;
Giovanni 14, 16), è destinata a durare
immutabile sino alla fine del mondo.
L'indefettibilità,
che comporta l'immutabilità della dottrina e
delle istituzioni, è affermata dalla Chiesa
cattolica contro le opposte interpretazioni dei
protestanti (i quali ritengono che essa abbia
tralignato dalle sue origini apostoliche, per
cui non sarebbe più oggi la Chiesa di Cristo).La
Chiesa esercita, per averli ricevuti dal suo
fondatore (Matteo 16, 18-19; 18, 17; 28, 18;
Giovanni 20, 23 ecc.), i poteri di magistero,
ministero (che si esplica nell'amministrazione
dei sacramenti) e governo, i quali sono
giustificati dal carattere di società gerarchica
che la Chiesa possiede, sancito dal concilio di
Trento (sezione 23). Preminenza assoluta su di
essa ha il papa, capo visibile della Chiesa e
successore di Pietro, vicario di Gesù Cristo, il
quale è il capo invisibile. Il papa è munito di
somma potestà di giurisdizione e di magistero,
che esercita sulle cose riguardanti la fede e i
costumi, nonché nelle questioni attinenti alla
disciplina e al governo della Chiesa.
Egli ha autorità
sui concili, che egli convoca, conferma e
approva. La giurisdizione dei vescovi è
immediata e originaria (cioè, la loro potestà
non è quella del papa), anche se essi sono sotto
l'autorità del papa, dal quale viene loro
impartita la giurisdizione. L'ordine dei vescovi
forma il collegio episcopale, al quale il
concilio Vaticano II ha dedicato particolare
attenzione, dopo le definizioni del concilio
Vaticano I concernenti l'autorità pontificia
(costituzione dogmatica Lumen gentium). Il
concilio ecumenico rappresenta a sua volta
l'universale Chiesa e ha su di essa potestà
suprema, se in unione con il papa e da esso
approvato nelle sue conclusioni. I soggetti
dell'autorità suprema sulla Chiesa sono dunque
due: il papa e il concilio ecumenico. Il papa,
in quanto successore di Pietro, gode della dote
personale dell'infallibilità, quando insegna ex
cathedra e limitatamente alle cose riguardanti
la fede e i costumi; mentre il corpo dei vescovi
ne gode solo quando è riunito in concilio
ecumenico assieme al papa. Autorità e
autorevolezza determinate dalla loro rispettiva
natura hanno anche i concili locali, le
conferenze episcopali nazionali e i sinodi
consultivi convocati periodicamente dalla Santa
Sede.
Elementi nuovi
introdotti dal concilio Vaticano II sono stati
l'accettazione della libertà religiosa per tutti
(dichiarazione Dignitatis humanae) e il
parallelo riconoscimento dei valori positivi
contenuti nelle religioni non cristiane
(dichiarazione Nostra aetate), insieme a un
reale desiderio di collaborazione con le altre
confessioni cristiane, in vista di una
ricostituzione dell'unità tra tutti i cristiani
(decreto Deo ecumenismo). Il concilio ha
promulgato due costituzioni sulla Chiesa. In
esse non ci sono eccezionali novità e nessun
rinnegamento dei documenti anteriori; ma il modo
di presentare l'insegnamento tradizionale è
senz'altro nuovo. La prima, la costituzione
dogmatica Lumen gentium, rappresenta
un'autorevolissima e attuale riflessione sulla
Chiesa, ed è insieme dominata dalla
preoccupazione di riscoprire il genuino concetto
biblico di Chiesa. La seconda costituzione,
Gaudium et spes, delinea a grandi tratti
l'attività che la Chiesa intende svolgere nel
mondo fra credenti e non credenti.
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CIELO
Nella Bibbia
ci sono due realtà che descrivono la parola
cielo. La prima si riferisce al "posto"
specifico dove sta Dio con gli angeli*, i
giusti, etc., che rientra nella dimensione
dell'invisibile. In alcuni casi Dio ha permesso
la vista di questa realtà con visioni, trasporti
extra corporei o con veri e propri squarci del
cielo, come è avvenuto nella prima notte della
nascita di Gesù nelle campagne di Bethlemme. La
seconda descrive la realtà fisica sia
dell'atmosfera (vicino alla terra), che la
galassia e l'universo.
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CIRCONCISIONE
Consiste
nell'asportazione parziale o totale del prepuzio
del membro virile ed era compiuta, dagli Ebrei*,
sul bambino maschio con un coltello tagliente,
l'ottavo giorno dalla nascita. La circoncisione
solitamente, era compiuta dal padre ed era un
segno esteriore di appartenenza al popolo di
Dio, cioè dei discendenti di Abramo*, l'uomo con
il quale Dio aveva stabilito il Patto per
assicurare la venuta del Messia e il possesso
delle terre di Canaan*, la futura Palestina*,
alla sua discendenza. Per l'Israelita la
circoncisione significava avere piena
consacrazione al Signore* e una disposizione
all'ascolto e all'ubbidienza della Parola di
Dio. Anche Gesù* è stato circonciso l'ottavo
giorno dalla sua nascita.
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CRISTO
La parola viene dal
Greco ed è a sua volta la traduzione
dall'Ebraico della parola Messia che significa
letteralmente UNTO (di olio). Definizione data
per eccellenza a Gesù che evidenzia la volontà e
la scelta di Dio verso suo Figlio per compiere
la Salvezza* dell'umanità. Nell' Antico
Testamento* Dio aveva stabilito la funzione
dell'unzione con l'olio (che era figura dello
Spirito Santo) per designare coloro che dovevano
svolgere funzioni particolari in cui era
richiesta una speciale consacrazione come i
Sacerdoti*, i Re ed i Profeti*.
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CRISTIANI
Seguaci, discepoli
di Cristo*. Oggi può significare un termine
scontato, di classificazione generica e vaga, ma
ai tempi della prima chiesa* era sinonimo si
vera appartenenza e identificazione a Cristo,
compreso il subire ingiustizie e persecuzioni
che andavano e vanno tutt'ora incontro coloro
che si incamminano nella Via* della Verità. La
prima volta che i discepoli di Cristo sono stati
chiamati Cristiani è stato nella città di
Antiochia, alcuni anni dopo la morte di Cristo,
per distinguerli dai Giudei* e dai proseliti
ebraici (Atti 11:26).
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CROCE
Era l'attrezzo ed il
metodo adottato dai Romani, particolarmente
nelle province dell'Asia Minore, per
l'esecuzione della pena capitale. Era composta
da due travi o tronconi di legno grezzo, di cui,
il più lungo veniva fissato a terra, il più
corto stava trasversale al primo. Le mani ed i
piedi del condannato venivano inchiodati alle
travi. Il metodo, con cui doveva morire Gesù,
era stato profetizzato, circa mille anni prima,
dal re Davide. Tale supplizio, in quel tempo
non era conosciuto. (Salmo
22:16).
In riferimento al
santo legno su cui venne crocifisso Gesù Cristo,
la croce è divenuta simbolo del Cristianesimo.
Grazie ai numerosi passi nel Nuovo Testamento
riferiti alla croce, essa è stata ben presto
oggetto di riflessione, e di una teologia
specifica. Anche presso i protestanti, sin da
Martin Lutero, la teologia della croce viene
considerata la via privilegiata per arrivare
alla conoscenza di Dio. Storicamente la croce
era uno strumento di supplizio in uso presso i
Romani. Talvolta, come nel caso di S. Pietro,
per accrescere il ludibrio la croce veniva posta
col capo all'ingiù.
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Comunione
La comunione
eucaristica è la partecipazione al sacramento
della Eucaristia. Il termine comunione trova
fondamento in un passo di san Paolo (I Corinzi
10, 16), e l'unione individuale (incorporatio)
con Cristo che essa esprime è significata dalle
parole di Cristo riportate da san Giovanni (6,
57). La Chiesa lasciò cadere già dal XIII sec.
l'usanza di dare la comunione ai bambini dopo il
battesimo, e il concilio di Trento stabilì che
per amministrare la prima comunione si dovesse
attendere l'età della ragione. Diffusasi
successivamente la prassi di ritardare la prima
comunione fino ai dodici o quattordici anni, Pio
X nel decreto Quam singulari diede direttive
circa l'età della prima comunione da
amministrarsi intorno ai sette anni, età in cui
comincia l'obbligo di soddisfare il precetto
della comunione pasquale (già fissato dal IV
concilio Lateranense, 1215). Lo stesso Pio X,
essendo prevalsa nei precedenti due secoli una
considerazione piuttosto restrittiva della
prassi eucaristica, favorì la consuetudine di
una comunione frequente anche quotidiana,
definendone le condizioni (non essere in stato
di peccato mortale e avere retta intenzione). La
prassi della comunione frequente doveva già
appartenere alla Chiesa antica come
attesterebbero la Didaché e san Giustino. Verso
il XII sec. la comunione sotto entrambe le
specie del pane e del vino incominciò a farsi
rara in Occidente e il concilio di Costanza
(1414-17) stabilì che la comunione sub utraque
specie fosse lecita solo ai sacerdoti durante la
messa, mentre ai fedeli era consentito
comunicarsi esclusivamente sotto la specie del
pane. La Chiesa orientale continuò invece
nell'antica consuetudine. Il concilio Vaticano
II (1962-65) ha reintrodotto la prassi della
comunione sotto entrambe le specie in taluni
casi da determinarsi dalla Santa Sede e a
giudizio del vescovo. La comunione del
celebrante è indispensabile all'integrità del
sacrificio eucaristico della messa, non così
quella dei fedeli, che peraltro viene auspicata
e incoraggiata. L'importanza attribuita alla
comunione dei fedeli è stata talora alla base di
deviazioni liturgico-dottrinali tese a
interpretare la messa come banchetto comune, non
come sacrificio.
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Concilio
Il concilio è
l'assemblea di vescovi riunita per deliberare in
materia di fede e disciplina ecclesiastica. Se a
tali assemblee sono chiamati a partecipare tutti
i vescovi della Chiesa cattolica universale, il
concilio è detto ecumenico; se invece vi
partecipano solo alcuni vescovi della
cristianità, è detto particolare: quest'ultimo
può essere, a sua volta, plenario, se vi
partecipano i vescovi di più province
ecclesiastiche, e provinciale o metropolitano,
se vi partecipano i vescovi di una sola
provincia ecclesiastica. Fin dall'antichità si
ha notizia di assemblee di vescovi, chiamate
indifferentemente con il termine latino
concilium o con quello greco synodos, riunite
per arginare l'insorgere delle eresie, ma anche
per deliberare su questioni disciplinari e
amministrative. A tali concili prendevano parte,
oltre ai vescovi, anche i presbiteri e i
diaconi: vi erano ammessi anche i laici. Gli
Atti degli apostoli (15) ricordano un'assemblea
tenutasi a Gerusalemme verso la fine del I sec.
allo scopo di dibattere il problema della
obbligatorietà della legge mosaica (in
particolare della circoncisione) per i “gentili”
che si convertivano al cristianesimo. A questa
assemblea, considerata come il primo concilio,
fu dato il nome di concilio di Gerusalemme: vi
parteciparono anche gli apostoli Pietro e Paolo.
Sul finire del II sec., si ha notizia di concili
tenuti a Roma e in Grecia per discutere la data
della Pasqua e la questione montanista. A
partire dal III sec. i concili risultano meglio
documentati. Se ne tennero di importanti a Roma,
in Africa settentrionale, in particolare ad
Alessandria d'Egitto, e vi venne affrontata la
questione dei cosiddetti lapsi (cristiani
apostati durante le persecuzioni) e vi si
discusse la validità del battesimo conferito
agli eretici. In tali concili si diffuse la
consuetudine di inviare “lettere sinodali” alle
Chiese che non erano intervenute, per informarle
delle decisioni prese che potessero risultare di
rilevanza universale. Così le decisioni di
singoli concili, limitate a zone ristrette, si
allargarono a zone più vaste e si giunse a un
concilio dell'importanza di quello di Nicea
(325), il primo concilio ecumenico della storia
della Chiesa.
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Confessione
La confessione è
l'atto del riconoscere e dichiarare la propria
colpa. Nella religione cristiana cattolica il
termine confessione designa l'atto con cui,
all'interno del sacramento della penitenza, il
fedele manifesta al sacerdote i propri peccati,
per riceverne l'assoluzione sacramentale. Come
tale, la confessione è uno dei quattro elementi
sensibili che costituiscono il segno
sacramentale della penitenza e che il concilio
di Trento enumera nel seguente modo: contrizione
o pentimento, confessione o accusa dei peccati,
riparazione o soddisfazione, assoluzione. I
primi tre, che sono atti del penitente,
costituiscono la materia del sacramento;
l'ultimo, che è atto sacerdotale, ne costituisce
la forma. Già nei primi secoli del cristianesimo
esiste la pratica della confessione segreta,
fatta all'interno di un incontro personale tra
il peccatore e il vescovo, al quale nella Chiesa
antica era riservata l'amministrazione del
sacramento della penitenza (al pari del
battesimo e dell'Eucaristia): ma presto tale
funzione del vescovo fu demandata ai presbiteri
nelle varie Chiese. Grande importanza assumeva
invece la penitenza pubblica per i peccati più
gravi e specialmente per i peccati pubblici o
divenuti notori. Dal IV sec. la confessione
segreta o auricolare comincia a essere sempre
più frequente, i concili ne proclamano l'utilità
e la necessità (concilio di Parigi, 829; di
Worms, 868; di Germania, 742). Il concilio di
Laterano IV (1215) con il papa Innocenzo III
impone la confessione segreta come obbligatoria,
esclude quella pubblica e stabilisce il precetto
della confessione annuale, che è tuttora in
vigore. La necessità dell'accusa integra e
totale dei peccati gravi viene chiaramente
definita dal concilio di Trento (1545-63). Il
dovere, di far precedere la confessione alla
prima comunione dei ragazzi (a circa sette anni)
è precisato nel decreto Quam singulari
(8.8.1910) di Pio X e recentemente riconfermato
in vari documenti. L'attuale Rito della
penitenza prevede la possibilità di confessioni
comunitarie da intendersi come semplici riti
penitenziali i quali non sostituiscono la
confessione segreta e privata, che rimane
imprescindibile per ottenere l'assoluzione. Solo
in casi eccezionali e di particolare gravità
tale assoluzione può essere impartita
collettivamente, restando ai fedeli l'obbligo di
accostarsi successivamente alla confessione
segreta. Nella Chiesa ortodossa la confessione
può consistere anche in una generica
dichiarazione di colpevolezza. Alcune Chiese
protestanti conservano riti di confessione, cui
però non viene dato valore sacramentale.
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Credo
Il credo è la
sintetica formulazione di fede cristiana, detta
anche simbolo. Fin dai primi anni della storia
del cristianesimo, l'amministrazione del
battesimo era preceduta da una professione di
fede (Atti degli apostoli 8, 37; I Corinzi 15,
3-4). Già la anonima Epistola apostolorum
(160-170 ca. d.C., Lettera degli apostoli)
riportava una sintesi della fede cristiana. Più
tardi (IV sec.) comparve il Credo detto “degli
apostoli”, le cui origini però risalgono forse
soltanto al II sec. In seguito la polemica
antiariana spinse la Chiesa a precisare la
formulazione dogmatica riguardante la Trinità;
ne derivò quel Credo che, introdotto fin dal VI
sec. in alcuni paesi occidentali direttamente
nella messa, venne poi accettato quasi
universalmente. Noto come simbolo
niceno-costantinopolitano, in quanto frutto dei
due concili ecumenici di Nicea (325) e di
Costantinopoli I (381) che si occuparono
rispettivamente dei rapporti fra il Padre e il
Figlio e fra il Padre e lo Spirito santo, esso è
tuttavia documentato già prima del 381 (in
particolare, da Epifanio di Salamina nel 374).
Anche se esistono molte altre formulazioni del
Credo, a opera di concili o anche di singoli
teologi, nessuna ebbe però la diffusione delle
prime due.
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Cresima
La cresima, detta
anche "confermazione" é il secondo dei sette
sacramenti e, insieme al battesimo e
all'Eucaristia, costituisce la pienezza ed il
suggello dell'iniziazione cristiana, perché
attraverso questo il cristiano riceve i doni
dello Spirito Santo e completa la sua identità
cristiana ed ecclesiale. Deriva il suo nome dal
greco "chrìsma" che significa "unguento" e per
estensione <unzione>. Questa triade sacramentale
costituisce nel suo insieme l'energia spirituale
che sostiene lo sviluppo e la crescita
cristiana. Il Concilio Vaticano II suggerisce
che: - la cresima venga amministrata all'interno
della celebrazione eucaristica- il cresimando
abbia un'età di ragionevole consapevolezza:
12/13 anni- sia preceduta da un'adeguata
preparazione catechetica estesa anche alla
famiglia ed ai padrini e/o madrine- la comunità
partecipi con l'assenso corale alla professione
di fede- che l'Eucaristia possa essere ricevuta
sotto le due specie dai cresimati, famigliari,
padrini/madrine, e catechisti- ministro
"originario", nella prassi cattolica, sia il
vescovo o sacerdote da lui delegato; nella
prassi orientale é il sacerdote che la
conferisce insieme al battesimo- il "crisma"
usato sia, comunque, nella tradizione comune
alle chiese d'Oriente ed Occidente, quello
consacrato dal vescovo durante la "messa
crismale" del giovedì santo- la celebrazione
abbia carattere festivo e solenne e sia comune
per tutti i candidati; non é prevista, dunque,
l'amministrazione singola. Il rito della
confermazione segue lo schema classico:1° - riti
di introduzione secondo la comune prassi delle
chiese locali.2° - liturgia della Parola,
propria della messa del giorno, con letture che
evidenzino l'intervento storico e profetico
dello Spirito autore, nel Cristo, del mistero
messianico della salvezza e, nella Chiesa, della
sua missione di evangelizzazione.3° - liturgia
del sacramento che si attua in tre fasi:a)
rinnovazione delle promesse battesimali, cioè la
fede espressa dal cresimando stesso; non più
delegata, quindi, come nel battesimo. La
professione della fede ha un aspetto negativo
espresso con la <rinuncia > ed uno positivo
espresso con il <credo> a cui tutta l'assemblea
aderisce con il suo < Amen> b) imposizione
delle mani collettiva con l'orazione epicletica,
che dispone al raccoglimento per l'accoglienza
dell'effusione dello Spirito) la crismazione o
unzione con il crisma sulla fronte del
cresimando con la contemporanea formula:" Ricevi
il sigillo dello Spirito Santo che ti é dato in
dono", mentre il padrino/madrina tiene la
propria mano destra sulla spalla del cresimando
come segno del suo impegno a sostenerlo nel suo
cammino cristiano. La sacra unzione é segno
dello Spirito che dimora nel credente, lo
illumina e lo identifica a Cristo, eterno
sacerdote. La sacra unzione ha termine con il
saluto di pace "la pace sia con te" , dono
pasquale di fraternità.4° - liturgia
eucaristica, con la possibilità per i cresimati,
genitori, padrini e catechisti di accedere alla
Comunione sotto le due specie.5° - riti di
conclusione con benedizione finale esplicitata
con due possibili formule, significative
entrambe del mistero trinitario celebrato. Tutta
la simbologia sacramentale affonda le sue radici
ed il significato liturgico nelle Sacre
Scritture vetero e neo-testamentarie. Come per
il Battesimo, anche la Cresima si riceve una
sola volta.
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Dedizione
La dedicazione è
la cerimonia, comune a tutte le religioni, con
cui si consacra un edificio adibito a culto. Nel
rito cattolico, cerimonia con cui il vescovo
consacra una nuova chiesa.
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Demonio
Il diavolo è
l'angelo decaduto che ha sede nell'inferno e
tenta gli uomini inducendoli al male. Nel
cristianesimo si parla di demoni come angeli
decaduti, condannati al fuoco eterno
dell'inferno perché ribellatisi a Dio; il loro
capo è Lucifero, il «demonio» per eccellenza,
anch'egli angelo decaduto, detto pure Satana e
Diavolo e considerato custode dell'inferno e
ministro di Dio nel castigare le anime dei
cattivi. In alcuni paesi cristiani, il demonio è
stato oggetto di culto da parte di persone
dedite alla magia e alla stregoneria: i
cosiddetti «satanisti» che si diceva evocassero
il demonio per mezzo di una liturgia che
parodiava quella della Chiesa. Soprattutto nei
secc. XVI e XVII nell'Europa occidentale vi fu
una specie di demonomania: ovunque si vedeva
l'azione fisica del demonio e possessioni
diaboliche, e molti furono gli stregoni o i
maghi processati e condannati al rogo. Gli
esorcismi hanno lo scopo di scacciare il demonio
dal corpo della persona che ne è posseduta e
allo stesso tempo anche la malattia.
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DIASPORA
É quella realtà
storico-sociale-geografica della condizione
degli Ebrei* che è iniziata colla deportazione a
Babilonia. Dal 73 d.C., con la distruzione del
Tempio* e della città di Gerusalemme* ad opera
di Tito, imperatore Romano, che ha obbligato la
maggior parte degli Ebrei ad allontanarsi dalla
Giudea*, sino alla fine della seconda guerra
mondiale, quasi tutti gli Ebrei hanno vissuto
nella diaspora. Un esilio forzato protratto nei
secoli e terminato con la cessione da parte
degli Inglesi della striscia di terra tra il
fiume Giordano ed il mar Mediterraneo,
anticamente appartenente agli Ebrei. Al tempo
degli Apostoli* descriveva la permanenza
volontaria, temporale e non, degli Ebrei fuori
la Giudea. Nel senso religioso significa il
distacco dolente dalla terra che Dio aveva
promesso ai patriarchi e che ne aveva
permesso l'occupazione per mezzo di Mosè* e
Giosuè*; il distacco dal santuario e
dalla vita religiosa impegnata.
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DIAVOLO
É sinonimo di
Satana* che è l'antagonista e l'avversario di
Dio. E' stato creato da Dio ed in origine era il
primo angelo*, il cherubino* più bello. A causa
della sua bellezza e della sua potenza si è
inorgoglito ribellandosi a Dio, per cui è stato
allontanato dalla presenza della Gloria di Dio*
diventando l'origine e l'artefice di ogni male.
E' stato l'ideatore del primo peccato dell'uomo.
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DILUVIO UNIVERSALE
Vi fu un periodo in
cui gli uomini erano divenuti molto malvagi ed
il male era aumentato a tal punto che Dio ha
dovuto intervenire per fermare la corruzione del
genere umano. Dio ha fatto piovere sulla terra
per 40 giorni e 40 notti continui, gli oceani e
i mari si sono alzati e tutta la superficie
della terra, allora emersa ed occupata dagli
uomini, fu coperta d'acqua. E cosi rimase per
150 giorni. In questo modo tutti quelli che non
erano dentro l'arca di Noè perirono. Questo
evento è riportato anche in alcuni racconti di
altri antichi popoli come i Babilonesi, gli
antichi Indiani, Cinesi e Polinesi.
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DISCEPOLO
Con questo termine,
negli scritti neo testamentari e nella chiesa
primitiva, erano descritti i credenti in
generale a prescindere della dignità o del ruolo
che svolgevano. In quel tempo, nella Chiesa*,
non si faceva distinzione tra clero e laici; la
diversità era delineata dalla funzione dei
Ministeri. Letteralmente significa seguace,
colui che apprende da un maestro. Gli Apostoli*,
i Pastori, gli Anziani, etc., seguivano tutti
l'unico maestro che è Gesù*.
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EBREI
Erano chiamati cosi
i discendenti di Abramo, l'uomo scelto da Dio
per formare il Suo popolo. In primo tempo si
includevano in questo termine anche i
discendenti di Ismaele e dei figli di Ketura (la
seconda moglie di Abramo). In seguito si è usato
soltanto per chiamare i discendenti del figlio
Isacco e del nipote Giacobbe.
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Enciclica
Enciclica è il
termine con cui si designano nella Chiesa
cattolica le lettere apostoliche indirizzate dal
pontefice ai vescovi di tutto il mondo o di una
sola nazione, o anche a tutti quanti i fedeli,
su importanti questioni di carattere dottrinale,
morale, sociale, politico. Normalmente le
encicliche sono redatte in latino, più raramente
(quando sono indirizzate ai vescovi o ai fedeli
di una sola nazione e trattano problemi loro
specifici) in lingua volgare. Le encicliche si
designano sempre con le parole iniziali del
testo: non essendo espressione del magistero
straordinario ma di quello ordinario del sommo
pontefice, non contengono definizioni ex
cathedra e non godono della prerogativa
dell'infallibilità; esse vincolano tuttavia
all'obbedienza e all'osservanza i cattolici, in
virtù del primato del papa e del suo magistero
universale su tutta la Chiesa, e ciò soprattutto
quando contengono esplicita condanna di dottrine
erronee, esprimono l'insegnamento della Chiesa
su determinate questioni o danno direttive
riguardo a problemi di particolare rilevanza
dottrinale, morale, sociale. Anche se,
ovviamente, lettere dei papi ai vescovi e ai
fedeli erano in uso anche prima (risalendo
all'antichità cristiana si può considerare quale
primo esempio l'Epistola di Clemente Romano alla
Chiesa di Corinto, fine I sec.), tuttavia
storicamente le encicliche datano dal
pontificato di Benedetto XIV, il quale designò
con questo termine una sua lettera inviata a
tutti i vescovi cattolici (Epistola encyclica ad
omnes episcopos, 3.12.1740).
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Epifania
L'Epifania, è la
festa con la quale si celebrano (6 gennaio) sia
la manifestazione della divinità di Gesù Cristo
sia la visita e l'adorazione dei Magi. L'origine
della festa va ricercata presso gli gnostici
basilidiani (II sec.), i quali celebravano la
manifestazione del Cristo divino nel mondo
terrestre, avvenuta al momento del suo
battesimo; quindi, in origine, il 6 gennaio era
la festa del battesimo di Gesù Cristo. A partire
dal IV sec. si celebrarono contemporaneamente,
alla data del 6 gennaio e col nome di Epifania,
sia la ricorrenza del battesimo sia quella del
Natale. Già durante il IV sec. quando si divulgò
l'uso di festeggiare il Natale il 25 dicembre, e
passata progressivamente in secondo piano la
commemorazione del battesimo, l'adorazione dei
Magi cominciò a diventare l'oggetto principale,
e finì per essere in seguito l'oggetto
esclusivo, della festa del 6 gennaio. Nella
liturgia orientale, invece, l'Epifania è tuttora
soprattutto la festa del battesimo di Gesù. In
alcuni ambienti del cristianesimo antico si
commemorava il 6 gennaio, sempre col nome di
Epifania, anche il miracolo delle nozze di Cana,
quale prima manifestazione della divinità di
Gesù.
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Eucarestia
È uno dei 7
sacramenti ed insieme al battesimo ed alla
cresima completa l'iniziazione cristiana. I
segni essenziali dell'Eucaristia sono il pane di
frumento ed il vino di uva nei quali, tramite la
consacrazione, avviene la transustanziazione nel
Corpo e Sangue di Cristo: Egli é presente in
maniera vera, reale, sostanziale nelle specie
sacramentali; perciò Le é dovuto il culto di
adorazione. Col termine di "Prima Comunione" si
considera questo sacramento quando viene assunto
per la prima volta dai bambini o fanciulli a ciò
adeguatamente catechizzati; di solito viene
somministrata verso gli 8/9 anni e sotto l'unica
specie del pane consacrato. Prende il nome di "Communio",
proprio ad indicare la <comune unione> ed
<uguale partecipazione> di essi a questo
sacramento "divino" per eccellenza, essendo la
reale presenza del Signore, materializzata
nell'ostia e nel vino. La Comunione viene
celebrata all'interno della stessa celebrazione
eucaristica e non ha liturgia propria, perché le
é già propria ogni liturgia domenicale e
festiva. Solitamente, per solennizzarla, viene
amministrata in giorno "di feria" che già goda
di festività o civile, o del Santo Patrono
locale, così che possa diventare un rito di
grande assemblea liturgica. Il colore liturgico
é il bianco, espresso non solo nei paramenti
sacri, ma anche negli abiti dei comunicandi
rivestiti tutti, dalla riforma voluta col
Vaticano II°, di una tunica bianca a taglio
monastico, per evitare ogni esibizionismo di
abbigliamento, e creare veramente <l'unione
fraterna > che fu lo scopo per il quale Gesù la
istituì. È, in un certo senso, anche la festa di
tutta la famiglia e dei parenti che si
riuniscono con gioia attorno al piccolo
comunicando; a volte, é occasione della loro
riconciliazione con la Chiesa e ritorno alla
pratica sacramentale. I comunicandi per accedere
a questo sacramento, oltre la preparazione
specifica ad esso, sono stati precedentemente
catechizzati a ricevere il sacramento della
Penitenza, per essere educati immediatamente
"all'iniziazione dello stato di grazia", senza
il quale non si può assumere degnamente il Corpo
del Signore.
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Evangelista
Gli evangelisti
sono gli autori dei Vangeli canonici. I quattro
evangelisti sono: san Matteo, san Marco, san
Luca e san Giovanni. Il termine evangelista è
anche utilizzato, nelle Sacre Scritture, per
nominare i predicatori. In alcune Chiese
protestanti, evangelista corrisponde a
predicatore laico, che, in alcuni casi, può
anche essere incaricato di esercitare tutte le
funzioni pastorali.
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FEDE
Credere ed avere
fiducia in qualcuno o in qualcosa. La
definizione precisa per questa parola è
riportata direttamente nella Bibbia* in Ebrei
11:1, che dice: " La fede è certezza di
cose che si sperano e dimostrazione di cose che
non si vedono". E' quella facoltà che influenza
tutto il nostro essere, le nostre scelte, la
nostra vita. Per questo è importante sapere su
chi o su che cosa è basata la nostra fede.
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FIGLIO DELL'UOMO
Definizione che si
da Gesù stesso. In primo, per evidenziare la sua
umanità, cioè la sua venuta sulla terra e la sua
nascita come vero uomo. Secondo, per assicurare
l'adempimento della profezia dal libro di
Daniele cap.7:13-14
che descriveva la venuta del Messia*
chiamandolo appunto Figlio dell'Uomo.
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FIGLIO DI DIO
L'Unigenito Figlio
di Dio, proceduto da Dio, della stessa sostanza
del Padre, è soltanto Gesù Cristo, che è il
Verbo di Dio (Giovanni
1:14). Noi
uomini, invece, tutti quelli che riceviamo Gesù,
diventiamo figli di Dio tramite la Nuova
Nascita* (Giovanni
1:12).
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Genuflessione
La genuflessione
è un atto di devozione che consiste nel piegare
fino a terra un ginocchio o tutt'e due le
ginocchia, in segno di venerazione, adorazione,
rispetto o simili. I primi cristiani evitarono
tale pratica; del resto, i Vangeli alludono alla
genuflessione solo in casi particolari: Matteo
(17, 14) e Marco (1, 40) la attribuiscono a chi
impetra favori; Matteo (17, 29) ricorda la
genuflessione ironica dei soldati che
beffeggiano Gesù. Tuttavia, più tardi, sulla
scorta degli Atti degli apostoli (7, 60; 9, 40;
20, 36; 21, 5 ecc.), la genuflessione entrò
nella liturgia cattolica occidentale, in cui
tuttora permane; in quella greca viene
sostituita dalla metanoia (inchino fino a
toccare terra con la mano destra, seguìto dal
bacio delle estremità delle dita riunite e dal
segno di croce).
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GERUSALEMME
Era la capitale
politica e religiosa della nazione d' Israele*.
Voluta tale personalmente da Dio, stabilita dal
re Davide, e confermata dal re Salomone con la
costruzione del Tempio*. La sua figura
allegorica rappresenta la Chiesa*, ed in molti
passi dell' Antico Testamento* Dio la nomina sua
sposa.
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GESÙ
Il nome scelto da
Dio e suggerito dall'Angelo* a Maria per il
Figlio di Dio. In greco è Jesous che corrisponde
all'ebraico Jehoshua, che significa "Jehovah o
Jahveh salva", cioè "Dio che salva", cioè
Salvatore*. Il nome e la persona di Gesù è la
rappresentazione in terra del vero Dio.
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GIOSUE'
É stato il
condottiero, successore di Mosè*, che ha portato
a termine la conquista della terra di Canaan*,
insediandovi il popolo e dividendola per tribù
secondo le direttive di Dio. E' stato loro
Giudice e Guida sino alla sua morte.
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Giubileo
Presso gli Ebrei,
anno dedicato a Dio e al riposo e che, secondo
l'Antico Testamento, cadeva ogni cinquant'anni.
In tale occasione, fra l'altro, gli schiavi
israeliti riacquistavano la libertà e il
patrimonio fondiario venduto ritornava alla
famiglia. Per i cattolici, anno (detto anche
anno santo) in cui gode di speciali indulgenze e
di privilegi spirituali chiunque compia
particolari pratiche di pietà, tra le quali il
viaggio a Roma e la visita alle quattro grandi
basiliche della cristianità (San Giovanni in
Laterano, San Pietro in Vaticano, Santa Maria
Maggiore, San Paolo fuori le mura). Il primo
giubileo fu indetto dal papa Bonifacio VIII nel
1300, per aumentare il numero dei pellegrini che
visitavano Roma. Il ricordo di questo giubileo,
che ebbe enorme risonanza, si ha anche in Dante
nella Divina Commedia. Clemente VI decretò che
ci fosse un giubileo ogni cinquant'anni a
partire dal 1350, e Paolo II ogni venticinque
anni (questo primo giubileo venticinquennale fu
celebrato da Sisto IV, successore di Paolo II,
nel 1475). Oltre a questi giubilei ordinari, che
sono stati finora 25 (i giubilei del 1800 e del
1850 non si celebrarono), i papi hanno
proclamato giubilei anche più spesso per diversi
motivi contingenti (giubilei straordinari o
minori, di cui esempi recenti sono quello del
1933, per il 19º centenario della morte di Gesù
Cristo, quello del 1966 per la conclusione del
concilio Vaticano II e quello del 1983), e hanno
concesso le stesse indulgenze e benefici
spirituali anche a coloro che non potevano
recarsi a Roma. Il giubileo inizia con la
cerimonia dell'apertura della Porta santa
(quella a destra delle quattro grandi basiliche
romane) alla vigilia di Natale dell'anno
precedente quello del giubileo stesso; tale
porta viene poi murata al termine dell'anno
santo.
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GIUDAISMO
La realtà religiosa,
presente anche al tempo degli Apostoli*, del
popolo Israelita che si basa sull' Antico
Testamento* e su scritti della tradizione
Rabbinica. Influenza la sfera politica e rientra
nella cultura stessa degli Ebrei*. Al tempo
degli Apostoli era in netto contrasto con il
loro insegnamento.
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GIUDEA
La parte meridionale
del regno d' Israele*. Con lo scisma avvenuto
dopo Salomone si identificava come Giudea
(chiamata anche Regno del Sud) la terra
appartenente alle tribù di Giuda, di Beniamino e
di Simeone, che sono rimaste fedeli alla stirpe
regale di Davide. Dalla deportazione di
Babilonia in poi, ed anche al tempo di Gesù,
veniva identificata in generale la terra del
popolo Ebreo.
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GIUDEI
Gli Ebrei, in
generale, dopo il ritorno dall'esilio di
Babilonia, vengono chiamati cosi.
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GIUDIZIO FINALE
É il momento in cui
Dio giudicherà tutti gli uomini che non hanno
creduto nel Cristo*. Dopo la "seconda venuta" di
Gesù sulla terra e del ristabilimento del Regno
di Dio universale, tutti gli uomini
risusciteranno e saranno sottoposti al giudizio
di Dio ricevendo la pena ed il castigo per
l'eternità a secondo della gravità delle male
azioni svolti in vita. (
Apocalisse 20:12).
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GLORIA DI DIO
É la bellezza, la
potenza, la maestà, lo splendore di Dio stesso.
É la manifestazione e la presenza di Dio stesso.
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GRAZIA
Nei scritti sacri,
la parola, viene usata, principalmente, per
evidenziare la benevolenza di Dio accordata ad
uomini o donne scelti da Lui per specifici
scopi, come e' avvenuto con Maria, madre di
Gesù. Evidenzia anche la mancanza di qualsiasi
rivendicazione o merito da parte degli uomini,
(sia per santità che per la scelta stessa), nei
confronti di Dio, per i privilegi o gli onori
accordati.
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Imposizione
delle mani
Nell'Antico
Testamento l'imposizione delle mani è presente
come rito di benedizione delle persone al fine
di consacrarle a Dio, come rito di benedizione
delle vittime per il sacrificio e infine come
rito di investitura, atto al conferimento di
poteri. Nel Nuovo Testamento, l'imposizione
delle mani, frequentemente ricordata come
un'attività peculiare di Cristo e degli
apostoli, è messa in relazione alle guarigioni
da operare e, in qualche passo degli Atti degli
apostoli e delle lettere paoline, funzionale
alla costituzione dei ministeri della Chiesa.
Privata di qualsiasi concezione magica e sovente
accompagnata dalla preghiera, l'imposizione
delle mani precede il dono dello Spirito santo
nel battesimo e nel conferimento dei ministeri.
Entrata nel culto cristiano, specie
nell'amministrazione dei sacramenti,
l'imposizione delle mani è attualmente l'atto
essenziale nei riti di ordinazione dei vari
ministeri (diaconi, presbiteri, vescovi), sia in
ambito cattolico sia nelle altre confessioni
cristiane.
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Incenso
Simbolo
della preghiera per la sua tendenza a salire
verso l'alto, l'incenso è utilizzato in
particolari momenti delle celebrazioni, grazie
all'uso del turibolo, un recipiente che contiene
brace su cui vengono sparsi grani d'incenso.
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Indulgenza
Nella
dottrina cattolica l'indulgenza è la remissione
totale (indulgenza plenaria) o parziale (al di
fuori del sacramento della penitenza) delle pene
temporali dovute a peccati, concessa
dall'autorità religiosa mediante l'applicazione
ai peccatori vivi o defunti, in grazia della
dottrina della comunione dei santi e del
cosiddetto “tesoro della Chiesa” (cioè i meriti
di Cristo, della Madonna e dei santi), e
lucrabile col compimento di prescritte opere di
carità e di religione. Storicamente l'indulgenza
è frutto dello sviluppo della disciplina
penitenziale cattolica. All'iniziale
abbreviamento della pena ottenuto in grazia
delle suppliche dei martiri seguì (a partire dal
VII sec.) la concessione, diffusa dapprima dalla
Chiesa celtica, di commutare la pena canonica in
opere di carità (elemosine, pellegrinaggi);
remissioni generali compaiono solo nell'XI sec.
La prima indulgenza plenaria, concessa da papa
Urbano II in occasione della prima crociata,
risale al 1095; al 1300 la prima indulgenza
giubilare, indetta da papa Bonifacio VIII a
beneficio di coloro che visitassero in quell'anno
le basiliche romane. Successivamente la
concessione di indulgenze in cambio di donazioni
o di offerte di denaro condusse ad abusi. Nota è
la predicazione del domenicano G. Tetzel (1516)
a favore dell'indulgenza concessa da papa Leone
X per la raccolta di fondi per la costruzione di
San Pietro, da cui presero avvio la Riforma
protestante e conseguentemente il concilio di
Trento, che pur condannando le tesi luterane e
rivendicando alla Chiesa il potere di concedere
indulgenze, ne proibì lo sfruttamento fiscale.
Nel 1667 papa Clemente IX istituì una
congregazione cui spettava il compito di
regolare le indulgenze, compito che nel 1908
passò al Sant'Uffizio e nel 1917 alla Santa
Penitenzieria.
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ISRAELE
Nome dato da Dio a
Giacobbe dopo che questi ha lottato con l'
angelo* apparsogli a Peniel. Israele significa
"colui che lotta con Dio". Giacobbe è il padre
dei dodici patriarchi* dai quali discende tutta
la nazione d'Israele, la quale prende il nome
del loro antenato.
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LA LEGGE
Generalmente per
"Legge" si intendono i primi cinque libri della
Bibbia*, presumibilmente scritti da Mosè*,
chiamati anche "Pentateuco", cioè "composto da
cinque". Ovviamente si riferisce anche a quello
che questi ci trasmettono. Oltre a resoconti
storici come la Creazione, l'Esodo ed altro,
troviamo sia i decreti e gli ordinamenti divini
specifici riguardo i cerimoniali religiosi del
popolo d'Israele che ordinamenti morali che Dio
da a tutto il genere umano. La vita religiosa e
sociale degli Ebrei* (dal re, al sacerdote,
dagli alti funzionari, alle semplici persone),
era guidata dalla Legge.
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LA VIA
Altro nome dato,
dall' Evangelista* Luca , al Vangelo*. Vuole
evidenziare l'unicità del mezzo con cui l'uomo
può arrivare a Dio, risaltando il contrasto con
la realtà del giudaismo* di quel tempo. (Atti
degli Apostoli 19:9)
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Leggio e
Pulpito
Il leggio,
oggetto liturgico di notevole interesse
artistico nel mondo cristiano, era una semplice
tavoletta inclinata collocata sull'ambone delle
basiliche paleocristiane. Assunse una maggiore
importanza e un valore monumentale nel periodo
romanico quando venne incorporato nel pergamo o
pulpito, sorretto dall'aquila di san Giovanni o
da altro simbolo degli evangelisti. Accanto
all'esempio insuperato del pulpito pisano di
Guglielmo oggi nella cattedrale di Cagliari
(metà del XII sec.), con la stupenda aquila
araldica ad ali spiegate, modello iconografico a
tutti i pergami della regione, vanno ricordati i
leggii nei pulpiti di Sant'Ambrogio a Milano, di
San Miniato a Firenze, del duomo di Barga, della
chiesa di Gropina presso Loro Ciuffenna, della
cattedrale di Salerno, dell'abbazia di Cava de'
Tirreni, di Santa Maria del Lago a Moscufo, sino
a quelli di Nicola e Giovanni Pisano. Ma
intanto, nelle comunità monastiche, il leggio si
isolava dal pulpito per far parte del coro
ligneo: leggio in San Pietro di Perugia e leggio
monumentale di Bartolomeo Neroni detto il Riccio
nel duomo di Siena, del 1570. Nei secoli
successivi, anche per le minori dimensioni dei
libri sacri, l'uso del leggio monumentale
divenne sempre più raro, mentre si diffuse l'uso
del piccolo leggio d'altare, mobile, dorato e
intagliato.
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Liturgia
Nel
linguaggio ecclesiastico la liturgia è il culto
pubblico cristiano. Nel suo significato
originario, il vocabolo servì per indicare quel
complesso di servizi e di opere di pubblica
utilità svolti nella Grecia classica ed
ellenistica dai cittadini dotati di un
determinato censo. Nei Settanta (antica versione
greca della Bibbia) lo stesso termine venne
impiegato per tradurre la parola ebraica
‘avodah, che significava, propriamente, il
servizio cultuale prestato dai sacerdoti del
Tempio. Successivamente il vocabolo liturgia
passò a indicare qualsiasi forma di culto e
celebrazione rituale, ma soprattutto la
celebrazione dell'Eucaristia.
Già nel
Nuovo Testamento si possono cogliere i primi
cenni di una storia della liturgia: le origini
cristiane conoscono delle forme di celebrazione
liturgica caratterizzate da grande sobrietà e
incentrate, sostanzialmente, sulla frazione
domestica del pane e sull'ascolto della parola
di Dio. Continuando la tradizione giudaica, la
comunità primitiva si riuniva settimanalmente
per celebrare il mistero dell'Eucaristia e per
pregare. Una grande spontaneità guidava lo
svolgimento di queste celebrazioni, la cui
presidenza era di regola affidata ai successori
degli apostoli, cioè ai vescovi e ai presbiteri.
In esse vennero accettati anche elementi
derivati dalla prassi culturale ellenistica e
romana, soprattutto da parte delle comunità
provenienti dal paganesimo. Oltre alle numerose
espressioni del vocabolario liturgico, si devono
all'ellenismo alcuni particolari del rito del
battesimo. Nel corso dei primi secoli (i più
creativi per la liturgia) si arrivò gradualmente
alla formazione dell'anno liturgico.
Dopo la
Pasqua, che rimase la festa più importante
dell'anno liturgico, seguiva un periodo di
cinquanta giorni, al termine dei quali si
celebrava la Pentecoste. Si svilupparono, in
seguito, le feste dei martiri (dal II sec.) e la
celebrazione del Natale e dell'Epifania (IV
sec.). La lingua liturgica fu, quasi
esclusivamente in tutti i territori del
Mediterraneo, il greco. A partire dal IV sec.,
con l'affermarsi, in Oriente, di alcune Chiese
importanti, si diffusero liturgie diverse, con
usi e lingua propri. La Chiesa di Alessandria
impose il suo rito a tutte le Chiese d'Egitto e
d'Etiopia: dal rito alessandrino nasceranno, in
un secondo tempo, le liturgie copta ed etiopica.
La liturgia di Antiochia, che ebbe molte
espressioni simili alla liturgia di Gerusalemme,
si diffuse in tutta la Siria occidentale. In
Asia Minore e nei paesi slavi dominò il rito
bizantino, che ebbe grandissima importanza
durante l'impero di Giustiniano. Fatta eccezione
per il rito ambrosiano (tuttora vigente nella
diocesi di Milano), in Occidente andò
imponendosi il rito romano.
Fu un fatto
significativo che verso il 370, sotto il
pontificato di papa Damaso I, il greco fu
sostituito dal latino come lingua liturgica
della comunità romana. Per opera di alcuni papi
(Leone I Magno, Gelasio I, Gregorio I Magno) si
provvide alla raccolta di formulari liturgici e
alla creazione di testi da usare durante le
celebrazioni, il cui cerimoniale si ispirava
largamente all'etichetta dell'ex palazzo
imperiale. Il progresso della romanizzazione fu
favorito dalla richiesta di Carlo Magno al papa
di un esemplare autentico della l. pontificale
romana per farne la base di una unificazione di
riti. Con il contributo degli ecclesiastici
franchi e germanici operanti nell'impero
carolingio, la liturgia romana si arricchì di
formule, inni poetici e cerimonie significative
(i riti della settimana santa, l'uso
dell'unzione del capo e delle mani nelle
ordinazioni dei vescovi). Negli ultimi secoli
del Medioevo, la liturgia, che aveva assunto uno
sviluppo cerimoniale ricco e prolisso, non fu
più considerata come un'azione dell'assemblea
cristiana, bensì come un fatto di devozione
individuale. Frutto di questa evoluzione fu
l'uso della messa privata, celebrata dal solo
sacerdote, senza la presenza della comunità.
La
situazione caotica in cui si venne a trovare la
prassi liturgica e un certo numero di abusi
fecero maturare, durante il concilio di Trento,
la convinzione della necessità di una riforma,
che poté essere attuata solo dopo il concilio
attraverso l'opera di revisione e di
unificazione dei libri liturgici. Per ordine del
papa Pio V furono pubblicati il Breviario romano
(1568) e il Messale romano (1570). Alla Sacra
congregazione dei riti, istituita da papa Sisto
V (1588), fu affidato l'incarico di vigilare
sull'esatta esecuzione dei riti e delle
cerimonie. Il Breviario romano e il Messale
romano, cui si aggiunsero più tardi il
Martirologio (1584), il Pontificale romano
(1596) e il Rituale romano (1614), furono
imposti a tutte le Chiese di rito latino, alle
quali fu confermato come vincolante l'uso della
lingua latina.
Le forme della
celebrazione liturgica cristallizzata in queste
edizioni non conobbero variazioni di rilievo per
secoli, finché il movimento liturgico promosso
in Francia nella seconda metà del XIX sec. da
Dom Guéranger, abate del monastero benedettino
di Solesmes, si fece portatore dell'esigenza di
un ritorno della liturgia allo spirito
originario e di una sua maggiore aderenza alle
necessità pastorali moderne. Il concilio
Vaticano II (1962-65), valorizzando tutto il
lavoro del movimento liturgico, ha dato piena
realizzazione all'auspicato rinnovamento
liturgico e ne ha fissato i principi generali
nella sua prima costituzione (Sacrosanctum
Concilium, 1963). Questa diede della liturgia
una nuova immagine, ritenendola fonte e culmine
di tutta l'azione cultuale della Chiesa.
Preoccupato
di un adeguamento alle diverse culture dei
popoli, il concilio spezzò la rigida uniformità
attuata dalla Congregazione dei riti dopo il
concilio di Trento e diede spazio alla varietà
linguistica, permettendo l'uso delle molteplici
lingue parlate, e alla varietà delle forme
rituali, delle tradizioni storiche e delle
prerogative proprie di ciascuna Chiesa. Così,
attraverso una lunga serie di documenti
legislativi e la pubblicazione dei nuovi libri
liturgici, si giunse a una liturgia più
semplificata e a un'attiva partecipazione dei
fedeli alle celebrazioni liturgiche. In ambito
protestante, già M. Lutero si era occupato di
una riforma del culto, ponendo le basi di quella
che sarà la “santa cena” dei protestanti. Questi
accentuano, in generale, nella liturgia lo
spazio per la lettura della Sacra Scrittura e
per la predicazione, e valorizzano il canto.
Tra gli anglicani è diffuso il
Common Prayer Book (libro della preghiera
comune), la cui prima edizione risale al 1549,
ma che fu riveduto e ripubblicato in successive
edizioni. Esso comprende i formulari per la
preghiera quotidiana del mattino e della sera,
per il culto domenicale e per tutti i riti
ecclesiastici, oltre alle indicazioni per la
lettura annuale della Bibbia.
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Martire
Il martirio
compare, nella pienezza del suo significato,
all'interno del cristianesimo ed è
esplicitamente profetizzato da Gesù per i suoi
discepoli (Matteo 10, 16 segg.). Dapprima
vennero chiamati martiri gli apostoli, in quanto
testimoni qualificati della vita di Cristo, e
successivamente coloro che avevano sofferto
eroicamente per dare testimonianza della propria
fede in Cristo. Dalla fine del II sec. l'uso del
termine si andò restringendo a designare i
cristiani che morivano per la propria fede,
mentre il termine confessore venne usato per
indicare coloro che avevano reso testimonianza a
Cristo senza giungere allo spargimento di
sangue. Assai antico è presso le comunità
cristiane il culto dei martiri, il quale
comprendeva, il giorno anniversario della loro
morte, una riunione dei fedeli attorno alla
tomba, e particolari riti liturgici a scopo di
commemorazione, intercessione ed esortazione o
incoraggiamento a coloro che si predisponevano a
rendere una analoga testimonianza. Dalla pace di
Costantino, nel IV sec., il culto pubblico dei
martiri assunse proporzioni più imponenti in
seguito alla costruzione di basiliche sul luogo
dove erano sepolti i martiri, alla traslazione e
diffusione delle loro reliquie, nonché alla
diffusione dei libri liturgici che, per ogni
comunità cristiana, elencavano i martiri
venerati dalla medesima comunità, il luogo del
loro martirio o della loro sepoltura. Molte
iscrizioni dei primi secoli dall'avvento del
cristianesimo attestano il desiderio dei fedeli
di essere sepolti vicino a tombe di martiri. Il
papa Benedetto XIV stabilì che la certezza
storica del martirio, per motivo di fede o di
virtù morale riferita a Dio, equivaleva al
processo di canonizzazione, e quindi alla
immissione nell'elenco ufficiale dei santi. Il
martirio è definito anche battesimo di sangue,
essendo sostitutivo del battesimo qualora il
testimone della fede non sia stato battezzato.
Solo in senso analogico, e dunque
impropriamente, si possono definire martiri
coloro che vengono uccisi in odium fidei (per
odio contro la fede) ma senza una consapevole
accettazione della morte (per es. i bambini non
giunti all'età della ragione) o anche i saggi
del paganesimo (per es. Socrate).
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Matrimonio
Questo
sacramento é quello che sancisce davanti a Dio
l'unione completa della persona e della vita di
un uomo ed una donna. Poiché il Matrimonio é una
festività solenne per chi lo contrae e per
quanti ne condividono la gioiaé negato dalla
Chiesa celebrarlo nei tempi di Avvento e
Quaresima, dato il loro carattere penitenziale,
o comunque é concesso solo in forma semplice. Il
termine deriva dal latino "matris" e "munus"
nel significato di dono-impegno reciproco. La
sua istituzione trae il fondamento dall'origine
biblica della specie " Dio creò l'uomo a sua
immagine...Maschio e femmina li creò" (Gn1,27)
ed ancora: "..l'uomo abbandonerà suo padre e sua
madre e si unirà a sua moglie e i due saranno
una sola carne" (Gn2,24).Il suo fondamento
giuridico ed etico si fonda sul consenso dei
contraenti e contempla l'unità,
l'indissolubilità, la disponibilità a procreare.Durante
i primi secoli del cristianesimo il matrimonio
non aveva liturgia propria; dal IV secolo si
cominciò a benedire gli anelli e, di seguito, a
farlo oggetto di benedizione specifica sul velo
e sulla sposa. Con la riforma liturgica del
concilio Vaticano II, é entrata in vigore una
ritualità più consona al nuovo diritto di parità
giuridica dell'uomo e della donna e più
esemplificativa del significato profondo insito
in questo "contratto". La significanza primaria
é quella di averne inserito la celebrazione
all'interno della messa. La liturgia del
sacramento si articola in quattro momenti:- le
domande- il consenso- la benedizione e lo
scambio degli anelli- la preghiera dei
fedeliMinistri del sacramento sono gli sposi
medesimi che contraggono dinnanzi a Dio il patto
di reciproca alleanza, sull'esempio di quella
voluta da Dio con l'umanità: il sacerdote ne é
il testimone ed il mediatore liturgico. La
triplice benedizione sulla coppia indica
l'associazione di questa al mistero eucaristico.
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Messa
Nella sua forma
attuale, la messa è il risultato di una lunga e
complessa evoluzione storico-liturgica che ha
tuttavia mantenuto, nel mutamento delle forme
rituali, una sostanziale fedeltà al significato
originario dell'istituzione da parte di Gesù
Cristo, che celebrò la sua ultima cena pasquale
con i discepoli come “memoriale” della sua
passione e morte. Gli Atti degli apostoli (2,
42) documentano che le primitive comunità
cristiane si riunivano per la frazione del pane
e per la preghiera. Gli elementi principali di
cui constava il loro rito erano intimamente
legati ai riti tipici del banchetto pasquale
ebraico, che consisteva in alcune preghiere di
benedizione sul pane azzimo e sul calice di vino
e nella manducazione dell'agnello pasquale, cui
seguiva un canto di lode e di azione di grazie (hallel)
per quanto il Signore aveva operato per il
popolo di Israele.
Anche la celebrazione
cristiana dell'Eucaristia fu originariamente
collegata con un pasto comunitario (agape), da
cui venne in seguito separata a motivo del
numero sempre crescente dei partecipanti e delle
difficoltà organizzative e disciplinari di cui
parla san Paolo (I Corinzi 11, 20 segg.). Essa
venne allora integrata con le funzioni religiose
del mattino, che comprendevano prevalentemente
preghiere e letture. Secondo informazioni
desunte dalle opere di Giustino e di Ippolito,
già nel II e III sec. si delinearono le linee
essenziali del rito della messa: lettura della
Sacra Scrittura (liturgia della parola); omelia
del presidente, che era generalmente il vescovo;
preghiera comune per varie intenzioni (preghiera
dei fedeli); scambio del bacio di pace tra tutti
i partecipanti; offerta del pane e del vino sui
quali il presidente pronunciava la solenne
preghiera eucaristica, detta più tardi “canone”.
Questa comprendeva una breve
narrazione dell'istituzione dell'Eucaristia, la
rievocazione della morte e risurrezione del
Signore (anamnesi) e l'invocazione dello Spirito
santo sul pane e sul vino (epiclesi). Dopo
l'acclamazione dell'“Amen” da parte
dell'assemblea, il pane su cui era stata
pronunciata l'Eucaristia veniva spezzato e
distribuito a tutti i membri della comunità
presenti e assenti. Questo nucleo rituale fu
alla base di tutte le liturgie successive, in
Oriente e in Occidente. La lingua liturgica, che
originariamente era il greco, divenne a poco a
poco, a partire dal IV sec., il latino. Il luogo
della celebrazione diventò esclusivamente il
tempio, che si corredò progressivamente di una
serie di strutture architettoniche ben definite
quali l'altare, il coro e, in Oriente,
l'iconostasi. Ben presto cominciò un processo di
redazione di appositi libri liturgici (sacramentari)
contenenti norme rituali e formule di preghiera
per il celebrante. Le celebrazioni si
arricchirono poi di una maggiore solennità
esteriore con l'introduzione della processione
d'entrata e l'apparizione dei paramenti sacri
(amitto, camice, stola, manipolo, dalmatica) che
altro non erano se non una derivazione degli
abiti portati dalle persone di alto rango
sociale negli ultimi tempi dell'Impero Romano.
I riti della messa presero dunque
forme stereotipe, pur nella varietà degli usi e
delle liturgie locali, tra le quali ebbe il
sopravvento la liturgia romana. Durante il
Medioevo si diffusero le messe private,
celebrate senza la presenza della comunità: il
ruolo del sacerdote divenne, così, preponderante
rispetto a quello dell'assemblea dei fedeli, la
cui partecipazione al rito si fece sempre meno
attiva sia dal punto di vista liturgico sia da
quello spirituale, con il rarefarsi della
comunione eucaristica, supplita da forme
devozionali. Verso la metà del XVI sec., il
concilio di Trento, per reagire agli abusi nella
prassi liturgica e soprattutto alla dottrina di
M. Lutero e degli altri riformatori protestanti,
che negavano il valore “sacrificale” della
messa, riconducendola a una semplice
commemorazione della passione e morte di Cristo,
pose tra i suoi intenti anche la riforma
liturgica.
Nel 1570
si arrivò alla pubblicazione del Missale Romanum
(Messale romano), che senza grandi mutamenti
rimase in vigore fino al concilio Vaticano II
(1962-65) e, nel 1558, all'istituzione della
Sacra congregazione dei riti, cui fu affidato
l'incarico di vigilare sull'esatta esecuzione
dei riti e delle cerimonie. Il concilio di
Trento impose, dunque, un rigidismo liturgico,
che portò a un unico modello di messa in tutto
l'Occidente, salvo poche eccezioni. Dal XIX sec.
a oggi, tutto il lavoro di alcuni movimenti di
riforma liturgica e gli interventi degli ultimi
pontefici furono raccolti dal concilio Vaticano
II, che introdusse nella messa le diverse lingue
nazionali, snellì il cerimoniale liturgico e
insisté particolarmente sul carattere
comunitario della celebrazione, permettendo ai
fedeli una più attiva partecipazione al rito.
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Messia
(Vedi
CRISTO)
Nell'Antico
Testamento il messia è colui che, mediante la
sacra unzione sul capo, viene consacrato re (I
Samuele 10, 1; I Re 1, 39; II Re 9, 6) o sommo
sacerdote (Esodo 29, 7). I testi più antichi
sottolineano del messia l'aspetto regale: il
messia è re e discendente di David o, più tardi,
quando quest'ultimo fu idealizzato, una specie
di David redivivo (Isaia 11, 1). Tale regalità
dapprima viene descritta nei termini di una
vittoria cruenta sui nemici (Salmi 2, 8-12);
poco alla volta però il concetto viene
purificato con l'insistenza sul regno pacifico e
sommamente giusto del messia (Salmi 72, 4-14;
Isaia 9, 6). Un altro aspetto del messia è il
suo carisma profetico, per cui egli sarà un
nuovo Mosè (Deuteronomio 18, 18 segg.), il
salvatore o redentore, che con la sua morte
espierà le colpe altrui. Il cristianesimo
identifica il messia con Gesù Cristo, pur
conservando, specie agli inizi, quando si
attendeva il prossimo ritorno, o parusia, del
messia, una forte carica escatologica (già
sottolineata, all'interno dell'Antico
Testamento, in quei testi che facevano
coincidere l'avvento del messia con la vittoria
finale sul male: Daniele 7, 9-14 ecc.). Gesù fin
dall'inizio della sua vita pubblica predicò
l'imminenza del regno di Dio, volendo
sottolineare con questa espressione il contenuto
spirituale e morale della sua missione. Evitò
accuratamente il titolo di re, quando gli venne
offerto dalle folle con una finalità politica
(Giovanni 6, 15); l'accettò invece in un momento
solenne, ma con la precisazione che il suo regno
non era di questo mondo (Giovanni 18, 36). Dal
Vangelo di Matteo, indirizzato agli ebrei, si
deduce chiaramente che diversi particolari della
vita del messia, come il concepimento verginale
(Matteo 1, 22), il luogo della nascita (Matteo
2, 5), taluni momenti della sua passione (Matteo
21, 5; 26, 31 e 38 ecc.), la sua risurrezione
(Luca 24, 25-27; Atti degli apostoli 2, 25-28)
erano considerati già predetti da brani
dell'Antico Testamento.
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MORTE FISICA
Da distinguere dalla
morte spirituale che è la mancanza di Vita
Divina* e l'allontanamento da Dio. É la morte
del corpo, la cessazione della funzione vitale
del corpo e causa la dipartita del proprio
spirito.
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MOSE'
É stato il
legislatore del popolo d'Israele*, il mediatore
tra Dio ed il suo popolo, nel Vecchio Patto*.
Per ordine e con l'assistenza di Dio ha condotto
il popolo d'Israele fuori dall'Egitto, nella
terra di Canaan*. Secondo la tradizione è stato
lui il redattore dei primi cinque libri dalla
Bibbia*.
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Miracolo
Nel Nuovo
Testamento ricorre spesso il tema dei miracoli
di Gesù, definiti, secondo il linguaggio
dell'evangelista Giovanni, i "segni" della
manifestazione del regno di Dio, già iniziato
con Gesù. Così, sono miracoli le molte
guarigioni descritte nei Vangeli o alcuni
interventi compiuti da Gesù sulla natura
inanimata, come nel caso della tempesta sedata
(Marco 4, 35-41) o del fico sterile (Marco 11,
12-14 e 19-21). L'attività taumaturgica di Gesù
costituì uno dei cardini della predicazione
apostolica (Atti degli apostoli 2, 22). La
teologia apologetica cattolica, di fronte alle
critiche del razionalismo dell'Ottocento,
insistette sul miracolo come "motivo di
credibilità" della fede e contro tutte le
obiezioni scientifiche definì il miracolo non
come qualcosa che è contro la natura, ma come
qualcosa che è al di là di essa, la supera e la
oltrepassa. Superate le istanze apologetiche e
le questioni sulla natura, la possibilità e la
conoscibilità del miracolo dibattute nel
concilio Vaticano I, il concilio Vaticano II
interpretò il miracolo secondo una dimensione
meno teorica e più biblica, situandolo nel
contesto della storia della salvezza, dove esso
esprime la volontà salvifica di Dio di fronte
all'uomo e alla storia.
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Navata
Nella
chiesa la navata corrisponde alla zona che
ospita i fedeli e si distingue dal presbiterio,
che corrisponde al luogo dove si trova l'altare.
Il termine navata riflette con precisione la
forma originaria dello spazio da essa definito
che, coperto a struttura lignea a capriate o
muraria a volte, assumeva appunto l'aspetto di
una chiglia di nave capovolta. Già presente in
organismi architettonici antichi (per es. sale
ipostile orientali, basiliche romane), la navata
divenne elemento costitutivo fondamentale
dell'architettura chiesastica con le basiliche
paleocristiane, e tale si mantenne fino
all'avvento degli schemi introdotti dalla
Controriforma. La navata principale o maggiore è
lo spazio compreso tra il portale principale
d'accesso e la crociera del transetto; ai
fianchi di essa, in genere di minore altezza, le
navate laterali o minori. Si parla di chiesa a
navata unica, allorché questa è definita dagli
stessi muri perimetrali.
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NUOVA NASCITA
Avviene per mezzo
dello Spirito Santo quando uno accetta e riceve
personalmente Gesù Cristo con tutto il cuore per
quello che egli è e per quello che lui ha fatto.
Lo Spirito Santo rigenera il nostro spirito e
nasciamo figli di Dio*.
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NUOVO TESTAMENTO
La seconda parte
della Bibbia* formata dai quattro Vangeli, gli
Atti degli Apostoli, le lettere degli Apostoli
Paolo, Pietro, Giovanni e Giuda, più la Lettera
agli Ebrei e l'Apocalisse di Giovanni. In essa
viene descritta la Nuova Alleanza (o Nuovo
Patto) che Dio ha stipulato, per mezzo della
persona e dell'opera di Suo Figlio Gesù, non
soltanto con i discendenti di Abramo, ma anche
con tutti i popoli della terra.
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Offertorio
L'offertorio è la parte della messa cattolica in
cui il sacerdote offre a Dio il pane e il vino
destinati a essere consacrati. Inizia con la
preghiera «Benedetto sei, o Signore...» e
termina con l'orazione sopra le offerte.
L'offertorio introduce la liturgia eucaristica.
È presente già nella liturgia latina antica.
Allora il diacono stendeva una tovaglia
sull'altare, oggi egli o il sacerdote spiegano
su di esso il corporale. Poi il celebrante si
recava incontro ai fedeli per riceverne le
offerte (pane e vino), mentre il coro cantava
l'offertorio; ora il sacerdote può compiere tale
rito se vi sono fedeli preparati a tale
cerimonia. Quindi il sacerdote presenta a Dio il
pane e il vino, che saranno poi consacrati, con
preghiere alle quali i fedeli possono
rispondere: «Benedetto Dio nei secoli». Il
sacerdote, poi, recitata privatamente una
preghiera, lava le mani per esprimere il
desiderio di una purificazione interiore, quindi
invita i fedeli a pregare perché il sacrificio
sia gradito a Dio e chiude l'offertorio con
l'orazione sopra le oblate chiamata un tempo
secreta, perché recitata privatamente. Se vi è
la presentazione delle offerte da parte dei
fedeli, essa è accompagnata dal canto
dell'offertorio; se la messa è solenne, prima
dell'orazione sopra le oblate sono incensati
l'altare, i ministri e i fedeli. Durante
l'offertorio viene raccolto l'obolo per le
necessità indicate, ma con l'intento precipuo di
significare la personale partecipazione al
sacrificio.
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Omelia
L'omelia è
l'esposizione semplice e discorsiva di passi
scritturali, in particolare evangelici. Nella
messa corrisponde ad una delle parti della
liturgia della parola.L'omelia è la più antica
forma di oratoria sacra e risale all'inizio
dell'epoca patristica. Omelie furono i discorsi
che i padri della Chiesa greca e poi latina
indirizzavano al popolo durante la celebrazione
della messa; si trattava di una predicazione
piana e familiare, in cui l'oratore, seguendo la
propria ispirazione, parafrasava testi biblici
traendone poi le opportune indicazioni e
applicazioni pratiche per la vita quotidiana. In
Oriente, dove l'omiletica conobbe grande
sviluppo, si ricordano i tre Padri cappadoci
(san Basilio, san Gregorio di Nazianzo e san
Gregorio di Nissa) e san Giovanni Crisostomo; in
Occidente è particolarmente valida quella di
Massimo di Torino, di san Cromazio d'Aquileia,
di san Gregorio Magno.
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Ordine
È il sacramento che
conferisce potestà spirituale in virtù della
grazia particolare che rende idonei ad
esercitare i vari compiti ecclesiali ed
ecclesiastici. Primo fra tutti quello di
celebrare l'Eucarestia, inoltre il potere di
rimettere o meno i peccati nell'esercizio del
sacramento della Penitenza: sono la potestà sul
Corpo Reale e sul Corpo Mistico del Cristo.
Questo sacramento trae origine dall'atto di Gesù
di scegliere un gruppo di apostoli e discepoli,
per continuare la Sua azione nel mondo. Già nel
Nuovo Testamento, Atti degli Apostoli e Lettere
di Paolo, appare una prima gerarchia, con
compiti specifici, ma subordinati:
vescovi-prebisteri che attuano il "memoriale"
eucaristico e la predicazione, diaconi che
esercitano i ministeri della coadiuvazione nel
culto e quello della carità fraterna verso i
bisognosi.
In un documento
ufficiale del III secolo, cioé la lettera di
papa Cornelio I al vescovo Fabio di Antiochia
sono già espressi, con i nomi specifici, i tre
gradi dell'ordine sacro: - vescovo, uno solo
nelle diverse comunità, - presbiteri, detti
anche preti o sacerdoti, - diaconi. La chiesa
latina distinse, nel tempo, "ordini maggiori" da
"ordini minori", ciascuno conferito con riti
specifici:- ordini maggiori: comprendono
episcopi, presbiteri, diaconi, suddiaconi-
ordini minori: comprendono ostiario, lettore,
esorcista, accolito. La chiesa greca li
considera tutti ordini minori conferiti con riti
speciali che non sono considerati sacramento. Il
concilio di Trento si limitò a definire che
nella chiesa cattolica, per istituzione divina,
vi é una gerarchia; essa comprende: - i vescovi
delegati al governo pastorale, "munus regendi ";
- i presbiteri incaricati del culto divino "munus
liturgicum";- i diaconi incaricati
dell'insegnamento, "munus docendi".Il sacramento
stesso prende il nome dal latino ordo, cioé <
grado >.
I ministeri
conferiti dall'ordinazione sono insostituibili e
definiscono la struttura organica ed
interdipendente della chiesa. Ministro del
sacramento é il vescovo che consacra attraverso
l'imposizione delle mani, la sacra unzione, una
preghiera consacratoria specifica allo Spirito
Santo: il tutto avviene all'interno della
celebrazione eucaristica, con rito solenne. Tre
sono i momenti principali dell'amministrazione
di questo sacramento:- riti di introduzione-
rito di consacrazione- riti esplicativiI riti di
introduzione, identici per tutti e tre gli
ordini, comprendono l'appello dei candidati e la
presentazione al vescovo ministrante,
l'attestazione della loro idoneità e l'elezione
da parte del vescovo all'ordine cui sono
candidati, l'omelia del vescovo ordinante, il
dialogo tra vescovo e candidati con la promessa
di obbedienza di questi ultimi significata dal
gesto di apporre le proprie mani giunte in
quelle del vescovo ( per i vescovi in quelle del
papa ), il canto delle litanie dei santi con la
prostrazione dei candidati.Il rito di
consacrazione si esplica con l'imposizione delle
mani del vescovo sul capo dei candidati; qui
avviene la prima gerarchizzazione: se diacono
impone le mani solo il vescovo; se presbitero
impone le mani il vescovo e di seguito ogni
presbitero presente al rito; nell'ordinazione
episcopale impongono le mani anche tutti i
vescovi presenti al rito e, in seguito, due
diaconi tengono sul suo capo un vangelo aperto a
significare che egli é sottoposto alla Parola di
Dio; tutto avviene in silenzio. Poi la preghiera
consacratoria specifica per ciascun ordine,
proclamata dal solo vescovo per presbiteri e
diaconi, da tutti i vescovi presenti per l'episcopo;
l'assemblea aderisce con il proprio "amen".
I riti
esplicativi si avvalgono di gesti ed azioni che
vogliono significare quanto é avvenuto: i
diaconi ricevono le vesti liturgiche del loro
grado, cioè la stola e la dalmatica; i
presbiteri indossano la stola e la causola ed il
vescovo unge loro le mani col sacro crisma;
nella consacrazione episcopale si unge il capo;
poi diaconi e vescovi ricevono il libro del
vangelo, mentre i presbiteri ricevono il pane
sulla patena e il calice del vino per la
celebrazione eucaristica; i vescovi ricevono
anche le insegne del loro grado, cioè l'anello,
la mitra, il bastone pastorale e sono invitati a
sedere sulla cattedra episcopale. Il tutto si
conclude con l'abbraccio ed il bacio di pace.I
candidati alla consacrazione, nella chiesa
romana, devono corrispondere a questi
requisiti:- essere uomini- essere battezzati-
essere disposti al celibato per il Regno
espresso pubblicamente con libera volontàIl
sacramento imprime un carattere indelebile e
spetta all'autorità della chiesa la
responsabilità e la decisione ultima di
accettare i candidati al sacerdozio, dopo una
adeguata preparazione dottrinale, pastorale,
liturgica evangelica e sprituale in seminario.Il
Concilio Vaticano II ha stabilito il
"diaconato", dal greco "diàkonos ", <servitore>,
come grado permanente conferibile anche ad
uomini sposati. Nelle primitive comunità
cristiane il diaconato era conferito anche a
donne, per lo più vedove; attualmente tale
istituzione permane in molte chiese protestanti.
Il "sacerdote", dal latino "sacer-facere", é il
mediatore tra l'uomo e Dio nell'esercizio del
culto sacro; per cattolici ed ortodossi ha
ricevuto il sacramento dell'ordine.
I sacerdoti sono
detti "regolari" quando sono vincolati dalla
regola di un ordine religioso; "secolari" o
diocesani quando dipendono direttamente dal
vescovo ed operano nell'ambito della diocesi di
sua giurisdizione.Nella liturgia protestante
colui che presiede l'assemblea si chiama
"pastore", é ministro del culto, non ha l'ordine
sacro. Il "vescovo", dal greco "epìscopos",
verbo "epi-scopein", cioè <vigilare>, successore
degli apostoli, con la consacrazione episcopale
riceve la missione di santificare, insegnare e
governare il popolo di Dio a lui affidato e
circoscritto nell'ambito di un territorio
definito "diocesi", dal greco "dioìkesis"
<amministratore della casa>. Solo il papa ha il
potere di erigere, modificare o sopprimere una
diocesi. Attualmente sono in vigore tre modi di
nomina dei vescovi:- elezione, nomina, o
designazione dell'autorità civile;- legittima
elezione, secondo il diritto universale,
confermata dal romano pontefice che
conferisce la missione canonica;- libera nomina
da parte del romano pontefice; é il modo
principale in uso nella chiesa latina. Il
vescovo deve avere almeno 35 anni di età e 5 di
sacerdozio attivo. I vescovi, poi, si
distinguono in: - diocesani suffraganei quando
dipendono da un metropolita e fanno parte di una
provincia ecclesiastica;- diocesani esenti
quando dipendono direttamente dalla Santa Sede;-
titolari coadiutori quando sono di aiuto al
vescovo diocesano con diritto di successione;-
titolari ausiliari di aiuto al vescovo
diocesano con o senza facoltà speciali;-
emeriti se hanno perduto l'ufficio per limiti
d'età o per rinuncia accettata.
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PALESTINA
É quella striscia di
terra, nel Medio Oriente, che va, dalla penisola
del Sinai all'attuale Libano, un tempo Fenicia;
ad est il deserto Arabico, ad ovest il mar
Mediterraneo. Un tempo chiamata Canaan ed e' la
terra che Abramo ha percorso e che gli era stata
promessa da Dio. É la terra dove Mosè* e Giosuè*
hanno portato il popolo di Dio. Prende nome da
un'antica popolazione chiamata Philistin,
abitante della costa meridionale, venuti, si
presume, dall'isola di Creta, comunque dal ceppo
Egeo. Al tempo di Gesù quella terra era sotto il
protettorato Romano. Da notare che, quella
terra, negli scritti del Nuovo Testamento, non è
mai menzionata col nome di Palestina. Solo più
tardi, dopo la diaspora*, incominciata con la
distruzione del Tempio di Gerusalemme, si è
incominciato ad usare questo nome.
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PASQUA
In ebraico è Passat
e significa "passaggio". La Pasqua è una delle
feste capitali ebraiche*. In essa si ricordava
la liberazione del popolo ebraico dalla
schiavitù egiziana operata per mezzo di Mosè*
per ordine e con l'aiuto di Dio. Quindi il
passaggio dalla schiavitù alla libertà e dignità
di nazione (popolo di Dio). È stata istituita al
momento dell'esodo e doveva essere celebrata
ogni anno. Un elemento caratteristico della
Pasqua era l'agnello, che è stato immolato la
prima volta per prendere il suo sangue che
doveva servire come segno per essere risparmiati
dall'angelo* della morte che infieriva sui
primogeniti egiziani. L'agnello significava
quindi la garanzia per la salvezza ed era una
simbologia di Cristo*, additato come Agnello di
Dio* che toglie il peccato del mondo da Giovanni
Battista. La morte di Gesù*, secondo il
preordinamento di Dio, è coincisa con la festa
della Pasqua ebraica, e prima del suo arresto,
Gesù ha celebrato la sua ultima Pasqua sulla
terra, insieme ai suoi discepoli* istituendo la
sua Cena, chiamata anche Santa Cena* o Cena del
Signore, sostituendo la Pasqua, che i cristiani
celebrano sino alla sua venuta, come da lui
ordinato. Tutt'ora gli Ebrei celebrano la Pasqua
istituita da Mosè.
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PATRIARCHI
Generalmente questo
termine si applica per Abramo, Isacco, Giacobbe
ed i dodici figli di Giacobbe. Evidenzia la
dignità e la vocazione che hanno avuto nel piano
di Dio come progenitori del popolo di Dio
(popolo da cui è venuto il Messia*), e come
portatori e garanti della promessa di Dio.
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PECCATO
Peccare vuol dire
trasgredire la legge di Dio. Dio, il creatore,
per amor nostro, ha stabilito delle regole e
delle leggi che se li osserviamo ci garantiscono
il benessere spirituale, morale e fisico. Con la
trasgressione di queste leggi si offende Dio
perché si dimostra la mancanza di fiducia e la
ribellione verso di Lui (quello che infatti
hanno fatto Adamo ed Eva). La trasgressione
delle leggi di Dio porta delle male conseguenze
come : l'allontanamento da Dio, maledizioni,
malattie, sciagure, e problemi di ogni genere,
oltre la perdizione eterna e l'inferno.
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Penitenza
La
penitenza é il sacramento della riconciliazione
del peccatore con Dio, attraverso la confessione
dei suoi peccati, ed ottenuta con l'assoluzione
sacramentale, espressa con la formula
trinitaria: "Io ti assolvo dai tuoi peccati nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo". Non c'é azione liturgica del mistero di
salvezza che non richieda prima la
riconciliazione col Signore. La celebrazione
eucaristica, che é il Sacramento per eccellenza,
é preceduta dal "Confiteor" assembleare cui fa
seguito l'assoluzione generale e la triplice
invocazione del "Kyrie".Con la riforma voluta
dal Vaticano II, anche il sacramento della
Penitenza é stato innovato, ma manca ancora
un'autentica catechesi dei cristiani per
recuperarne il valore salvifico. Le scienze
sociologiche moderne ed una pratica
confessionale non sempre corretta ed illuminata,
hanno allontanato molto i fedeli dall'esperienza
di riconciliazione; molti credenti si sentono
autorizzati ad un pentimento ed assoluzione
personali, senza conferma da parte dei ministri
della chiesa. Le motivazioni sono tante ed
ancora riempiono i testi di liturgisti e
teologi. Comunque il sacramento per essere
valido esige tre atti del penitente:- il
pentimento, o contrizione, che consiste nel
dolore di non aver creduto all'amore del
Signore;- la confessione auricolare dei peccati
gravi al sacerdote; é raccomandata anche quella
dei peccati veniali per rinsaldare la coscienza
retta nella lotta contro satana;- l'assoluzione
da parte del sacerdote, se ritiene il penitente
veramente pentito, cioè ben disposto a non
ricadervi. A ciò segue il compimento di alcuni
atti di soddisfazione, o penitenza, richiesti
dal sacerdote, per riparare il male commesso e
ristabilire la dignità cristiana di discepolo
del Signore. Ministro del sacramento é solo il
sacerdote a ciò designato dal vescovo. Il colore
liturgico é il viola della stola che il
celebrante indossa all'atto di confessare.
Poiché questo sacramento vincola il sacerdote al
segreto, di solito la confessione avviene nel
confessionale; tale pratica sta cadendo in
disuso, perché i fedeli preferiscono l'approccio
diretto e personale. Oltre alle varie parabole
del perdono e della misericordia, questo
sacramento ha il suo fondamento neotestamentario
nelle parole di Gesù: "Ricevete lo Spirito
Santo; a chi rimetterete i peccati saranno
rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno
non rimessi". (Gv.20, 22-23)
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Pentecoste
La Pentecoste è
una delle maggiori solennità cristiane che si
origina nel mondo ebraico. Festa di origine
agricola che celebrava la fine della mietitura,
la Pentecoste presso gli Ebrei cadeva 50 giorni
dopo Pasqua. Con la Pentecoste ebraica la
Pentecoste cristiana ha in comune solo il nome e
la data. Già documentata nel II sec., la
Pentecoste cristiana commemora la discesa dello
Spirito santo, in forma di lingue di fuoco,
sulla comunità cristiana la cinquantesima
giornata dalla Pasqua (Atti degli apostoli 2).
Presto caratterizzata da grande solennità, la
celebrazione della festa fu preceduta da una
vigilia, in cui si amministrava il battesimo, e
si protraeva per otto giorni consecutivi (ottava
di Pentecoste) con una liturgia propria, che si
arricchì nel corso dei secoli di testi famosi,
come la sequenza Veni, Sancte Spiritus e l'inno
Veni, Creator Spiritus.
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PERDONO DEI PECCATI
É il dono che si
riceve quando uno accetta e riceve il Signore
Gesù Cristo* come proprio Salvatore*. É
una condizione che si realizza soltanto ponendo
la fiducia in Cristo. Secondo l'insegnamento di
Cristo e degli Apostoli non ci sono altri mezzi
o opere che possiamo fare per ottenere il
perdono dei nostri peccati.
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Presbitero
Il
presbiterio è la parte della chiesa riservata
agli officianti. Nelle basiliche paleocristiane
il presbiterio è situato di norma nella parte
absidale e separato dalla parte rimanente
dell'edificio dall'altare e da transenne o
plutei. Fu spesso sopraelevato, sia per
sottolineare la sacralità del luogo sia per
rendere ben visibile lo svolgimento delle
funzioni, e al di sotto di esso, specialmente
nel periodo romanico, si aprì la cripta. Quasi
sempre presente in seguito, ebbe particolare
sviluppo nel periodo gotico. È tuttora il nucleo
vitale dell'edificio chiesastico e comprende gli
elementi fondamentali per la prassi liturgica:
altare, cattedra episcopale, banchi o sedili per
i sacerdoti, ambone e, in taluni casi,
schola cantorum.
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PROFETA
Profeta è chiamata
quella persona che svolge la funzione di
portavoce di Dio. Sia nell' Antico Testamento*
che nel Nuovo Testamento* sono scelti
direttamente da Dio e servono da canali della
Parola di Dio per cui parlano ispirati dallo
Spirito Santo.
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Quaresima
La
quaresima è il periodo liturgico di 40 giorni
che la Chiesa celebra in preparazione alla
Pasqua. Decorre dal mercoledì delle Ceneri fino
alla liturgia vespertina del Giovedì santo.
Sviluppatasi attorno al IV sec. sulla base di
una ricca simbologia biblica (i quarant'anni
degli Ebrei nel deserto, i quaranta giorni di
Gesù nel deserto, la predicazione di Giona ai
Niniviti), la quaresima si caratterizzò subito
come tempo di preparazione dei catecumeni al
battesimo di Pasqua, come tempo penitenziale di
preparazione dei penitenti alla solenne
riconciliazione del Giovedì santo e come tempo
per una pratica cristiana più intensa estesa a
tutti i fedeli. Influì, infine, sulla quaresima
la pratica del digiuno, già prassi abituale
della primitiva celebrazione cristiana della
Pasqua. Il tempo di tale digiuno variava da una
comunità all'altra; dopo il IV sec., tuttavia,
per motivi di uniformità anche cronologica con
l'esempio di Gesù, si cominciò a estenderlo per
quaranta giorni consecutivi prima della Pasqua.
Il diverso computo dei giorni di digiuno
quaresimale diede anche origine a una
pre-quaresima, a un'anticipazione cioè di una,
di due o di tre settimane. La riforma del
concilio Vaticano II giudicò inutile perché
anacronistica la pre-quaresima e ritornò all'uso
antico della celebrazione della quaresima di
quaranta giorni, insistendo sulla disposizione
dei fedeli alla celebrazione del mistero
pasquale attraverso l'ascolto più frequente
della Parola di Dio, la preghiera più assidua,
il ricordo o la preparazione al battesimo e la
penitenza. Segni distintivi dell'attuale
celebrazione quaresimale sono il digiuno nel
mercoledì antecedente la quaresima (mercoledì
delle Ceneri) e nei venerdì successivi,
l'omissione del Gloria e dell'Alleluia nella
messa, la presenza di formulari propri e
rinnovati nella liturgia di ogni giorno, la
sospensione della messa il venerdì e il sabato
santo nel rito romano e durante tutti i venerdì
nel rito ambrosiano.
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RAVVEDIMENTO
Ravvedimento
significa cambiare il modo di pensare sul
peccato*, su noi stessi, su Dio e su Cristo*.
Comporta un cambiamento di scelta e di vita. Il
ravvedimento non tocca soltanto la ragione, ma
anche la coscienza. É l'ammissione, da parte del
peccatore, di essere lontano da Dio, perduto e
incapace di uscire da solo dalla situazione di
condanna, senza speranza e di aver bisogno della
grazia di Dio. É un'inversione totale e
significa mettersi dalla parte di Dio, dargli
ragione e condannare se stessi. Il ravvedimento
comprende anche il pentimento, cioè il dolore
per aver peccato, ma è di più perché oltre al
dispiacere di aver peccato genera la decisione
di non peccare più.
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Reliqua
Nell'ambito
del cristianesimo il termine reliquia fu
applicato, a partire dal IV sec., sia ai resti
mortali dei martiri sia ad altri oggetti con
essi in rapporto (strumenti del supplizio, parti
di indumenti ecc.). Il culto delle reliquie
sorse e si sviluppò notevolmente in relazione
alla venerazione delle tombe e dei luoghi di
sacrificio dei martiri. Vari padri della Chiesa
(Eusebio, Cirillo d'Alessandria, Gerolamo,
Agostino) giustificarono la venerazione delle
reliquie come memorie preziose dei confessori
della fede, in contrasto con l'uso magico fatto
a livello popolare. L'uso di staccare parti
delle ossa dei martiri e deporle in cappelle e
altari incominciò in Oriente dove, sotto
l'imperatore Costanzo, fu fatta la solenne
traslazione delle reliquie di san Timoteo (356).
Dall'VIII sec. tale uso venne accolto anche a
Roma e in tutto l'Occidente. Particolare
diffusione ebbe il culto delle reliquie in epoca
medievale, quando i santuari in cui esse
venivano conservate furono meta di grandiosi
pellegrinaggi (celebri i santuari di San Giacomo
di Compostela e di San Nicola di Bari). Nell'XI
sec. si affermò l'uso di emettere il giuramento
feudale sulle reliquie dei santi e, in vari
Ordini monastici, di celebrare la professione
religiosa davanti a esse. Contro il culto delle
reliquie, fonte di abusi per le falsificazioni e
per l'uso spesso superstizioso fattone a livello
popolare, si levarono i riformatori protestanti.
M. Lutero denunziò il culto delle reliquie come
invenzione della Chiesa romana e ne negò il
valore religioso come contrario all'insegnamento
della Sacra Scrittura. Il concilio di Trento ne
riaffermò, invece, la validità e la legittimità,
facendo appello alla tradizione apostolica. Nel
1669, papa Clemente IX affidò la direzione del
culto delle reliquie a una apposita
congregazione, in seguito (1904) riunita con
quella dei Riti. Secondo le norme dell'attuale
legislazione canonica, è permesso il culto
pubblico solo delle reliquie riconosciute
autentiche dalla competente autorità
ecclesiastica.
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RESURREZIONE
La parola significa
ritornare a vivere, ritornare alla vita. Nelle
Sacre Scritture è quasi sempre riferita al
ritorno in vita di una persona e quindi di un
corpo fisico. Solo in pochi passi come in
Efesini 2:6
e
Colossesi 3:1,
si riferisce alla resurrezione dello spirito
dell'uomo. Ci sono diversi tipi di resurrezione:
la resurrezione di un morto che viene portato
alla vita, di nuovo in questa terra, tramite un
miracolo di Dio e che in seguito morirà di
nuovo; la resurrezione finale che realizzeranno
sia i giusti, per ereditare il Regno dei Cieli,
che i malvagi per essere giudicati e condannati
nello Stagno di Fuoco per l'eternità; la
resurrezione che ha realizzato Gesù Cristo, al
terzo giorno dalla sua morte, e che, avendo
ricevuto un corpo incorruttibile, può abitare
nei Cieli*.
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Rosario
Il rosario è la pratica religiosa
cattolica consistente nella recita di quindici
decine di Ave Maria, numerate sulla corona del
rosario, precedute da un Padre nostro e seguite
da un Gloria; dopo ogni decina vengono
intercalate le letture dei misteri (gaudiosi,
dolorosi, gloriosi) inerenti a fatti della vita
di Maria e di Gesù.
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SABATO
È il settimo giorno
della settimana ebraica. Per far ricordare al
Suo popolo la sacralità della creazione, Dio ha
comandato, tramite Mosè*, l'astensione da ogni
lavoro e il riposo corporale. Infatti il sacro
scrittore in Genesi 2:2-3 usa un antropomorfismo
quando scrive che Dio si è riposato il settimo
giorno dall'inizio della creazione.
Effettivamente tutt'ora siamo nel periodo del
settimo giorno di Dio, in quanto tutto quello
che succede nella natura è conseguenza della sua
funzione e non mutamenti o iniziative provocati
da parte di Dio o dal "caso", secondo gli
evoluzionisti. I religiosi e formalisti Giudei*,
al tempo di Gesù*, avevano portato
all'esasperazione l'osservanza del Sabato
tramite divieti permalosi, insignificanti e
inutili, incoerenti con lo scopo della Legge*
stessa, che era quello (come ha detto anche
Gesù) di avvicinare l'uomo a Dio e al suo
prossimo, con dedicazione particolare: nei
confronti di Dio con il culto, nel Tempio* e con
i sacrifici; nei confronti del prossimo con
aiuti, giubilei, condoni ed altro. Anche il
Sabato è una simbologia di Cristo*, in quanto
Dio si è riposato in lui, essendo Cristo stesso
colui che ha adempiuto ogni giustizia e tutto
quello che c'era da fare per riportare l'uomo a
Dio.
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SACERDOTE
É stato il primo
ufficio sacro istituito da Dio alla costituzione
della nazione d' Israele* dopo la liberazione
dall'Egitto per organizzare la vita religiosa ed
i riti. Il suo ruolo era quello di mediatore tra
Dio e l'uomo, basato sull'offerta e
l'immolazione di animali. Nel periodo prima di
Mosè* era una funzione svolta dai Patriarchi*,
per mantenere la relazione con Dio per loro e
per la propria famiglia. Con la venuta di Gesù,
che è stato costituito da Dio stesso come Sommo
Sacerdote, tutti i credenti sono classificati
come Sacerdoti, i quali mantenendo una relazione
costante e reale con Dio, possono intercedere
per gli altri.
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SACRE
SCRITTURE
(Sinonimo di BIBBIA)
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Sacramento
Secondo la
tradizione cristiana specie cattolica alcuni
sacramenti sono stati scelti da Cristo stesso,
che ne ha fatto i suoi "sacramenti", in tutto
sette (battesimo, cresima, penitenza,
Eucaristia, ordine, matrimonio, estrema
unzione). Si distingue allora tra sacramentali
(segni sacri in genere) e sacramenti
propriamente detti. La differenza consiste
essenzialmente nel fatto che il segno sacro è
diventato, per volontà di Cristo (quindi di
Dio), oltre che signum del Dio Salvatore e della
sua salvezza e grazia, anche medium di essa, non
solo signum, ma signum efficax. A simile
elevazione sono disponibili l'acqua, l'olio
(cresima ed estrema unzione), il pane e il vino,
l'amore vero e fedele (matrimonio), pentimento,
confessione e assoluzione.
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Schola Cantorum
Nella
basilica paleocristiana, la schola cantorum è lo
spazio antistante l'altare, riservato ai cantori
o ad altri partecipanti ai riti e delimitato da
recinzione, a pianta rettangolare, a plutei o
transenne, come ad es. in San Clemente e in
Santa Sabina a Roma. Sui due lati longitudinali
del recinto si trovavano, a volte, due balconi
detti amboni a cui si accedeva mediante una
scaletta e da cui si eseguivano le letture e
alcuni canti. Le funzioni, dopo il primo
medioevo, furono trasferite nel coro e nella
cantoria. Dall'inizio della liturgia cattolica,
è detto schola cantorum anche il gruppo dei
cantori e l'istituzione di cui essi facevano
parte
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SALVATORE
Nell' Antico
Testamento* Dio stesso si attribuiva questo
appellativo. Infatti Egli veniva sempre in
soccorso del suo popolo liberandolo dai nemici.
Ora, solo Gesù, con la sua morte espiatoria e
con la sua resurrezione*, è stato costituito e
chiamato cosi dal Padre stesso, perché può
perdonare i peccati* e salvare dalla punizione
eterna tutti coloro che si accostano a lui.
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SALVEZZA
É quella realtà di
Vita Divina* che ha inizio al momento della
conversione, cioè quando la persona accetta Gesù
Cristo come suo Salvatore* e Signore*, e che si
protrae per tutta l'eternità senza essere
condizionata dalla morte fisica*. Include il
Perdono dei peccati* e la Nuova Nascita* come
figlio di Dio*.
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SANTA CENA (vedi
CENA DEL SIGNORE).
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SATANA
(Vedi DIAVOLO)
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SETTA
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"Le
sette".
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SIGNORE
La parola significa
padrone, colui che ha potere sulla vita. Anche
questo appellativo è stato dato da Dio a Suo
Figlio Gesù per confermare la sua totale
autorità su tutti gli uomini, su tutti gli
angeli e su tutti i demoni. Gesù, come
Signore, è stato costituito anche giudice dei
vivi e dei morti.
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Presso gli
antichi Ebrei il tabernacolo era il santuario
portatile contenente le tavole della Legge.
Nella Chiesa cristiana, a partire dal XII sec.,
tabernacolo era detto l'edicola chiusa
contenente l'Eucaristia, inizialmente murata
presso l'altare e successivamente collocata
sopra l'altare stesso (ciborio), disposizione
resa obbligatoria da papa Paolo V nel 1614.
Nella sua forma esterna il tabernacolo può avere
diversa struttura, dovendo però rispettare
alcune norme di base quali quella di avere una
sola porta, di essere illuminato dall'esterno e
di essere coperto da un drappo (conopeo) del
colore liturgico della ricorrenza.
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Talare
Nero per i
sacerdoti, violaceo per i vescovi, rosso per i
cardinali, bianco per il papa, l'abito talare è
portato dal clero cattolico nell'uso quotidiano
e sotto le vesti liturgiche durante l'esercizio
degli uffici. In seguito alle riforme promosse
dal concilio Vaticano II, la veste talare anche
in Italia (dal 1966) è d'obbligo soltanto
durante le azioni liturgiche e pastorali, al di
fuori delle quali è libero l'uso del clergyman.
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TEMPIO
É il luogo sacro
dove Dio si manifesta sulla terra. A
Gerusalemme*, molto tempo prima della venuta di
Gesù, è stato costruito il tempio chiamato "di
Salomone"; distrutto, è stato poi ricostruito a
più riprese. Ora, nel Nuovo Patto, noi credenti,
siamo chiamati il Tempio di Dio perché, essendo
stati purificati dal Sangue di Gesù, conteniamo
lo Spirito Santo (Efesini
2:21-22).
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TERRA
PROMESSA
(Vedi PALESTINA)
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Transustanziazione
La
transustanziazione è un termine introdotto dai
teologi del Medioevo e successivamente recepito
nel linguaggio dei documenti ufficiali del
magistero ecclesiastico fino alla sua
canonizzazione nel decreto sulla Eucaristia del
concilio di Trento, per esprimere nella maniera
più corretta possibile la trasformazione in
virtù della quale il pane e il vino preparati
per l'Eucaristia, divengono, al momento della
consacrazione, il corpo e il sangue di Cristo.
La fede dei cristiani, memori del gesto compiuto
da Gesù nell'ultima cena e obbedienti al suo
invito di rinnovarlo sempre, confessa che,
quando sul pane e sul vino eucaristici vengono
pronunciate dal sacerdote le parole di Gesù, la
potenza creatrice infallibile di quelle parole è
tale che operano la trasformazione che indicano.
I due elementi cessano di essere pane e vino e
diventano quello che sono dichiarati nella
formula-racconto della consacrazione: «Questo è
il mio corpo»; «Questo è il mio sangue». È bene
ricordare che "esprimere" non equivale a
"spiegare".
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L'Unzione
degli infermi é uno dei 7 sacramenti. Nella
prospettiva del Vaticano II, anche il rito per
gli ammalati é stato rinnovato; non si parla più
di Estrema Unzione, quasi un sotterfugio magico
che si appoggia sull'incoscienza agonica del
morente. È un vero e proprio sacramento di aiuto
e sostegno all'ammalato per sopportare il limite
postogli dalla malattia grave ed una
fortificazione del corpo per lottare contro la
malattia stessa con volontà fiduciosa di
guarire, perché la vita é un dono di Dio da
sostenere e desiderare sempre. Questa nuova
ottica si scontra, naturalmente, con lo
scientismo moderno che tende a vedere nella
morte la liberazione da un male definito
irreversibile. Il sacramento dell'Unzione
prevede, quindi, la piena coscienza del soggetto
che la riceve, perché esso si pone sul piano
dell'evento salvifico: "Per questa santa unzione
e la sua piissima misericordia ti aiuti il
Signore con la grazia dello Spirito Santo. Amen.
E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua
bontà ti sollevi. Amen."Questo sacramento ha lo
scopo di conferire una grazia speciale al
cristiano che esperimenta le difficoltà e le
sofferenze della malattia o della vecchiaia; può
essere amministrato anche più di una volta,
secondo l'aggravarsi dello stato di malattia.
Ministro del sacramento é soltanto il sacerdote
che usa l'olio benedetto dal vescovo o dallo
stesso sacerdote celebrante. Nel rito romano
l'unzione é fatta sulle mani e sulla fronte del
malato; nel rito orientale anche su altre parti
del corpo ed é accompagnata da specifica
preghiera; questa ha come effetti: - l'unione
del malato alla Passione di Cristo per il bene
proprio e di tutta la chiesa;- il conforto, la
pace, il coraggio per sopportare cristianamente
il male;- il perdono dei peccati, se non già
ottenuto col sacramento della penitenza;- il
recupero della salute, se ciò giova alla
salvezza spirituale;- la preparazione al
passaggio alla vita eterna. La Chiesa chiede che
l'amministrazione dell'Unzione degli infermi sia
un atto comunitario con la presenza dei
famigliari e congiunti; per il rito non si
chiede arredo particolare: basta una candela
accesa ed una dignitosa apparecchiatura di un
tavolo se ad essa si accompagna, per volontà del
malato, la somministrazione dell'Eucaristia.
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VANGELO
( Vedi anche BUONA NOVELLA)
Vangelo si può anche
riferire agli omonimi libri scritti dai quattro
Evangelisti* in cui descrivono, con sfumature
diverse: la nascita, parte della vita, gli
insegnamenti, la morte e la resurrezione del
Signore Gesù.
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VECCHIO PATTO
É il patto di
alleanza che Dio ha fatto con il popolo
d'Israele*, tramite Mosè*, sul monte Sinai. Nel
patto era stabilita l'ubbidienza del popolo alle
leggi di Dio e la ricompensa di Dio di una vita
prospera e longeva nella terra promessa*. Il
patto è sancito con l'aspersione del sangue di
un agnello sul popolo.
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Veglia
Una veglia di preghiera è una
notte (o buona parte di essa) trascorsa
pregando, in attesa di un evento eccezionale. In
particolare si celebra la veglia di Pasqua tra
la notte del sabato santo e la domenica di
Pasqua.
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Viacrucis
Secondo la
tradizione cristiana la via crucis è il cammino
percorso da Gesù, portando la croce, dal
pretorio, dove venne condannato, fino alla cima
del Calvario, dove fu crocifisso. Già poco dopo
la sua morte, i primi cristiani e molti
pellegrini ripercorsero in penitenza il cammino
di Gesù in quegli stessi luoghi, tuttavia, non
essendo possibile a ogni cristiano recarsi in
Terrasanta, invalse dopo la crociata l'usanza di
far rivivere idealmente la via del Calvario
percorrendo particolari tragitti lungo i quali
vennero poste riproduzioni dei principali
momenti della passione di Cristo. Tale uso,
introdotto dapprima in Spagna, si propagò poi in
Europa per merito dei francescani minori,
venendo queste rappresentazioni chiamate
stazioni, il cui ordine e numero dapprima non
fisso venne verso la fine del XVII sec.
stabilito in quattordici sia sulla via crucis di
Gerusalemme sia negli altri luoghi (si ricordano
in particolare la via crucis del Colosseo a
Roma, eretta nel 1750, quella del Sacro Monte di
Varese e quella di Varallo ecc.).
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VITA DIVINA
É quella condizione
di vita che inizia quando lo spirito di colui
che crede in Gesù viene rigenerato dallo Spirito
Santo, come figlio di Dio. Quando colui che
crede riceve la Salvezza*, entra in
quella realtà spirituale che si protrae sino
nell'eternità.
Z
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