ACCOGLIENZA E ORGANIZZAZIONE

 

INDICE

 Premessa

I  "Fateci posto nei vostri cuori" (2 Cor 7.1-2)
II  La ricchezza della Scrittura riguardo l'accoglienza
II I Le diverse dimensioni dell'accoglienza
 a. Orizzontale

b. Verticale
c. ministeriale
 IV    Indicazioni pratiche riguardo l'accoglienza
 a.in generale

b.accoglienza alla porta
c.accoglienza durante l'incontro di preghiera

d. accoglienza mirata
 V   II ministero dell'organizzazione
 

 

Premessa

Scrivendo alla comunità di Corinto, San Paolo afferma l'esistenza di diversità di carismi, di ministeri e di operazioni per sottolineare che tuttavia uno solo è Dio, come uno solo è il Signore e uno solo è lo Spirito Santo (1 Cor 12,4-6). Come dire: è la SS. Trinità che opera.tutto in tutti.

Questo passo della Scrittura ci è certamente familiare, ma forse è bene riproporlo alla nostra riflessione perché ci aiuti a prendere coscienza che la diversità di carismi, ministeri ed operazioni è quella ricchezza della quale la comunità non può fare a meno.

Ciò affermo perché l'esperienza consolidata in diversi anni di cammino porta a osservare come alcuni ministeri siano talvolta, seppure involontariamente, considerati quasi accessori, appendici di secondaria importanza. Può anche accadere che se ne dia per scontato l'esercizio, quasi fosse un atto dovuto che fa carico solo ad alcuni.

Fermiamoci un attimo a pensare come il sacrificio e la disponibilità di pochi rendono possibile a molti di incontrarsi, nel gruppo, nella Diocesi, nella Regione. Se non ci fosse chi organizza e amministra, se non ci fosse chi accoglie, potremmo svolgere il nostro incontro di preghiera o di formazione, potrebbero tutti gli altri ministeri essere bene esercitati ?

Abbiamo, dunque, ritenuto opportuno unire il ministero dell'organizzazione e quello dell'accoglienza, con l'intenzione di sottolineare l'importanza fondamentale che l'accoglienza riveste per la vita e la crescita di ogni comunità.

L'apertura del cuore, l'accoglienza del fratello che diventa accoglienza di Gesù, la disponibilità all'ascolto e alla comprensione, la fatica di farsi carico dei pesi degli altri, l'accettazione delle differenze, la pazienza ... tutti aspetti che - insieme - cercheremo di approfondire, per crescere insieme in quell'amore fraterno che testimonia la presenza del Signore.

I - "Fateci posto nei vostri cuori" (2 Cor 7,1-2)

Permettetemi di iniziare la nostra conversazione partendo da questa esortazione dell'apostolo Paolo, che auspico possa divenire quasi il programma di ogni gruppo, il centro dal quale si irradia quella accoglienza che costituisce la prima effusione dello Spirito.

Quando i singoli incominciano ad accogliersi, è allora che costituiscono la Chiesa come comunità: questo popolo si costituisce come "popolo di Dio" attraverso l'accoglienza che, si badi bene, non è il semplice radunarsi, darsi la mano, intonare un canto gioioso o stare semplicemente l'uno accanto all'altro.

Quando partecipiamo ad una manifestazione di piazza, ad un corteo, ad una partita di calcio, quando ci rechiamo in un luogo affollato, troveremo soltanto una grande folla, molte persone che vivono una temporanea relazione tra loro, non sigillata dallo Spirito Santo né incentrata su Cristo.

Quando ci raduniamo nel gruppo di preghiera, l'azione dello Spirito Santo tra noi è come l'azione dei sangue nel corpo umano: come quest'ultimo, circolando fra le membra dà loro la vita, così lo Spirito fa sì che abbiamo la grazia in abbondanza. Ma ciò si realizza con la collaborazione di ciascuno di noi, perché ciascuno è chiamato all'accoglienza reciproca sul modello dell'accoglienza realizzata da Cristo.

Ecco perché sarebbe sbagliato pensare che l'accoglienza è un incarico conferito solo ad alcuni membri del gruppo, quasi degli specialisti, e che perciò debba essere esercitata solo da "quelli del ministero".

 

 L'accoglienza è il termometro dell'amore che c'è in una comunità

Tenteremo ora di delineare insieme alcuni tratti salienti di questo ministero che forse nei nostri gruppi non ha più lo smalto dei primi tempi, non ha più la freschezza carismatica di un tempo.

I più anziani ricorderanno che un tempo due carismatici che si incontravano, si salutavano lodando Dio e, dopo avere condiviso le Sue meraviglie, si congedavano benedicendosi. Quanta gioia c'era nella comunicazione delle meraviglie di Dio, quanta accoglienza vera che va oltre il semplice "come stai ?" magari seguito da convenevoli mondani e talvolta, purtroppo, anche da discorsi che non hanno il sapore di Cristo!

II - La ricchezza della Scrittura

La ricchezza che la Scrittura ci consegna riguardo all'accoglienza è davvero grande. ma. per ragioni contingenti, ci è possibile solo trarne solo alcune perle.

•   San Paolo, nella lettera ai Romani 16,16 ci esorta: "Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo". Nell'assemblea ebraica il bacio era segno dell'amore di Dio, del Suo perdono e del perdono offerto ai fratelli attraverso di noi. Dire ai fratelli ti amo e baciarli significava dire loro "Dio ti ama". Ecco dunque che questa realtà visibile del bacio santo rivela una realtà invisibile e dunque assume una valenza sacramentale. II nostro bacio, espressione umana che dice gioia, affetto, fraternità, assume un calore divino nella luce dello Spirito, nella santità dell'abbraccio paterne.

•   Scrivendo ai Corinzi (2 Cor 7,15) lo stesso Paolo ricorda l'accoglienza che essi riservarono a Tito: il suo affetto per voi è cresciuto ricordando come tutti gli avete obbedito e come lo avete accolto con timore e trepidazione". Dalle parole dell'Apostolo, che di questa seconda lettera ai Corinzi sembra avere fatto "la lettera dell'Accoglienza", possiamo dedurre i tratti salienti, lo stile dell'accoglienza:

u   Timore, quasi venerazione per il nostro prossimo

Trepidazione, preoccupazione di intaccare la sensibilità dei fratelli, che si traduce in cura, sollecitudine, affetto nei loro confronti

o Obbedienza

•   Ai Romani San Paolo dirà ancora: Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi (Rm 15,7). E' questo, dunque, il principio fondamentale dell'accoglienza tra gli uomini che sta alla base della vita di ogni gruppo o comunità. Allora ogni comunità viene visibilmente manifestata a Pentecoste sotto il segno e l'azione dello Spirito. ad immagine della Trinità 'à.

La Trinità vive l'integrazione reciproca delle ti tre Persone che salvano la loro individualità nell'unità di un solo Dio. Ogni Persona accoglie pienamente c totalmente l'altra senza confondersi o identificarsi, per cui le tre Persone della Santissima Trinità sono uguali e distinte l'una dall'altra e formano un'unità: ciò è possibile perché Dio è amore assoluto.

•   "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie  me accoglie colui che mi ha mandato" (Mt 10,40) Sono parole che Gesù rivolse agli apostoli e a discepoli e che rivolge a ciascuno dì noi.

E' possibile che esistano tra di noi accoglienze false. distaccate, visibili nel sorriso ma senza corrispondenza nel cuore: ci può capitare di evitare alcuni fratelli, di inasprire le divisioni.

•   A quanti lo hanno accolto ha dato potere    'i diventare figli di Dio (Gv 1, 11-12)

L'accoglienza diventa dunque comunicazione di Dio agli altri, come avviene nel momento in cui Maria ed Elisabetta, accogliendosi vicendevolmente, si comunicano Gesù, ed esultano di quella gioia che esplode nel Magnificat in una lode suprema a Dio.

III - Le diverse dimensioni dell'accoglienza

La prima dimensione dell'accoglienza è quella orizzontale: l'accoglienza cioè che siamo chiamati ad esercitare nelle relazioni interpersonali, con i vicini come con i lontani, nel gruppo di preghiera come in famiglia, al lavoro oppure nel condominio.

Accogliere senza condizioni, senza pretese, fuori da ogni logica di dare e avere, senza paura di perdere la dignità. Vincere l'indifferenza, l'apatia, i pregiudizi, la paura di aprirsi agli altri, in una parola incarnare uno dei comandamenti più difficili: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,39).

Attenzione che anche quando andiamo in Chiesa o al gruppo tutti corriamo il rischio di rimanere isolati, chiusi in un egoismo perbenista !

All'accoglienza verticale sono invece chiamati coloro che sono preposti alla guida di altri, che hanno cioè un ruolo pastorale.

E' quel tipo di accoglienza che si può definire anche pastorale e che deve caratterizzare tutti i Pastorali di Servizio del RnS perché si tratta di un ministero che è strettamente connesso al carisma di autorità e governo.

La Scrittura ci ricorda che ogni autorità, sia temporale che spirituale, è voluta da Dio e merita sempre rispetto e sottomissione. Questa sottomissione, che è uno degli aspetti dell'accoglienza (ricordiamo quanto

San Paolo affermava riguardo l'accoglienza riservata a Tito ... come tutti gli avete obbedito...), nasce quando dal cuore e dall'atteggiamento di un pastore traspare l'amore per le pecore:

"Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura, io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse. lo stesso condurrò le mie pecore al pascolo. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata" (cfr Ez. 34)

All'inizio di qualsiasi incontro, l'atteggiamento proprio di un responsabile è quello di verificare se tutte le pecore sono radunate: un appello fatto con lo sguardo spirituale carico d'amore, non con la lista dei partecipanti, perché tutti i nomi dei fratelli e delle sorelle sono scritti nel cuore (appello silenzioso)

Le pecore assenti. quelle che non sono entrate nel recinto sacro, vanno individuate, rintracciate e incoraggiata soprattutto quando ci si accorge che si stanno smarrendo.

Andare incontro alle pecore ferite significa essere capaci, come il buon samaritano, di scendere da cavallo. entrare in comunione con il fratello, portarlo alla locanda della comunità dove sarà curato.

Fratelli, animatori, responsabili, pastorali, delegati e referenti, passiamo silenziosamente in rassegna nel nastro cuore la lista degli effusionati del nostro gruppo: quanti feriti, smarriti, dispersi, quanti da curare, da riportare alla locanda !

L'accoglienza fatta dal Pastorale di servizio deve avere l'atteggiamento proprio del padre che prende per mano il bambino e lo aiuta a camminare unito a quello proprio della madre che, china su di lui, gli porge da mangiare (maternità e paternità di Dio di cui parlava il Santo Padre Giovanni Paolo I)

Ma la carità più grande richiesta ai Pastorali di Servizio dalla responsabilità del loro impegno di guida in un cammino spirituale è l'ascolto caritatevole dei fratelli.

II Pastorale di Servizio deve diventare sempre più il luogo dell'ascolto, che è la premessa indispensabile di un atteggiamento accogliente.

Se è vero che i Pastorali sono luoghi di decisione e programmazione, di preghiera e di discernimento, e questo è giusto e lodevole, è tuttavia indispensabile che in un Pastorale si ascoltino le istanze. le esigenze e le sofferenze dei fratelli.

Un Pastorale che non si apre all'ascolto dei bisogni è come una stanza al buio nella quale non è possibile intravedere i volti.

La luce particolare che lo Spirito Santo ci dona per poterei prendere cura dei nostri fratelli è quella della carità

Quante difficoltà umane incontriamo nei nostri gruppi. quante incomprensioni !

Chiediamo allo Spirito Santo la libertà del cuore, la capacità dell'ascolto profondo, la pazienza, la comunione intima con i nostri fratelli, la grazia di sperimentare con essi il vincolo perfetto di cui parla San Paolo. Senza di ciò, prima o poi, le difficoltà e le incomprensioni avranno il sopravvento e finiranno per diffondersi e moltiplicarsi, rovinando così tutta la comunità.

Ultima dimensione dell'accoglienza è quella ministeriale che riguarda in maniera diretta la nostra esperienza all'interno dei gruppi, di cui abbiamo fatto cenno in precedenza. Cercheremo adesso di delineare taluni tratti distintivi e di fornire anche qualche indicazione pratica al riguardo.

Anche se tutti i membri del gruppo sono chiamati ad accogliere, è tuttavia essenziale che in ogni gruppo venga esercitato uno specifico servizio. una diaconia, un ministero dell'accoglienza.

Si tratta di un ministero che qualifica il gruppo, che sovente gioca un ruolo decisivo nel determinare la fedeltà degli aderenti. Sono certo che tutti voi possiate testimoniare come il cammino di conversione di molti fratelli abbia avuto inizio da una fraterna accoglienza. Ed ancora, come tanti, tendenzialmente instabili nel cammino di fede, siano stati positivamente stimolati dal fatto di sentirsi accolti nel gruppo.

IV - Indicazioni pratiche

IV a - in generale. La prima indicazione pratica riguarda il senso di quello che andrò a dire nella consapevolezza che nessuno ha delle ricette precostituite o dei modelli da esportare, sempre e comunque -alidi. E poi giova ricordare che se noi pretendessimo di avere sempre la soluzione giusta a portata di mano, non lasceremmo alcuna possibilità di intervento allo Spirito Santo. E' mio desiderio fornire un modesto contributo, frutto di riflessioni ed esperienze maturate, senza scopo alcuno al di fuori di quello di servire il Signore ed i fratelli.

Il primo passo necessario per avviare i fratelli all'esercizio del servizio di accoglienza consiste nel verificarne le qualità umane. E' certo che persone introverse, che fanno fatica a comunicare e a relazionarsi con il prossimo, fratelli o sorelle con gravi problemi personali che li rendono tristi e poco propensi al sorrisa, sono poco predisposti per tale servizio.

Ci siamo chiesti perché coloro che creano i messaggi pubblicitari che ci bombardano ogni giorno, invogliandoci ad acquistare di tutto, ricorrono alla bellezza estetica, scegliendo di mostrare solo belle

ragazze ? La risposte molto semplice. Al contrario, le doti richieste a chi esercita l'accoglienza riguardano non tanto !a bellezza estetica quanto piuttosto la trasparenza del volto, perché la bellezza di un figlio di Dio lascia intravedere la bellezza di Dio e i doni della pace e della gioia, frutto dello Spirito Santo. Dunque: cordialità, buone maniere, viso aperto e gioioso che sa sorridere, disponibilità e pazienza.

Colui che accoglie deve essere consapevole di poter incontrare persone di ogni genere, soggetti esigenti e difficili, tristi o stanchi, persone simpatiche o meno, riservate o troppo espansive. Ecco perché si richiede che chi accoglie possegga un elevato dominio di sé, un'alta capacità di controllarsi, senza lasciarsi mai prendere la mano.

è il Cristo che è in noi che accoglie il Cristo che è nel prossimo

E' lo Spirito che crea in noi il volto, il cuore, le mani, la forza di Gesù. Se non sappiamo dipendere da Dio, certamente falliremo. Del resto, in ogni ufficio che si compie, nell'esercizio di qualunque ministero, l'energia, la gioia e la pace, la pazienza e la mitezza vanno richieste a Dio. Perciò, ancor più in questo ministero, è indispensabile che chi accoglie si prepari adeguatamente in preghiera.

IV b - accoglienza alla porta. La prima accoglienza. come è noto, è quella che si riceve alla porta, e giova ricordare - anche se ciò potrebbe apparire scontato o superfluo - che spesso essa è determinante, specie per chi viene a contatto per la prima volta con un gruppo di RnS.

Quali, allora, gli atteggiamenti consigliati ?

1. Presentarsi: è bello accogliere una persona comunicando il proprio nome e chiedendole il suo; questo stabilisce, senza traumi e in maniera delicata, un primo contatto.

2.  Porgere la mano. E' un gesto di accoglienza che non può creare nell'altro alcuna difficoltà, perché si usa anche nel mondo, a condizione che la stretta non sia troppo prolungata, tanto da far pensare ad una cattura" !

3.  Cercare lo sguardo, San Marco ci ricorda che quando Gesù incontrò il giovane ricco "fissatolo, lo amò". Allora, cercare lo sguardo della persona che si accoglie e donarle il nostro sguardo è segno di attenzione, di considerazione, di amore. Ricordiamo che, poiché uno sguardo comunica la luce di Cristo, porta uno squarcio di luce nel cuore di una persona triste e ripiegata su se stessa.

4. Dare una parola di benvenuto nel nome del Signore, Quando un nuovo fratello si presenta al nostro incontro, non ci è dato conoscere chi o cosa lo abbia spinto a venire: forse è stato invitato, forse ha sentito parlare di un nuovo modo di pregare, oppure è stato incuriosito dalla novità, forse e in cerca di guarigione o liberazione, magari dopo aver girovagato fra maghi e cartomanti con il risultato di sentirsi spiritualmente depresso ed economicamente alleggerito.

In ogni caso, la prudenza e la delicatezza sono d'obbligo, per cui va sempre accolto con frasi di benvenuto come "Ti accogliamo con gioia" oppure Benvenuto nella casa del Signore" o ancora "E' una gioia averti con noi questa sera. Ciò che è importante è mettere nel suo cuore una parola che lo faccia sentire a suo agio e lo stimoli a rimanere e a ritornare.

Che cosa, di contro, è opportuno non fare:

1. Identificare e classificare subito il nuovo arrivato. Domande del tipo: "Hai dei problemi ?", “Stai 'ai male ?" o espressioni come "Ma tu hai bisogno d'aiuto... rischiano di allontanare, di creare nell'altro una barriera difensiva perché non tutti sono disposti ad ammettere, di fronte ad estranei ed al primo incontro, di trovarsi in difficoltà.

2.  Subissarlo di baci ed abbracci. Anche se è vero che i gesti di affettuosità hanno un valore molto grande altrettanto vero che, all'inizio di una relazione fraterna, dobbiamo sentirci impegnati ad un grande affetto per gli altri, perché potrebbero trovarsi in difficoltà di fronte al contatto fisico, forse a causa dei complessi che si portano dentro.

3.  Trattenerlo troppo a lungo sulla porta. Non è necessario catechizzare subito chi è venuto una sola volta, senza lasciargli neppure il tempo di rendersi conto del luogo in cui si trova. Il come si  accoglie consiste nel farlo entrare nel "recinto sacro": dopo egli incontrerà il Signore ricco di grazia,

IV c - accoglienza durante la preghiera. Alla prima accoglienza alla porta segue l'accoglienza durante l’incontro di preghiera, solitamente collocata nel momento iniziale.

Anche se. ripeto, non esiste un preciso formulario, il momento iniziale di preghiera non sarà solo un banale alternarsi di canti allegri e gioiosi con qualche Alleluia, bensì un tempo prezioso per sciogliere il cuore nella semplicità, per chiudere gli occhi sui pesi e gli affanni che spesso non si riesce a lasciare fuori.

Ogni fratello vale un cuore, non una sedia   occupata

Saranno perciò adatti alcuni canti semplici, accompagnati da gestualità, da abbracci di accoglienza, da scambio di pace, ma senza trascurare quelle esercitazioni profetiche che lo Spirito suggerirà e che

sicuramente raggiungeranno il cuore del fratello e lo faranno agevolmente entrare nella relazione di reciprocità, per cui inizierà a fondersi nella comunità. Frasi brevi. messaggi essenziali, non lunghi insegnamenti o dotte omelie. segni dell'accoglienza di Cristo tramite noi che sovente diventa la chiave di immediate guarigioni spirituali e di insperate consolazioni.

IV d - accoglienza mirata. Ultimo accenno desidero fare all'accoglienza mirata, a quella cioè che va oltre la prima elementare dimensione. Può accadere di trovarsi di fronte a persone che hanno seri problemi, che vivono lontani da Dio, che seno arrabbiate con Lui. che approdano ai nostri gruppi dopo una serie di esperienze negative che lasciano il segno. In questi casi. è necessario fare ricorso a tutta la delicatezza e la sensibilità. evitando comportamenti errati, come. ad esempio, quello di legare le persone a noi stessi.

Bisogna sempre legare le persone a Cristo Gesù. assumendo l'atteggiamento di Giovanni Battista che, davanti a Gesù. afferma "lo devo diminuire e Lui crescere (Gv 3,30). Il Battista ci insegna !n maniera esemplare come scomparire una volta esaurito il proprio ruolo

In casi come questi, il proprio ruolo richiede di indirizzare la persona ai responsabili, al sacerdote, ai membri del Pastorale di Servizio, ad un fratello anziano. E' necessario evitare di accentrare su di sé decisioni o comportamenti sostitutivi dei responsabili, di assumere ruoli non propri del servizio.

V. Il ministero dell'organizzazione

L'ultima parte del nostro incontro è dedicata a qualche riflessione sul ministero dell'organizzazione che mi piace immaginare come l'anima silenziosa ed invisibile dei nostri incontri. di preghiera e di formazione, dei nostri convegni, di ogni occasione che veda riunita la comunità carismatica.

Si tratta di un ministero che fa da supporto a tutti gli altri e che. forse proprio per la sua denominazione. potrebbe essere ritenuto da qualcuno inutile, o addirittura dannoso perché sottrarrebbe spazio alla libertà dello Spirito,

Ma tutti sappiamo bene che libertà dello Spirito non vuole per nulla significare disordine. anzi è vero proprio il contrario. giacché un'assemblea composta, ordinata e attenta consentirà certamente allo Spirito Santo maggiori possibilità di intervento. perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace" dirà Paolo ai Corinzi (1 Cor 14,33). E poco più avanti. al versetto 40, Paolo conclude esortando che tutto avvenga decorosamente e con ordine'.

Ora è certo che, grazie a Dio. in tanti anni di cammino abbiamo maturato una preziosa esperienza anche in questo ministero, per cui cercherò di riassumere brevemente alcune caratteristiche fondamentali del suo esercizio in tre espressioni:

1   attenzione ai bisogni dei fratelli

2   flessibilità di impiego

3.  presenza attiva e discreta

Un ministero attento al bisogni del fratelli riesce a prevenire le esigenze. individuandole ancora prima che vengano esplicitate e non si fa trovare impreparato di fronte ad esse.

E' poi indispensabile che la struttura del ministero sia flessibile per adattarsi alle varie richieste di intervento. Sarebbe opportuno poter disporre di un nucleo stabile e affidabile di fratelli che insieme percorrono un itinerario di crescita spirituale nel servizio e che. stando insieme. possano accogliersi reciprocamente, conoscersi meglio, per essere poi in grado di intendersi con un semplice sguardo, cori una parola con un gesto.

Un suggerimento programmare incontri periodici di preghiera. di formazione e condivisione. non limitare gli incontri solo ed esclusivamente in funzione del servizio da espletare per quella determinata occasione.

A questo gruppo di "fedelissimi è necessario che si aggiungano poi. nelle occasioni di particolare impegno, quegli aiuti indispensabili, quelle braccia forti che ciascun gruppo vorrà generosamente donare. La terza caratteristica riguarda la necessità che il servizio pur essendo ben visibile e riconoscibile. costituisca una presenza attiva e discreta. silenziosa ed attenta, mai invasiva o ingombrante e chiassosa. Tentiamo ora di individuare insieme alcune qualità indispensabili da valutare prima di avviare i fratelli all'esercizio di questo ministero:

1.  una grande disponibilità al sacrificio

2.  una non comune dose di pazienza

3   una adeguata resistenza alle fatiche fisiche

4   una predisposizione ad attuare puntualmente le indicazioni ricevute.

Coloro che sono chiamati a svolgere un servizio d'ordine o di assistenza sanno che la loro partecipazione all'incontro deve necessariamente passare in secondo piano rispetto alle necessità del servizio ai fratelli, sanno che difficilmente potranno avere un posto a sedere quando ci sono fratelli in piedi. sanno di dover fare ricorso a tutte le doti di pazienza ed accoglienza per convincere i fratelli ad un comportamento. più che per imporlo.

Da ultimo, appare necessario ricordare che un'organizzazione può risultare funzionale solo se ciascuno sarà in grado di eseguire il compito affidatogli, senza personali interpretazioni e soprattutto senza l'assunzione di autonome decisioni difformi da quelle fornite dal responsabile.

A questo punto a conclusione delle nostre riflessioni, non è possibile tacere su un punto che mi appare decisivo se si vuole realizzare in ogni realtà, a qualunque livello, un servizio sempre più accogliente e funzionale.

Avverto la necessità di esortare ogni responsabile ad avviare nel proprio gruppo. una capillare opera di sensibilizzazione dei fratelli, per creare quella che vorrei definire la cultura dell'obbedienza', Ni pare che su questo piano siamo chiamati a crescere e di molto,

la riuscita, il buon andamento di ogni incontro dipende soprattutto dalla mia personale Collaborazione cori i fratelli addetti al servizio.

Non è forse vero che nei nostri gruppi esiste una diffusa "allergia all'obbedienza alle indicazioni che ci vengono dai fratelli del servizio ?

Non voglio dilungarmi su questo aspetto, ma quante volte si assiste. per esempio, in occasione di Convegni anche molto partecipati (vedi Rimini), all'occupazione di cinquanta posti a sedere da parte del capogruppo, che sembra avere moltiplicato per l'occasione ogni tipo di oggetto ed indumento per riservare i posti ai fratelli del "suo" gruppo !. E guai se l'addetto al servizio osa fargli qualche osservazione ! Però a conclusione dell'incontro, magari le lamentele sul "servizio che non funziona" si sprecano !

E solo un piccolo esempio. e non giova certo fare un lungo elenco, ma occorre che ci aiutiamo vicendevolmente a realizzare nella quotidianità il difficile comandamento dell'amore, partendo da quella accoglienza che diventerà vera ed autentica a misura del nostro personale impegno fatto di preghiera, di quotidiano incontro con Gesù, immagine e modello ispiratore di ogni nostro comportamento.

Alleluia.