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CENACOLO,
LUOGO DI EFFUSIONE DELLO SPIRITO SANTO |
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Prologo
Il tema di questa tre giorni dei pastorali diocesani è il cenacolo, luogo di effusione dello Spirito Santo.
Il Rinnovamento nello Spirito Santo parte dall’esperienza dei gruppi che ci hanno fatto riscoprire il battesimo, la preghiera di lode, il dono dello Spirito Santo ed incontrare Gesù come amico, fratello, Signore e Salvatore della nostra vita.
Gli organismi pastorali, a tutti i livelli, non sono luoghi di esperienza né di evangelizzazione. Hanno motivo di esistere in quanto costituiti per aiutare a far crescere i gruppi e trasmettere, nelle nostre diocesi, la grazia del Rinnovamento nello Spirito Santo.
L’azione pastorale dei comitati: nazionale, regionale e diocesani se non si riversa nei pastorali dei gruppi si svuota di ogni significato perché è fine a se stessa.
Uno sguardo al presente
La convocazione di tutti i pastorali diocesani in questo luogo, all’inizio del mandato, si giustifica nella consapevolezza di essere chiamati tutti a riscoprire il senso dell’amicizia in Gesù, al di sopra di ogni ministero ed esercizio carismatico.Questa luce il Signore l’ha messa nel mio cuore, immediatamente dopo l’elezione e, oggi, sento di doverla trasmettere a tutti voi perché possiate fare lo stesso con i consigli pastorali dei gruppi delle vostre diocesi di appartenenza. Che il Signore ci conceda, in questi tre giorni, di riscoprire il senso dell’amicizia in Gesù e, lasciando questo posto, ognuno possa ripetere: “ come è bello e gioioso che i fratelli stiano insieme”( Sl 133) Come è vero che noi siamo sposa di Cristo, in quanto chiesa, sue membra in quanto corpo “carne della sua carne, osso delle sue ossa”( Gn.2,23) Gesù, userà con noi la stessa espressione di un coniuge che ripete all’altro “ che ci sta succedendo?”
Gesù lo ripete a noi per farlo sentire a tutto il Rinnovamento di Sicilia…… Che ci sta succedendo Rinnovamento di Sicilia? Cosa risponderemo a questa richiesta d’amore? sapremo rispondere come Pietro? “Signore tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”(Gv.21,17) O abbasseremo lo sguardo senza rispondere? Ma, se ci ha chiamati in questo luogo, non permetterà che ce ne ritorniamo senza aver risposto. Questa è dunque la convocazione pastorale della risposta.
La risposta dovrà sgorgare dal cuore e non dalla mente, come le prime due risposte di Pietro. Sicuramente il Signore ci darà più tempo per riflettere, forse a qualcuno di noi ha già fatto ieri la prima richiesta d’amore….” Mi ami tu….. insisterà ancora oggi per la seconda richiesta….. mi ami tu…… e concluderà domani per la terza volta……Mi ami tu…. se alla terza richiesta risponderemo con AGAPAO con il cuore…. ci sentiremo ripetere….” pasci le mie pecorelle”( Gv.21,17) Allora la nostra sarà stata realmente una elezione per GRAZIA. L’elezione per Grazia è chiamata divina in grado di fornirci i mezzi necessari per accompagnare il nostro ministero pastorale con segni e prodigi, proprio come accadeva alla prima comunità cristiana di Gerusalemme. CHE CI STA SUCCEDENDO RINNOVAMENTO? Dove hai lasciato la gioia, perché non sento più battere il tuo cuore come nel giorno della tua fanciullezza? Perché non sento più per le strade di Gerusalemme le grida dei fanciulli e le danze delle ragazze che precedono le carovane nel giorno della grande festa? All’inizio del nostro mandato, il primo compito che il Signore ci affida è quello di dare coraggio al gregge che ci è stato affidato, quindi a tutto il popolo del Rinnovamento di Sicilia perché possa riprendere la strada del ritorno “ alla gioia”. Siate animatori contagiosi di gioia! Com’è potuto accadere questo al popolo della gioia? La risposta sta dentro di noi, nel nostro cuore pronto ad accogliere il mondo e a respingere la grazia. P. Matteo ci ha ripetuto continuamente, in questi ultimi anni, una profezia “ Il mondo è entrato nei nostri gruppi” se il nemico entra in città è segno che le sentinelle sono distratte, si sono addormentate perché si sono lasciate attrarre dai piaceri della carne che portano sonnolenza. La Parola di Dio ci raggiunge, in questo luogo, con questo richiamo: “Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio”.(Ap.3.2) Chi ci tiene sobri è lo Spirito Santo che mette nel cuore il desiderio di pregare e di ascoltare la Parola di Dio. “ La sobria brezza dello Spirito” ci Ricorda P. Cantalamessa. “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue”.(At.20.28) e ancora: “Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie”.(Col.4.2) Queste sentinelle siamo noi, chiamati dal Signore a pascere le sue pecore. Forse abbiamo invertito le priorità del nostro ministero? Gli apostoli della prima comunità di Gerusalemme, continuamente distratti dalle numerose cose da fare e tra queste il servizio agli orfani e alle vedove, risposero: “ Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola” ( At.6,2-4 )
Il problema sta proprio qui, quando facciamo nostre le cose che non ci appartengono e deleghiamo altri a fare le nostre cose. Noi, con tutto ciò che c’è da fare, sicuramente ad una richiesta analoga a quella fatta agli apostoli risponderemmo in questo modo: “ Non è giusto che trascuriamo l’aspetto tecnico ed organizzativo, cercate dunque, fratelli tra di voi, pieni di Spirito e di saggezza ai quali noi affideremo la preghiera e l’ascolto della parola. La pastoralità non può essere delegata ed il compito primario di ogni pastore è l’ascolto della Parola, la Preghiera, la frazione del pane e l’unione fraterna ( At.2,42) Queste cose ci tengono svegli e fanno di noi profeti e sentinelle: “ Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d'Israele”.( Ez.3.16) Quando ci viene chiesto di pregare per qualcuno, ci rivolgiamo al ministero della preghiera di intercessione. Non che questo non debba essere fatto… la preghiera del ministero d’intercessione si aggiunge alla nostra…. La nostra preghiera è forte ed efficace essa riesce a smuovere le montagne…(Mt.17.20) essa è come un forcone che fa smuovere Dio dal trono di giustizia a quello di misericordia…. la preghiera dei pastori è quella di Gesù e, quando chiedi, lo fai con l’autorità del figlio che tocca il cuore del Padre Tante situazioni di morte, tanti cadaveri da tempo attendono di sentire la voce del pastore per sperimentare la libertà della risurrezione, proprio come Lazzaro.(Gv.12.17) Liberiamo i nostri gruppi dalle bende che legano le membra che li immobilizzano che non permettono alle braccia di sollevarsi al cielo per invocare lo Spirito Santo. L’importante è la consapevolezza che ogni pastore deve avere circa l’esercizio del proprio ministero. Il primo versetto del cap. 3 del libro dell’Esodo, in una premessa che tante volte sfugge alla nostra meditazione, troviamo chi siamo, cosa siamo tenuti a fare e come dobbiamo farlo: “ Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro ,suo suocero,sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto.” Il pastore è colui che è sempre consapevole che il gregge che gli è stato affidato non è suo e che lui stesso fa parte del gregge! Guai se lo dimentichiamo, non siamo stati noi a dare la vita per la redenzione di questo popolo ma Gesù. E’ risaputo che il Rinnovamento nello Spirito Santo è stato costituito come corrente di grazia per la Chiesa e nella Chiesa per rinnovarla. Quando questa profezia si realizzerà, il Rinnovamento non avrà più motivo di esistere perché non si riuscirà più a notare alcuna differenza tra un’assemblea e l’altra. Tutti si esprimeranno con la stessa gioia e sotto l’azione dello Spirito Santo che guiderà la preghiera. Stavo aggiungendo con gli stessi canti ma mi sono trattenuto in tempo perché i canti, da tanto tempo sono entrati nella chiesa…. forse l’unica cosa che è entrata… e lo dico con un po’ di amarezza. Se il nostro cammino non mostra fratelli convertiti che danno testimonianza con la loro vita, se non suscita nella gente la SANTA INVIDIA e fa esclamare: Guarda come si amano…. lasciamo che sia la Chiesa, come ha sempre fatto e continuerà a fare, a rinnovare noi. Il 15 Marzo si celebra la festa del ringraziamento perché abbiamo ottenuto il riconoscimento e siamo diventati movimento ecclesiale. C’è veramente da ringraziare il Signore se la Chiesa ci ha accolti, lo ha fatto perché è madre e come ogni madre non può non accogliere i suoi figli. Quest’accoglienza ha sanato tante ferite ma costituisce un impegno serio da non sottovalutare e, nel contempo ci garantisce nell’esercizio pastorale e carismatico attraverso una continua effusione di Spirito Santo che solo chi vive in comunione con la sposa di Cristo, riesce ad ottenere. Spesso ci dimentichiamo che lo Spirito Santo non lo abbiamo ricevuto nel Rinnovamento nello Spirito ma nella Chiesa, nel giorno del nostro battesimo. Abbiamo acquisito troppa confidenza, troppa sicurezza sia nell’esercizio pastorale che carismatico. Abbiamo già la risposta sempre pronta, non sentiamo il bisogno di invocare lo Spirito Santo che ci da la luce del discernimento. Dobbiamo acquisire il senso del timor di Dio, toglierci i sandali e scoprire un nuovo modo di avvicinarci al “Roveto ardente” e quando parliamo con un fratello del Signore o delle cose che a Lui appartengono, prima riflettiamo. A tal proposito vi voglio raccontare un fatto realmente accaduto in occasione di un pellegrinaggio in Terra Santa, fatto con i giovani. Ci trovavamo nel deserto, accompagnati dai fratelli di Cana di Galilea che stavano facendo anche loro il cammino di Rinnovamento, decidemmo di trascorrere la notte nel deserto di Giuda e, quindi, ci mettemmo alla ricerca di un posto idoneo per accamparci. Scorgemmo una tribu’ di nomadi che si era appena accampata poco più avanti alla località dove si trovavamo noi e chiedemmo a quello che ci sembrava il loro capo, il permesso di accamparci vicino a loro. Gli chiesi da dove venissero e mi risposero “ da casa nostra” gli chiesi ancora dove erano diretti e mi risposero: “ a casa nostra” Pensavo tra me, “ Ma quante case possiedono?” Mi fu svelato subito il segreto, i nomadi del deserto di Giuda considerano casa loro tutto il deserto ( 80x60 Km) pertanto i loro spostamenti avvengono sempre entro quest’area, quindi non escono mai di casa! Come sarebbe bello se anche noi togliessimo tutte le barriere dell’inimicizia e i confini territoriali anche all’interno dei nostri gruppi ed organismi pastorali, considerando tutta la Sicilia, casa nostra…… Giosuè, nella spartizione della terra promessa, non concesse i monti alle tribù d’Israele, anche se ricadevano nel territorio loro assegnato, perché li considerava luoghi d’incontro di Dio con gli uomini. Ed il luogo della preghiera non può appartenere ad alcuno ma a tutti. I nostri organismi, gruppi, diocesi sono luoghi dove Dio incontra il suo popolo, dunque non appartengono a nessuno ma sono patrimonio spirituale di tutto il Rinnovamento di Sicilia. Se questo progetto non lo realizza la Chiesa, realizziamolo almeno noi. Torniamo al racconto del saggio, la seconda domanda che feci a quell’anziana persona di cui non sono mai riuscito ad immaginare la sua età, poteva avere dai sessanta agli ottanta o addirittura ai novant’anni ma quello che mi colpì era la brillantezza dei suoi occhi che lasciavano trasparire saggezza e sapienza,verteva sulla sua dichiarata fede islamica. A questo punto si ammutolì e la cosa si fece per me davvero imbarazzante, credo di essere arrossito, meno male che era notte… dopo una lunga pausa, che a me sembrò un’eternità, mi disse: “ Ho scavato dentro di me ed ora ti rispondo” A questo punto fu lui a rivolgermi una domanda sulla mia fede cristiana. Stavo già rispondendo quando mi sfiora il braccio e trattenendo la risposta che stavo già dando mi dice: “ ma prima di rispondermi, scava dentro di te” Non ci crederete ma quella risposta meditata, scavata dentro, più completa e stranamente sapiente, ma comunque completamente diversa rispetto a quella che istintivamente stavo dando senza riflettere. Noi abbiamo sempre la risposta pronta… quante risposte improvvisate. Se ci ricordassimo che le nostre risposte spesso implicano dei cambiamenti di vita o delle decisioni di vita, forse scaveremmo dentro di noi per chiedere al saggio che è dentro ciascuno di noi che è lo Spirito Santo, il consiglio giusto. I responsabili sono la mano del saggio che sa frenare le risposte istintive.. quelle che fanno male.. quelle che allontanano i fratelli dai gruppi. Siate la mano del saggio! Usate tutta l’autorità,se necessario. Amicizia, paternità spirituale, accoglienza non significa concedere sempre tutto. L’amore certe volte si esprime con un no, se questo è per il bene! Troppa sicurezza anche nell’esercizio carismatico Siamo collegati con la CASA CELESTE con un telefono impostato nella modalità multifrequenza, non fai in tempo a schiacciare l’ultimo numero che già il telefono squilla dalla parte opposta. Non facciamo in tempo ad invocare il dono dello Spirito Santo che già, abbiamo la risposta. L’organismo pastorale, a tutti i livelli, non è il PRONTO SOCCORSO delle regioni, dei pastorali diocesani e dei gruppi, esso ha motivo si esistere se promuove la grazia del Rinnovamento e i carismi se accompagna amorevolmente i fratelli nel cammino di santità ed incoraggia l’esercizio carismatico. Il Rinnovamento nello Spirito non è nel Comitato Nazionale, ne in quello Regionale, né in quello Diocesano, né nei pastorali dei gruppi esso è nel gruppo. Se le iniziative di promozione e crescita dei vari organismi, non arrivano ai gruppi, non servono a nulla!
DOVE ABBIAMO INCONTRATO IL SIGNORE? DOVE ABBIAMO FATTO LA PRIMA ESPERIENZA CARISMATICA?
Nel gruppo o nel pastorale? Il cenacolo è luogo di effusione di Spirito Santo. Oggi non si sente più parlare di EFFUSIONE SPONTANEA perché? Perché i gruppi soffrono di debolezza carismatica.. la preghiera ha perduto la forza dello Spirito Santo perché lo si attende dall’alto senza il desiderio dal basso. Lo Spirito Santo plana sui gruppi e va alla ricerca di cuori che lo desiderano, cuori grati e occhi pieni di stupore!
UNO SGUARDO AVANTI Considerate, ciò che è stato detto fino a questo momento, un’esortazione pastorale fatta con il cuore non sentitela come un rimprovero o attribuzione di responsabilità. Quanto detto lo ritengo utile per guardare avanti. Anche i profeti d’Israele usavano lo stesso metodo. Se non si guarda il passato, non si può valutare il presente e non si possono fissare delle mete.
E’ certo che, per ristabilire l’ordine originale non esiste una formula magica ma ogni cosa va affrontata con umiltà e alto senso di responsabilità sapendo che non siamo stati chiamati a gestire cose umane ma divine.
Il popolo d’Israele perde di vista la propria identità perchè si era abituato alla terra, alla libertà, costruiva case su case e considerava tutto dovuto e non più dono gratuito di Dio, allora viene allontanato dal bene, viene mandato in schiavitù a Babilonia. Solo quando è privato del bene ne scopre la grande ricchezza e la gratuità, ed esclama: “ Come cantare i canti di Sion in terra straniera? Se ti dimentico Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato” ( Sl.137,4) e chiedono a Dio che conceda loro di ritornare presto nel deserto per riscoprire la propria identità “ Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i torrenti del Negheb” ( Sl. 126,4) Consideriamoci spinti dallo Spirito Santo nel deserto, in questo periodo di quaresima del 2004, per discutere sulla nostra identità. Ristabiliamo i nostri rapporti personali nell’amicizia e nel rispetto reciproco, facendo nostre l’esortazione dell’Apostolo Paolo: ”Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. ( Ef.4,1-3)
Questo messaggio è già un programma di vita e comunitario, per realizzarlo occorre un itinerario interiore di vita spirituale, pregare ed invocare il dono dello Spirito Santo. Mi piace ricordare quanto ci ha detto, in occasione del primo incontro di Comitato regionale, P. Giovanni Nobile, era andato per un consiglio da un suo saggio ed anziano confratello. Dopo avere esposto a lui il suo problema, l’anziano gli risponde “ Quante volte al giorno invochi lo Spirito Santo” e P. Giovanni, pensando di stupirlo risponde: “ Non meno di quindici o venti volte al giorno”e L’altro risponde:” Se non lo farai per lo meno più di cento volte al giorno non è sufficiente” Se questa stessa domanda dovesse essere rivolta a noi?
Il primo percorso interiore sta nella valutazione dei nostri comportamenti, la morale cristiana ci insegna che spesso nella vita del credente c’è difformità tra comportamento ed atteggiamento. Si può avere un comportamento moralmente retto ed un atteggiamento moralmente sbagliato e viceversa . Chi è stato chiamato a servire il Signore deve esaminarsi attentamente e conformarsi di conseguenza. Il risultato di questo percorso sarà la trasformazione in uomini spirituali che pensano, agiscono ed operano sotto l’azione dello Spirito Santo. Troppe volte, nelle nostre catechesi portiamo esempi di Santi, non che questo sia un male anzi sono degli esempi da seguire, ma è arrivato il momento di portare esempi di NUOVI SANTI della SANTITA’ DI VITA nostra e dei nostri fratelli. La testimonianza non si limiti a quei pochi fatti straordinari che ci hanno fatto incontrare il Signore, vivendo per il resto della nostra vita spirituale, di rendita! La testimonianza è quella di ogni giorno e se siamo deboli e non riusciamo ricorriamo ai fratelli alla loro preghiera, rientriamo nel cenacolo che è luogo di effusione di Spirito Santo. Cerchiamo occasioni opportune ed inopportune per pregare, ricordandoci che DUE CHE PREGANO DIVENTANO TRE CHE SI AMANO E LA TERZA PERSONA NON è un personaggio scomodo come succede spesso nelle relazioni di coppia. Il terzo è colui che trasforma la nostra vita e da un senso ad essa è il terzo che non apre bocca se non con la bibbia è il Verbo di Dio che consegna la Parola di vita eterna, che si mostra VIA, VERITA’ E VITA.
Torniamo ad essere padri DIDASCALOS che comunicano la bellezza e riescono a far vedere ai fratelli solo le cose belle. Un giorno due amici, stavano attraversando un alto ponte, era inverno e quasi piovigginava, sotto il ponte scorreva un fiume, le sue acque erano torbide ed agitate. Ad un certo punto uno dei due si ferma ed esclama “ Che bei pesci colorati e felici ci sono in quel fiume” e l’altro pensando che l’amico fosse impazzito risponde” Con le acque torbide e a quest’altezza, come fai a vedere i pesci colorati e felici?” e l’amico esclama: Quando gli occhi sono belli, riescono a vedere belle tutte le cose!” Chiediamo in prestito a Gesù i suoi occhi perché anche noi vogliamo vedere belle tutte le cose. Gli occhi di Gesù hanno il potere di farci vedere solo le cose belle! Signore effondi lo spirito di Bellezza su questi miei fratelli perché vedano le cose buone e rendano grazie al Padre nostro che è nei cieli. Una raccomandazione finale
Promuoviamo l’amicizia, il rispetto reciproco, il servizio gratuito, presentiamo ogni giorno al Signore tutti i fratelli che il Signore ci ha affidato, pregando il Padre Celeste perchè li preservi da ogni male.
Gli incontri dei pastorali diocesani siano cenacoli di preghiera più che riunioni organizzative perchè il Signore Gesù non faccia mai mancare la sua assistenza attraverso una continua effusione del suo Santo Spirito e ci confermi nel nostro ministero di grazia, Alleluja.
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