IDENTITA’   ED   APPARTENENZA

NEL Rinnovamento nello Spirito Santo

 

   Parlare di identità può sembrare parlare di due cose sganciate ma vedremo che i due significati hanno dei punti di contatto.

IDENTITA’ è quel complesso dei dati caratteristici e fondamentali che consentono l’individuazione (noi tutti abbiamo la carta di identità).

                     

APPARTENENZA è la partecipazione o dipendenza attiva e riconosciuta nei confronti di una comunità o famiglia.

   Allora il RnS ha una sua identità intrinseca che noi non possiamo toccare, ma noi la possiamo mettere in risalto , fare rilucere come si fa con un gioiello a cui teniamo o offuscare. Come?

   Con la nostra falsa appartenenza: Se da figli ci comportiamo male noi andremo ad offuscare l’identità di nostro padre ,della nostra famiglia.

   Giovanni Paolo II nel ’98 , anno dedicato allo Spirito Santo, ci ha detto :

Quando dice Siete un movimento ecclesiale, si riferisce alla nostra identità:

Quando afferma Appartenete ad un movimento ecclesiale, indica , invece la modalità attraverso cui si deve esprimere la nostra identità, il nostro specifico cammino.

Ma  Cosa è il RnS ?

Io credo che la più bella definizione l’abbia data Giovanni Paolo II :

   Il Rinnovamento nello Spirito – ha detto Papa Wojtyla – può considerarsi un dono speciale dello Spirito alla Chiesa di questo nostro tempo.

   Nato nella Chiesa e per la Chiesa il vostro è un movimento nel quale alla luce del Vangelo si fa esperienza dell’incontro vivo con Gesù, di fedeltà a Dio nella preghiera personale e comunitaria, di ascolto fiducioso della Sua Parola, di riscoperta vitale dei sacramenti, ma anche di coraggio nelle prove e di speranza nelle tribolazioni. (rileggiamo)

 

     In queste parole si sente tutta la sapienza che viene dallo Spirito.

Questo è il Rinnovamento un’esperienza che rimette in cammino.

   Quello poi che noi abbiamo cercato di codificare in modo molto povero, ma essenziale, è quello che la chiesa, nel discernimento della conferenza episcopale italiana ci ha dato: il Rinnovamento come cammino di fede e non un’esperienza spirituale sui generis, disancorata dall’approfondimento, dalla crescita.

   E’ questo il Rinnovamento che dobbiamo servire.

Ma ritornando a noi ,è difficile parlare di identità ed appartenenza perché nella loro semplicità le due cose si intersecano.

   Il RnS ha una sua identità come triplice dimensione:

Realtà spirituale (corrente di grazia) primato dello Spirito, riscoperta della vita interiore.

Organizzata :Associazione di fedeli

In movimento:  (movimento ecclesiale): testimonianza del Vangelo.

    Il RnS prima che il movimento dello Spirito nella Chiesa e nel mondo, è l’avvento dello Spirito con la sua potenza di grazia e di rinnovamento in me, in noi (non si entra nel RnS ma è il RnS che entra in noi diceva il Cardinale L. Suenens).

   Il RnS è opera di Dio non di mano d’uomo è:

Noi diamo un’immagine di identità al RnS e questa certe volte,anzi, nella maggior parte delle volte è un’immagine errata nella modalità di intendere il RnS:

Inesatta : Appuntamento settimanale per “la mia gioia”; esperienza vissuta individualmente e ai margini della Chiesa; gruppi di preghiera“devozionale”.

Incompleta : Un insieme di gruppi di preghiera “fine a se stessi”, senza impegno ecclesiale e sociale.

  Mentre la modalità adeguata è: che non si entra nel Rinnovamento ma è il rinnovamento che entra in noi.

  Per identità intendiamo la specificità,la fisionomia del RnS, che si esplicita attraverso modalità proprie che rendono possibile l’esperienza dello Spirito,come ad esempio il Seminario di Vita Nuova, la preghiera comunitaria carismatica, l’esercizio dei carismi, la gestualità, l’annuncio kerigmatico della parola di Dio, l’accoglienza, l’animazione il canto etc. etc…

   Questi sono tutti segni che contraddistinguono il RnS.

Ma se questi segni contraddistinguono l’identità il pericolo maggiore è il sentirsi sicuri di averne acquisito pienamente l’identità, di essere sempre e infallibilmente nella verità,senza avvertire l’esigenza di una profonda verifica e di un fraterno confronto.

   L’arte del discernimento si affina sempre più quando non diamo nulla per scontato, ma cerchiamo di esaminare ogni cosa.

   Infatti tra idue estremi “Non spegnete lo Spirito” (1Ts 5,19) e “Non prestate fede ad ogni aspirazione” (1Gv 4,1), troviamo “ Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono (1Ts 5,21).

   Perciò l’identità del RnS non può e non deve identificarsi soltanto con la preghiera comunitaria,con i carismi, con le nuove forme  di evangelizzazione, con i canti, le guarigioni etc… poiché questi, dice Sebastiano Fascetta, sono soltanto strumenti, mezzi che consentono di raggiungere il fine: LA VITA NUOVA IN CRISTO.

   L’identità del RnS si identifica in un’esperienza globale, radicale, personale ed ecclesiale della Signoria di Dio: è questa la vera identità;

Globale perché coinvolge tutta la nostra struttura umana, psicologica, razionale, affettiva ,spirituale,sociale;

Radicale perché richiede una sincera profonda ed integrale consegna della propria vita alla Signoria di Dio;

Personale  perché è determinante e fondamentale il coinvolgimento libero e permanente da parte del soggetto;

Ecclesiale perché è all’interno dello spazio comunitario,relazionale e sacramentale, che si sperimenta la presenza permanente ed efficace della signoria di Dio.

   E’ questa l’identità del RnS quello di essere una corrente di grazia suscitata dallo Spirito Santo per un ritorno dei battezzati all’essenza della vita cristiana, al cuore del Vangelo, della carità,della vita ecclesiale, contro ogni forma di devozionalismo, spiritualismo,sincretismo,materialismo che depotenzia e sminuisce il germe di vita nuova ricevuto sin dal battesimo;ed è in questa ottica che l’identità del RnS si esplicita attraverso vie nuove suggerite dallo Spirito.

   La preghiera di effusione riporta all’essenzialità della fede,della speranza e della carità, determina un nuovo amore per la Chiesa e la Parola, la preghiera di lode in particolare, l’Eucarestia e i sacramenti in genere; suscita una nuova disponibilità per la missione, l’evangelizzazione, attraverso l’accoglienza e l’esercizio dei carismi.

   La distinzione sopra citata, circa l’esperienza oggettiva e soggettiva, ci aiuta a meglio comprendere il discorso sull’identità del RnS; vi è infatti una

identità oggettiva che attesta la vocazione originaria del RnS, che permane nel tempo, e non può essere condizionata o confusa con nessuna forma privata o soggettiva d’intendere l’esperienza carismatica (ripensiamo al relativismo di cui ha parlato Benedetto XVI).

   Tale identità oggettiva deve essere, poi, assunta dal soggetto attraverso un cammino di appartenenza al RnS, nel rispetto dei tempi e dei momenti particolari.

   Questa assunzione di identità cioè questa appartenenza esige un cammino graduale e un consequenziale accompagnamento spirituale affinché nella graduale assunzione dell’identità del RnS, l’esperienza e la signoria di Dio vengano sempre più personalizzate, interiorizzate, concretizzate nella propria esistenza senza comunque snaturare quella che è l’identità intrinseca del RnS.

  Ecco che l’appartenenza al RnS non può dipendere dal fatto che sia trascorso un dato tempo dalla presenza nel gruppo e dall’effusione, (permanenza non è sinonimo di appartenenza) ma che si abbia fatto una reale assunzione dell’identità del RnS.

   E poco fa dicevo che gli anziani debbono sempre interrogarsi perché è loro compito trasmettere e vigilare affinché venga assunta quest’identità oggettiva e sviluppata così appieno l’appartenenza.

   Tre sono le componenti che non possono mancare nella nostra testimonianza di animatori: aspetto carismatico, pastorale e ministeriale.

  Stiamo vivendo la responsabilità affidataci maturando e formandoci in questa direzione?

  Ma semplificando:

C’è appartenenza quando si vive l’accoglienza sincera e intensa dei fratelli e delle sorelle che il Signore come dono prezioso ci ha posto accanto.

  I primi doni che il Signore consegna ad ognuno di noi sono proprio i fratelli e le sorelle.

   Non c’è appartenenza se ci preoccupiamo di accogliere , custodire e usare i carismi e ci dimentichiamo di accogliere in sincerità i fratelli.

   Non c’è appartenenza se si vive in atteggiamento di invidia di antipatia,anche la nostra preghiera diventa vana e resta inascoltata.

   Non c’è appartenenza se non si vive la cultura di Pentecoste.

C’è appartenenza quando non si vive di nostalgia ma si fa memoria del passato ,si vive nel presente con lo sguardo proiettato al futuro.

   C’è appartenenza se si sceglie il RnS e ciò significa non essere distratto da mille altre proposte ecclesiali che  “giustificano” il  “non avere tempo “ per il gruppo.

  C’è appartenenza se si prega con gioia; e purtroppo si vedono certe facce da funerale. (Fil 1 , 4-6) .

  C’è appartenenza se si prega gli uni per gli altri (Gc 5,16) e noi vediamo solo noi stessi e i nostri bisogni.

   C’è appartenenza se si prega con fiducia (Sir 7,10) e noi siamo pieni di dubbi e di paure.

   C’è appartenenza se si è tutti concordi (un cuore solo) e non si è discordi e divisi.

   C’è appartenenza quando la nostra fede non è ridotta a costume, a consuetudine ad esperienza puramente emotiva; il RnS non è un movimento di nostalgici sentimentali o di romantici canterini dice S. Martinez.

   C’è appartenenza quando la nostra fede viene irrobustita dalla formazione, perché se manca la formazione la nostra fede muore o rimane devozionale, altro che carismatica.

   C’è appartenenza quando la nostra fede va coltivata,aiutata a crescere,sia a livello personale che comunitario.

   Ma che significa coltivare la fede e aiutarla a crescere?

Significa fare e coltivare la formazione, soprattutto attraverso la conoscenza della Parola.

   Non c’è appartenenza senza formazione.

La vita dell’uomo e dell’uomo spirituale è come un campo: Va sempre arato seminato ,sarchiato, falciato; perché le erbacce, che sempre cresceranno, non soffochino il seme buono.

   Così è della formazione: non si fa una volta per tutte, ma va coltivata sia a livello personale che comunitario.

   C’è appartenenza se si vive nell’obbedienza:un pastorale che prega e fa discernimento fa la volontà dello Spirito perciò a qualunque sua decisione si deve obbedienza.

   C’è appartenenza se non c’è critica; qualunque critica al di fuori della sede appropriata viene dal maligno.

   Ma ora vorrei chiudere ed essendo, per mia natura, molto pratico  , come credo di esserlo stato finora vorrei mostrare un segno di appartenenza al RnS (d’altronde  lo vediamo nei vangeli l’importanza data ai segni)  e l’dea mi è venuta leggendo la  nostra rivista  dove ho trovato scritto che l’essere abbonato alla rivista è un segno di appartenenza  perché ci tiene in comunione  non sto dicendo in comunicazione e ci fa parlare lo stesso linguaggio non ci uniforma bensì ci unisce .        AMEN !   ALLELUJA !