La testimonianza di Alessia  RnS

 

Nell’ottobre del 2001 il tribunale della mia coscienza, aveva emesso per me una sentenza irrevocabile di condanna. Dovevo uccidermi.

E ho scelto il mezzo più feroce che avevo a disposizione. Ho preso il fucile da caccia di mio padre. L’ho caricato. Ho premuto il grilletto…

Uno sparo. Poi più niente. Mi sono risvegliata in un letto di ospedale, molti giorni dopo, dolorante, sofferente, confusa… In ospedale sono rimasta per tre lunghi mesi. Un periodo che è servito a curare, a rimarginare non solo le ferite del mio corpo, quanto quelle ancora più profonde e dolorose che avevo nell’animo, nello spirito. È in quel periodo che ho cominciato a credere negli angeli. È in quel periodo che ho vissuto profondamente la riconciliazione con Dio… Io l’ho visto negli sguardi di mia madre, nell’affetto di mio padre, nei sorrisi dei miei amici e dei miei parenti, negli scherzi di mia sorella, nelle attenzioni dei medici, degli infermieri…

Io prima della conversione, ero una ragazza che pretendeva di essere perfetta come figlia, fidanzata, sorella, studentessa. La mia vita era programmata fin nei minimi particolari. Avevo tutto sotto controllo. Ma non mi rendevo conto di vivere in una gabbia d’oro che non lasciava spazio alle emozioni, alla spontaneità. E non appena qualche crepa si è aperta in questa struttura artificiosa, mi si sono presentati i problemi.

Di giorno continuavo ad essere inappuntabile, di sera invece andavo a divertirmi, spesso di nascosto, per sentirmi libera nel senso sbagliato del termine. Questo doveva avere un effetto appagante, in realtà alla lunga mi ha portato ad uno stato di profonda depressione e alla convinzione sempre più radicata di dovermi uccidere.

È stato in ospedale che ho sentito per la prima volta lo sguardo del Signore e ho capito che c’era sempre stato, ma non avevo avuto occhi per vederlo. Il periodo della mia degenza è stato molto lungo e travagliato, ma non ero più da sola. Non lo ero mai stata. Era solo che non sapevo pregare. Da quel momento ho capito come rivolgermi a Dio e avevo chi pregava per me.

Oggi sono qui a raccontare la mia storia, a testimoniare la grandezza del Signore che oltre ad avermi salvato nel corpo e nello spirito, mi ha fatto il dono meraviglioso di mettermi accanto Antonio.

Lo sposerò tra una settimana.

ALESSIA