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MINISTRI DEL CANTO: UN POPOLO DI ADORATORI
(Fabrizio Scicali) |
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Negli ultimi vent'anni sembra che il Signore stia facendo una cosa straordinaria e cioè sta aprendo lo scrigno del suo tesoro per offrirci nuovi doni: nuove pietre preziose da aggiungere ai gioielli della Chiesa: la sua sposa. Da questi tesori credo che più significativi siano la musica la lode e il canto. Il Signore è follemente innamorato di noi come Chiesa, di noi come sposa, egli ci ama non per quello che facciamo, per quello che possiamo produrre, non perché siamo più bravi degli altri o perché siamo più simpatici: il signore ci ama per quello che siamo. Il Signore ci ama ora, qui, nella situazione in cui ci troviamo con un amore incondizionato. I padri della Chiesa dicono che come figli di Adamo noi meritavamo la condanna eterna, ma uniti nel figlio e resi Chiesa, abbiamo ricevuto la veste nuziale, siamo la sposa. Naturalmente tutto questa grazia, non potevamo meritarla ma ci è stato donato solo ed unicamente per grazia, Dio ci ama perché ci conosce profondamente così come siamo: animatori della preghiera e del canto con i nostri problemi che le nostre debolezze. Il Signore ci ama così come siamo fatti, Lui che è Dio di immensa bontà. Il Tesoro che il Signore sta elargendo negli ultimi anni dicevamo, e in particolare al Rinnovamento nello Spirito è quello della lode e dell'adorazione. Chi vuole entrare nel pieno possesso di questa benedizione, di questa grazia che il Signore vuole donare alla sua sposa, che è la Chiesa, chi vuole entrare nella gioia, deve comprendere che la radice della lode sta nella nostra santità. La radice della nostra animazione della musica del canto è molto profonda; le radici stanno nella nostra spiritualità, nelle nostre motivazioni, nella purezza delle nostre intenzioni, nella nostra santità di vita, nel nostro scegliere il Signore in modo assoluto, definitivo: una consacrazione totale a Gesù come Signore. Queste premesse sono fondamentali per costruire quell'edificio spirituale sul quale poggiano i nostri ministeri. Nessuno si immagini che basta andare al gruppo di preghiera e conoscere tutti canti del libretto " Dio della mia lode ", alzare le mani, applaudire per essere diventato un animatore. L'adorazione che vogliamo dare al signore attraverso il nostro ministero, comincia nel segreto del nostro cuore, nel silenzio, nella sofferenza, nel sacrificio. L'adorazione che noi dobbiamo a Dio comincia nel segreto della nostra camera, come ci ricorda Gesù nel Vangelo. L'adorazione comincia in mezzo alle prove ed alle difficoltà , lì dove ci sono problemi, dove abbiamo difficoltà ad accettare la volontà di Dio, anche davanti a problemi di salute fisica; è necessario che sacrifici di ringraziamento e di lode salgano a Dio in totale abbandono e docilità di cuore. Allora comincia la vera adorazione che Dio si aspetta da noi. Il ministero dell'adorazione, della lode, della musica e del canto ha inizio non quando noi cominciamo a crescere, a diventare importanti, ad assumere atteggiamenti da animatore, ma quando cominciamo morire. Chi segue Cristo è " un uomo morto ". Quando ai tempi di Gesù si vedeva qualcuno caricato da una croce che passava fuori dalle mura di Gerusalemme, ancora vivo, con un pezzo di legno sulle spalle, tutta la popolazione pensava che era già un uomo finito: quell'uomo non aveva un domani. Gesù, riferendosi alla croce, ai suoi discepoli, ha detto: " se qualcuno vuol venire dietro me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua " ( MT 16,24 ). Fratelli, chi vuol seguire Gesù in questo cammino, deve necessariamente morire se vuole vivere. Dobbiamo morire a noi stessi; è questo ciò che Dio gradisce. Se il nostro cuore non è ancora spezzato, rotto, aperto, sacrificato per offrire a Dio un' adorazione pura, tutto quello che offriamo, il nostro canto, le nostre musiche, i nostri strumenti musicali sono soltanto ed esclusivamente esteriorità, preghiere vuote, belle canzoni spirituali ma non vera adorazione. Sono esecuzioni materiali! Persino una liturgia perfetta o un incontro di preghiera possono diventare esteriorità, ritualismo, fariseismo. La vera adorazione profuma, e l'unico profumo che può uscire dalla nostra vita come animatori è quello della santità.
Dobbiamo essere santi se vogliamo essere adoratori! Ma il Signore non ci
dice: " siate santi cd arrangiatevi ", altrimenti diremmo, come Pietro: " se
le Cose stanno così, con tutti i peccati e le difficoltà che abbiano, chi ci
potrà salvare Signore? (Matteo 19,25); ma il Signore ci dice: Il Signore ci dice che abbiamo la possibilità di essere santi proprio come lui è Santo.
II salmista, a proposito di coloro che amministrano nella casa del
Signore, dice:
Chi dimorerà sui tuo santo monte?
c non lancia insulto al suo vicino. Anche se giura a suo danno, non cambia: presta denaro senza fare usura. e non accetta doni contro l'innocente. Colui che agisce in questo nodo resterà saldo per sempre " ( salino 15,1-5 ). Non possiamo stare alla presenza (lei Signore ed amministrare i suoi doni, i suoi tesori, se non abbiamo realmente realizzato la presenza di Dio in noi, se non gli abbiamo dedicato la nostra vìta, la nostra esistenza. non abbiamo consacrato totalmente la nostra vita lui se non lo abbiamo riconosciuto come nostro Signore e Salvatore. Nessuno può immaginare di potere officiare nella casa di Dio qualsiasi ministero, ed avere un'immagine distorta di Dio. Un'idea non giusta di Dio. o crearsi un Dio la propria inimagine. Questa è saggezza che non vìcne dall'alto. ma è bassa, come dice San Giacomo nella sua lettera al capitolo 3, ed è carnale, sensuale, diabolica. Nessuno in pratica pensi di poter usare la bocca per lodare il signore nel suo tempio e poi. 1Lori dalla chiesa, utilizzare lo stesso veicolo per linguaggi e non si addicono ad un vero animatore e ad un vero adoratore. San Giacomo afferma:
" E' dalla stessa bocca che esce benedizione e nttdedizionc. Non dev'essere
così, fratelli miei! Forse la sorgente può far sporgare dallo stesso getto
acqua dolce e amara? Può forse un fico produrre olive o una vite produrrc
fichi'?" Parlando delle radici di questa santità il signore ci dice che nessuno può avere abitudini disoneste nella sua vita e poi pretendere di far salire profumo alla presenza di Dio, come un vero adoratore. San Paolo ai Corinzi, dice: "non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: nè immorali, nè idolatri, ne adulteri, ne effeminati, ne sodomiti, né ladri, né avari, nè ubriaconi, nè maldicenti, nè rapaci erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio! " ( 1 Corinzi 6,9-11 ). Dio ci chiede di mettere ordine nella nostra vita prima di poter cominciare a parlare di un ministero del canto e San Paolo, a questo proposito, ammonisce severamente la chiesa di Corinto: " io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete partecipare alla mensa del signore e alla mensa dei demoni ". E ancora: " Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione da un fedele e un'infedele? Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e riparatevi, dice il Signore, non toccate nulla di impuro ". ( 2 Corinti 6,14-17) Quindi ci troviamo a dover fare necessariamente una scelta: se vogliamo essere ministri nella casa di Dio, perché il nostro è un ministero, inevitabilmente noi dobbiamo operare una separazione, un taglio radicale con tutto ciò che fa ancora parte della vecchia vita, perché c'è incompatibilità tra il tempio di Dio e ciò che non lo è, altrimenti potremmo produrre solo quello che Gesù stesso chiama fariseismo. Il Signore ci chiede di vegliare sulla nostra condotta. " Beati puri di cuore, perché vedranno Dio " ( Matteo 5,8 ) vogliamo incontrare Dio? Dobbiamo desiderare un incontro personale con lui, e non solo desiderarlo, ma approfittare anche di ogni occasione per un incontro, per un faccia a faccia con lui, come lo hanno avuto tutti grandi pastori del popolo di Dio, come Giosuè (Gs 5,13), Mosè (ES 3), Abramo (Gen 12,1 ss), come tutti i profeti, come Isaia (IS 6, 1), come Giovanni nell'Apocalisse: un incontro personale con Dio (Ap 1,17 ss). Ma proprio per un attimo vogliamo soffermarci sull'incontro di Mosè, per non incorrere nel suo stesso errore; Mosè si era lanciato con tanto ardore per vedere il roveto ardente, avrebbe avuto il piacere di sentirsi dire: " grazie che sei venuto! ". E invece ascolta quella voce che gli dice: " non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi perché il luogo sul quale tu stai è terra Santa ". In effetti quando l'uomo si lascia trascinare dal desiderio di ricerca, egli crede di possedere già le cose che cerca e le possiede, in qualche maniera, attraverso la sua conoscenza; è così che finisce con l'inserire i fenomeni religiosi che vive, e quindi anche l'attività divina, nel proprio quadro mentale. Questo processo è inevitabile. Noi infatti non possiamo capire le cose se non partendo da un quadro mentale che già possediamo e rapportandole ad esso. Mosè con tutto il suo ardore cercava di fare la stessa cosa: di vedere, cioè, quel fenomeno del roveto ardente come inquadrato nella sua visuale di Dio, della storia e della presenza di Dio nella storia. E allora Dio gli dice: " Mosè, così non va! Levati sandali, perché non si viene a me per assorbirmi; non sei tu a dover integrare me nella tua sintesi personale, sono io, che voglio integrare te nel mio progetto. Questo è il significato del levarsi sandali e di quell'avvicinarsi titubante, come quando si cammina sulle pietre senza scarpe, incerti; è l'incertezza dell'uomo che si chiede: " che cosa mi capiterà? ". Il fatto è che nella disponibilità al ministero di Dio non si può entrare marciando trionfalmente. A questo punto Mosè capisce cos'è l'iniziativa divina. Non è lui che cerca Dio e quindi non deve andare a trovarlo in luoghi purificati e santi; è Dio che cerca Mosè e lo cerca là dov'è. E il luogo dove si trova Mosè, qualunque esso sia, fosse anche un luogo miserabile, abbandonato... quello è terra Santa, lì è la presenza di Dio, lì la gloria di Dio si manifesta. Dio in qualche modo ha scelto dei conduttori (animatori ), e come per i conduttori e i profeti che abbiamo citato prima, prima di inviarli li ha preparati attraverso un incontro personale con Lui, analogamente dobbiamo fare anche noi questa esperienza. Ci devono essere adoratori puri nel rinnovamento, degni di stare alla presenza dell'Agnello di Dio. Gli animatori della musica e della preghiera devono diventare l'icona di quello che sono la lode e la musica in cielo. I nostri fratelli devono poter vedere in questi adoratori occhi trasparenti, puri, motivazioni pure, come quelle acque limpide e pure di cui pirla Giovanni nell'Apocalisse, che rallegrano la città del trono di Dio, che è la lode e l'adorazione dei redenti. Come animatori non possiamo nascondere motivazioni impure cioè non possiamo avvalerci di questo ministero per fini umani, perché solo chi possiede occhi e cuore puro avrà la capacità di vedere e incontrare Dio. Le tecniche musicali e della preghiera aiutano ma non sostituiscono, ne possono cambiare la nostra oggettiva situazione spirituale; se noi abbiamo un cuore diviso, che non conosce Dio e che non ha fatto la sua scelta radicale, se non abbiamo un cuore puro e dedicato al Signore, i nostri canti, la nostra preghiera non saranno puri ne'graditi a Dio, allora varrà anche per noi il monito del profeta che dice: " io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni... lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo! " (Amos 5,21-23 ). La chiesa è piena di adoratori, ma il Signore vuole adoratori puri, adoratori che lo conoscano nella purezza, che partecipino agli incontri di preghiera con un cuore solo dedicato a lui, persone dalla cui vita salga verso il suo trono un profumo di corpi offerti in sacrificio vivente e santo a Lui; è questo il culto gradito a Dio ( Apocalisse 8,3-4 ). Il Signore desidera pensieri totalmente presi in lui, consacrati a lui, sentimenti ed emozioni che abbiano una un'identificazione totale, completa in lui. Questo il lavoro che ognuno di noi deve compiere nella propria vita, e che lo Spirito Santo solo fino a un certo punto può fare, perché alla fine siamo noi, con la nostra volontà, che decidiamo se permetterGli di lavorarci, di plasmarci, di usarci; allora anche i nostri suoni di gioia, i nostri canti, i nostri strumenti musicali, le nostre preghiere saranno davanti al trono dell'agnello puro immacolato di Dio, come quel fiume che passa e con i suoi rivoli, attraversandola, rallegra la città di Dio, la Gerusalemme spirituale, la Sion sua sposa, che è la Chiesa ( Apocalisse 22,1-2). Alleluia
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